La lente sfocata di Grillo sulla Legge Biagi

Questi sono i miei 5 cents sul video dedicato alla Legge Biagi e proiettato da Grillo davanti a 300.000 persone nelle piazze d’Italia durante il V-Day.

Qualche premessa:

1) al di là delle evidenti inesattezze della presentazione pubblica e di una pessima introduzione, il libro “Schiavi Moderni” resta una raccolta importante e insostituibile di testimonianze sul lavoro ai nostri tempi;

2) i miei 5 cents riguardano le slide sul lavoro, non il V-Day, le cui finalità ultime (ovvero la sottoscrizione di una proposta di legge popolare) condivido;

3) non ho apprezzato la reazione scomposta nei confronti del giuslavorista Ichino durante il V-Day. Il caso è leggermente complicato [riassumo]: a) Ichino scrive un articolo sul Corriere della Sera (15 agosto) in cui fa due cose: I) sfida Grillo a dimostrare che anche una sola delle storie raccontate nel libro sia dovuta alla Legge Biagi e non piuttosto a un suo uso distorto; II) cita alcune frasi di un articolo del Corriere di Bologna che parla tra l’altro di un arresto di Grillo mai avvenuto [un vero falso d’autore]. b) Grillo risponde con una denuncia per diffamazione contro il Corriere della Sera (lo dichiara pubblicamante nel post del 18 agosto); c) rincara poi la dose apertamente dal palco, in questo modo (come riporta la cronaca del V-Day del giorno seguente):

[..] Ichino che mi hai dato del terrorista citando un articolo falso, non scritto da me, sul Corriere della Sera, mi senti? Ti ho invitato, ma non ti vedo. Ti dico allora una sola parola: “Vaffanculo!” Ci sono più di cinque milioni di precari in Italia, vogliamo fare finta di niente? Aspettare che arrivino a dieci milioni, venti milioni? C’è una verità che nessuno vuole dire: manca il lavoro. E se manca il lavoro allora arrivano le leggi che regolarizzano il precariato. Perchè i ragazzi non hanno scelta. O quello, o emigrare. Se ci fosse un vero mercato del lavoro le leggi sul precariato sarebbero ignorate. Le imprese farebbero carte false per assumere un ingegnere, un tecnico.

Al di là dell’opportunità per una controdenuncia per diffamazione, come si può intuire c’è molta confusione in queste affermazioni: 1) la cifra di 5 milioni è falsa (parlammo qui di una quantificazione del precariato in Italia) se riferita ai soli precari, vera se somma anche i lavoratori in nero; 2) inoltre, se una “legge regolarizza un precario” allora vuol dire che il lavoro c’è: si confonde la regolarizzazione (magari da un lavoro nero o inquadrato male) prevista con la Legge Biagi con la natura “precarizzante” di una Legge/Contratto che consente di iterare strumentalmente un lavoro o inquadrarlo male. Grillo considera la Legge 30 soltanto della seconda specie e questo non è del tutto corretto; 3) “se ci fosse un vero mercato del lavoro” significa per Grillo “se l’offerta fosse più forte della domanda“: ma in quale Paese del mondo questo avviene? Azzerare questo dato reale vuole dire ignorare (ahimé) in quale contesto ci troviamo.

4) lungi da me difendere la Legge Biagi as is. Credo, invece, nell’analisi di dettaglio e nelle graduali rettifiche degli elementi di distorsione che contiene. Non è una scatola chiusa su cui mettere facilmente dei bollini e chi lo fa, sapendo quanto è complessa tale normativa [qualcuno sa, per esempio, che contiene indicazioni su sistemi di monitoraggio del Mercato, sulle garanzie per non trovarci con cani e porci a fare intermediazione di lavoro, sulla certificazione di qualità di una professione, sugli incentivi per i lavoratori svantaggiati?], lo fa per motivi politici. Attenzione, dunque, a distinguere la finalità politica – tra l’altro non estranea neppure a chi ha definito tecnicamente questa Legge o fa comitati promotori per la sua salvaguardia – dall’efficacia di uno strumento legislativo che va preso articolo per articolo.

5) per cortesia, smettiamola di spostare forzosamente la discussione sulla figura di Marco Biagi, visto che su di lui nulla è stato detto al V-Day: è una sconcezza politica.

SCHIAVI MODERNI – La presentazione del V-DAY
Alcune note per una discussione aperta

Slide Legge Biagi proiettata da Beppe Grillo al V-Day

Falso. Se per eccesso indentificassimo la categoria dei precari con chi ha un contratto a termine “involontario” (non ha cioè altra scelta), occasionale, a progetto, co.co.co. o Partita IVA derivante da trasformazione forzosa da altri contratti, occorerebbe ricordare che questa molteplicità non HA NULLA A CHE FARE CON LA LEGGE BIAGI. Il contratto a termine esisteva anche prima e così altre forme di rapporto lavorativo. Altra cosa: il lavoro non può essere automaticamante trasformato in progetto a tempo! Chi applica male i Co.co.pro rischia di vedere trasformato il rapporto a tempo indeterminato (Art. 69 L.30/2003). Quanto alla retribuzione sanno tutti che non sono le Leggi a determinarne il corrispettivo.

Slide Legge Biagi proiettata da Beppe Grillo al V-Day

Tutto diventa progetto: vedi sopra. A onor del vero bisogna anche dire che là dove è stato applicato in maniera selvaggia (call center) è proprio grazie alla Legge Biagi che si è resa possibile una regolarizzazione e l’iniziativa governativa di riallineamento e stabilizzazione indicata in Finanziaria. Sulle Partite IVA, è vero, sono aumentate dopo lo “scioglimento” dei Co.co.co e nel mondo dell’edilizia. Per alcuni è uno svantaggio, concordo. Ma soltanto se è una sostituzione formale di inquadramento, perché in alternativa, se identifica una posizione reale di lavoro autonomo, consente anche qualche opportunità in più rispetto all’essere inchiodati in un ufficio a fare i lavoratori dipendenti con un contratto fasullo.

Slide Legge Biagi proiettata da Beppe Grillo al V-Day

Casi reali. Concordo. Ma non è una conseguenza dello spirito di una Legge, semmai della sua selvaggia e disinformata applicazione. E dell’ignoranza abissale dei principi primi del diritto del lavoro o delle malafede di quegli imprenditori che propongono formule assurde, licenziano in maniera selvaggia, usano illeciti per pagare di meno.

Slide Legge Biagi proiettata da Beppe Grillo al V-Day

Con questo passaggio mi trovo d’accordo (escludendo, però, l’assoluta mancanza di “speranze professionali”). Chi ha contratti atipici [si badi bene che non riguarda tutti i giovani in senso assoluto, per fortuna, e neppure una maggioranza] non vede tutelati a sufficienza i propri diritti rispetto alla possibilità di ottenere servizi equivalenti a quelli dei lavoratori dipendenti e previsti dal nostro stato sociale così come è strutturato (malattia, pensione, secondo pilastro integrativo, sussidi ecc.). Concordo anche con il deficit di rappresentanza politica.

Slide Legge Biagi proiettata da Beppe Grillo al V-Day

Non è esatto. Non doveva inserire i giovani, ma regolare il mercato in generale o meglio “aumentare l’occupazione, la qualità e stabilità del lavoro“. La parte su giovani, ovvero i contratti a causa mista, è soltanto una parte. Il caso del contratto di apprendistato professionalizzante (al di là della confusione tra normativa nazionale e regionale) sembra sia stato comunque recepito bene.

In sostanza

Il libro Schiavi ModerniQuanto raccontato in Schiavi Moderni (che vi consiglio di leggere e ordinare online) è vero, reale, concreto, drammatico. Ma le ragioni che determinano le terribili storie riportate non si possono addurre direttamente alla Legge Biagi. Questa è un bersaglio sbagliato, fuori asse. Capisco che serva un totem o un simbolo quando la complessità dei fenomeni deve essere ridotta a poche slide, ma è stato scelto un sottotitolo sbagliato. Schiavi, sì. Ma con le catene della Legge Biagi no, direi di no.

E lo dico da convinto sostenitore di una necessaria e importante modifica di questo istituto. Sono certo che non basti prendersela con la Legge, ma serva una più capillare operazione di snidamento di chi (imprenditori, dirigenti pubblici ecc.) mette in atto operazioni di sfruttamento, commette illeciti, evade, falsifica, opera illegalmente e se ne frega allegramente delle più elementari regole di convivenza e delle normativa sui rapporti di lavoro. E in questo Grillo potrebbe veramente dire la sua, così come in passato ha fatto sui temi dell’Energia, delle Telecomunicazioni e ora sta facendo sulla questione della Rappresentanza.

Ultima modifica: 2007-09-13T13:28:33+02:00 Autore: Dario Banfi

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