L’ultimo arrivato e la legge dell’asticella

Articoli a 2,5 euro. Massimo Mantellini pare sia sorpreso per questo tipo di retribuzioni offerte ai giovani neolaureati. Eppure in ambito giornalistico sono anni che vengono denunciati abusi di ogni tipo e che si lotta per previdenza e assistenza.

Ifj-europeUna retribuzione senza parametri adeguati a) all’esperienza (conoscenza e competenza); b) al costo della vita; c) alle spese di produzione non rimborsate; d) alla tipologia di collaborazione [co.co.[x]., lavoro “one shot“, casuale, minimo di pezzi garantiti e spese pagate, ecc.] produce due effetti negativi piuttosto deleteri: 1) dumping sociale e professionale; 2) sfruttamento.

Questo indipendentemente dalla scelta individuale. In molti casi [per un momento di gloria, un viaggio pagato negli States, un invito a parlare in pubblico, due tramezzini mi è parso di capire li chiamasse qualcuno in Rete ecc.] si fa tutto questo e altro senza perderci, è vero, ma si accettano regole – e qui sta il nodo – che indirettamente scaricano gli effetti negativi su terze parti.

La legge dell’asticella

La ricordava Anna Soru di ACTA in un recente incontro con Sergio Bologna. Chi svolge un’attività indipendente conosce il problema: esiste una linea di confine molto sottile nelle quotazioni per il lavoro intellettuale autonomo. Quando si abbassa l’asticella che segna il proprio valore di mercato, la si abbassa per tutte le persone che svolgono lo stesso lavoro. Certo esiste la competenza, l’esperienza ecc. Bla bla bla. Ma in un Paese così poco meritocratico, verso quale livello tende ogni volta la gaussiana secondo voi? I liberisti diranno: è la concorrenza, bello! Già, ma esiste pur sempre un limite oltrepassato il quale si fa dumping sociale. E che sta ben al di sopra di 2,5 euro a pezzo.

[Detto tra parentesi. La questione della cosiddetta gratuità, la logica del dono e compagnia briscola non sono esenti, di conseguenza, da effetti indesiderati là dove esistono profitti (ovvero sul lavoro di chi fa le stesse cose professionalmente) che però finora ancora nessuno ha avuto il coraggio di affrontare. E non sto parlando di open source, ma di professioni].

Nell’ambito del lavoro dipendente la problematica trova una replica, per esempio, nel contesto degli stage “fuori controllo” (= falsi tirocini, non retribuiti), come denuncia la stessa Unione Europea. Sono un danno incredibile per chi è in cerca di un primo impiego. Nel giornalismo l’aggravante si gioca sulla promessa di notorietà. L’accredito, il valore d’archivio (nel CV, per esempio), il “link” in senso più ampio possibile. Banale quanto efficace.

C’è, però, qualcosa di profondamente sbagliato nel volere eludere le regole di mercato [= retribuzioni equivalenti al lavoro svolto], uscendo dalla finestra, per investire su se stessi con la mera finalità di rientrare poi dalla porta, semplicemente perché si abbassa il valore del lavoro a cui si aspira. O con cui banalmente ci si confronta. E’ alquanto stupido fare volontariato per società che hanno uno scopo preciso, ovvero fare profitti.

A 24 anni è (quasi) comprensibile che nessuno ci abbia avvisato: che cosa ne sappiamo? Ma dopo anni di esperienze nel mondo del lavoro (pubblico o privato che sia) è consigliabile non svendere il proprio talento. Per una regola di buon senso, ma anche per ragioni di cui puoi fregartene oggi, ma che riguarderanno presto, con il diffondersi di un’economia della conoscenza, se non te, sicuramente tuo figlio.

Ultima modifica: 2008-02-04T18:14:54+01:00 Autore: Dario Banfi

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