Il programma di Maurizio Sacconi

Maurizio SacconiOggi giurerà davanti a Napolitano: Maurizio Sacconi è il nuovo Ministro del Welfare. In tempo record, questa mattina, il suo fido, Michele Tiraboschi (prossimo sottosegretario?), ha diffuso il disegno riformatore che il neoeletto porterà avanti nei prossimi cinque anni.

Per ora è troppo complesso commentarlo, si nota però un accento poiuttosto insistente sulla riforma delle relazioni sindacali, sulla volontà di rivedere il nuovo Testo Unico sulla sicurezza e su interventi fiscali e legati ai sussidi. Sono certo poi che il punto 6.1 sulla revisione dello Statuto dei Lavoratori farà nascere un vespaio.

Riporto il programma as is:

1. LIBERARE IL LAVORO ITALIANO DALLA CONCORRENZA SLEALE

  • Includere negli accordi di libero scambio la dichiarazione universale dei diritti fondamentali nel lavoro dell’ILO: il diritto alla libera associazione sindacale e il rifiuto del lavoro forzato e di quello minorile.

2. LIBERARE IL LAVORO DAI RISCHI PER LA SALUTE E SICUREZZA

  • Sostituire l’approccio burocratico per regole e adempimenti con quello per obiettivi;
  • Trasferire le competenze dalle Regioni allo Stato e i controlli ispettivi dalle Asl ai servizi centrali semplificando le disposizioni in un Testo Unico in modo da garantire omogeneità ed effettività o Concentrare in un unico ente INAIL e ISPESL;
  • Istituire un sistema di rilevazione condiviso da Stato, Regioni e parti sociali;
  • Premiare le imprese che non registrano infortuni con la diminuzione del premio assicurativo;
  • Incentivare la gestione condivisa della sicurezza da parte dei datori di lavoro e dei lavoratori attraverso la riduzione degli adempimenti formali e dei relativi controlli;
  • Accrescere gli investimenti nella formazione, nell’informazione e nella prevenzione.

3. LIBERARE IL LAVORO DAL FISCO INGIUSTO

  • Sottrarre alla progressività del prelievo fiscale tutte le parti variabili del salario collegate al lavoro straordinario, ai risultati e alla produttività – incluse le gratifiche di metà e fine anno – attraverso una tassazione agevolata, secca e definitiva del 10%;
  • Ripartire il reddito da lavoro su tutti i familiari a carico in modo da sostenere il nucleo numeroso;
  • Ridurre e rimodulare le aliquote delle imposte sui redditi;
  • Ampliare ed estendere le detrazioni fiscali per l’educazione dei figli, la protezione dei non autosufficienti, la sanità e la previdenza complementare;
  • Ridurre il prelievo contributivo per l’assicurazione contro gli infortuni e per gli ammortizzatori sociali in proporzione alle prestazioni dei diversi settori.

4. LIBERARE IL LAVORO DALL’INSICUREZZA E DALLE BARRIERE SOCIALI
Promuovere:

  • I tassi di occupazione delle donne mediante i contratti a orario modulato, i servizi di cura e la leva fiscale;
  • I tassi di occupazione degli over 50 con un programma che garantisce formazione, sussidio connesso al dovere dell’accettazione del posto equipollente, ritorno al sussidio nel caso di disoccupazione involontaria;
  • L’inclusione dei disabili con il ripristino della Legge Biagi per l’assolvimento delle quote obbligatorie attraverso le cooperative sociali;
  • L’emersione degli spezzoni lavorativi sommersi mediante i voucher e i contratti di lavoro intermittente;
  • La permanente occupabilità delle persone attraverso il continuo investimento nella conoscenza e nelle competenze attraverso i fondi bilaterali per la formazione;
  • La transizione dei giovani dai percorsi educativi al lavoro superando – attraverso: 1) la semplificazione e il potenziamento dei percorsi di apprendistato e 2) il placement nelle Università e negli Istituti superiori – l’artificiosa separazione tra scuola e mondo del lavoro;
  • L’accesso all’occupazione mediante la borsa del lavoro e i servizi pubblici e privati con questa collegati;
  • Il reddito nella disoccupazione sulla base di un’indennità generalizzata a tutti i cittadini che hanno lavorato (dipendenti e indipendenti) e di sussidi complementari organizzati in forma mutualistica o assicurativa dalle parti sociali delle diverse aree produttive.

5. LIBERARE IL LAVORO PUBBLICO DAL FORMALISMO BUROCRATICO E DAL
LIVELLAMENTO EGUALITARIO

  • Ricostruire autorità e gerarchia nelle amministrazioni pubbliche in funzione della individuazione di meriti e demeriti, della conseguente differenziazione dei salari e della ricostruzione dei percorsi di carriera senza automatismi;
  • Garantire l’autonomia responsabile della dirigenza sottoponendola a controlli di risultato e limitando alle figure di vertice lo spoils system;
  • Adottare la contabilità economica per centri di costo;
  • Riformare la Corte dei conti e i controlli interni per organizzare sistemi di valutazione comparata dei risultati, liberando i dipendenti pubblici dalla incertezza della responsabilità contabile per profili formali;
  • Promuovere corrette relazioni industriali, superare ogni forma di impropria cogestione, sopprimere l’agenzia per la negoziazione contrattuale.

6. LIBERARE IL LAVORO DAL FORMALISMO GIURIDICO, DALLA BUROCRAZIA E DALLA VUOTA RITUALITÀ DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI

  • Sostituire lo Statuto dei lavoratori con un moderno Statuto dei lavori ove le tutele sono rimodulate in relazione alla effettiva debolezza del contraente e all’anzianità del rapporto di lavoro;
  • Semplificare le norme relative alla gestione del rapporto di lavoro, incentivare la certificazione volontaria dei contratti di lavoro, riformare il processo del lavoro in modo da privilegiare la conciliazione e l’arbitrato;
  • Prevenire il conflitto attraverso la sostituzione della Commissione di garanzia per i servizi di pubblica utilità con una Commissione per i rapporti sindacali e promuovere il pluralismo sindacale rimuovendo tutte le barriere all’accesso, le forme di posizione dominante, la concorrenza sleale di chi viola le regole di tutela degli utenti;
  • Semplificare la contrattazione collettiva allungando la vigenza dei contratti, riducendo i settori e spostandone il baricentro nell’azienda e nel territorio;
  • Garantire uno spazio adeguato alla contrattazione individuale;
  • Promuovere la partecipazione dei lavoratori ai destini dell’impresa attraverso la periodica informazione, la diffusione dell’azionariato e il connesso diritto ad esprimere un rappresentante nel collegio sindacale.

7. LIBERARE IL LAVORO DALLE POLITICHE PUBBLICHE AUTOREFERENZIALI
ATTRAVERSO OBIETTIVI MISURABILI
Attuare il meccanismo di monitoraggio e valutazione del mercato del lavoro di cui all’articolo 17 della Legge Biagi per verificare, nel tempo di una legislatura piena, i seguenti obiettivi:

  1. incremento di almeno 5 punti percentuali dei tassi di occupazione femminile;
  2. incremento di almeno 5 punti percentuali dei tassi di occupazione degli over 50;
  3. riduzione di almeno 5 punti percentuali dei tassi di disoccupazione dei giovani e dei gruppi a rischio di esclusione sociale;
  4. riduzione di almeno 5 punti percentuali dei tassi di lavoro nero;
  5. realizzazione di misure di orientamento e riqualificazione su almeno l’80 per cento degli utenti dei servizi per l’impiego;
  6. incremento di almeno 5 punti percentuali delle persone che trovano una occupazione per il tramite dei servizi per l’impiego;
  7. raddoppio della quota di lavoratori beneficiari delle attività di formazione continua;
  8. decremento di almeno 300 unità all’anno degli infortuni mortali;
  9. riduzione del 50% della percentuale di lavoratori in attesa di contratto;
  10. incremento del 20% del tasso di mobilità sociale;
  11. incremento medio di 200 euro della retribuzione netta dei livelli di riferimento contrattuale degli operai e degli impiegati.
Ultima modifica: 2008-05-08T10:07:07+00:00 Autore: Dario Banfi

5 commenti su “Il programma di Maurizio Sacconi”

  1. Claudio grazie per questo tuo commento che mette in luce un aspetto noto a chi segue questi temi, ma forse poco percepito a livello generale, ovvero il fatto che l’assenza di una sinistra radicale in Parlamento ha di fatto aperto scenari “da scorribanda” sul fronte delle tematiche legate al lavoro… Non sono però così pessimista sull’opposizione del PD, non fosse altro che sul tema della progressività delle imposte non hanno mai espresso alcuna volontà di revisione della logica attuale.. Sulla progressività della tassazione sugli straordinari e sul variabile, è vero c’è un rischio là dove non viene regolamentata la quota di questa parte della RTA nei suoi massimi, ma tutti i CCNL hanno una definizione degli orari massimi di straordinari. La questione si apre, invece, sul variabile… ma come incentivare la produttività, altrimenti? Io non ho una risposta, ma per esempio Tito Boeri e altri economisti non troppo vicini alla destra sostengono che sia una via praticabile..
    Sul fronte del “diritto del lavoro”, invece, è più complicato, come sai bene. Vuol dire molte cose differenti. E sono curioso di vedere passo a passo cosa succederà.. non sono così convinto che il clima bipartisan sia del tutto reale o che le forze sociali (quelle che stanno fuori dal Parlamento) saranno a servizio dei Berluscones (ricorda cosa successe con le pensioni nel Berlusconi I e con l’articolo 18)… Come accennavo, la prova si avrà con lo Statuto dei Lavoratori, una Legge che comunque anche Rifondazione Comunista ha dichiarato di volere estendere. E da questo punto di vista il fatto che “almeno” Ichino sia in Parlamento mi consola, perché è certamente in grado di sorvegliare e criticare il lavoro del Governo nel caso volesse ridurre invece di estendere le tutele oggi previste: una sua parola di riprovazione sarebbe pesante come un macigno..
    Sulla questione sindacale, anche in questo caso è tutto in movimento. E’ vero, il rischio è la delegittimazione, ma ammetterai che esiste un serio problema di rappresentanza in Italia, per esempio delle figure più deboli (atipici, indipendenti ecc.) e che serva una scossa all’ambiente sindacale. Io personalmente condivido molti punti di quelli elencati qui sopra, ma non sono comunque contento che sia toccato alla destra questa tornata di Riforme.

  2. Maurizio Sacconi, in assoluta coerenza con il suo operato precedente continuerà tra le altre cose, instancabile ed imperterrito, l’opera di progressiva erosione dei diritti dei lavoratori, dalla contrattazione collettiva allo statuto dei lavoratori, nonché a minare, con il beneplacito dei sindacati, principi costituzionali, fondamentali dello stato sociale, come la progressività dell’imposizione fiscale e il diritto al lavoro. Fin qui niente di strano e niente di nuovo. La novità vera sarà invece nella totale assenza di una reale opposizione a livello politico e sindacale (e forse anche di un dissenso significativo a livello culturale vista l’omologazione imperante, soprattutto nei media). Con la sinistra espulsa dal parlamento, i lunghi coltelli che sibilano nel sindacato, il clima bipartisan che si respira nel paese su certe tematiche e la presenza ingombrante e scomoda del prof. Ichino all’interno di quella che dovrebbe essere l’opposizione parlamentare si prefigura proprio sulle questioni del lavoro, come invocato oggi sul Corriere della Sera da Piero Ostellino, il banco di prova di quella legislatura costituente da più parti evocata e abilmente preparata.

  3. Ti ringrazio delle chiose argute, ma francamente non erano necessarie.
    E’ la “sinistra” ad essere sparita dal parlamento, non la “sinistra radicale”. Non è mia responsabilità se il partito di Veltroni ha scelto di non essere più “di sinistra”, ma solo “democratico”. Anche la DC aveva la sua sinistra, ma sfido chiunque a considerarlo un partito di sinistra…
    Quanto al prof. Ichino, non ho nessun dubbio che vigilerà sull’operato del governo, ma non mi aspetto certo parole di riprovazione, anzi…
    Rispetto alla scossa da dare al sindacato, a parte il problema dello statuto del lavoro autonomo vs. lavoro dipendente sul quale abbiamo già avuto modo di verificare le nostre reciproche incomprensioni, non vorrei che si trattasse di una scossa come quella subita dalla sinistra nelle urne: un terremoto dagl effetti catastrofici…
    Un saluto.

  4. Sai Claudio, col senno di poi, leggendo anche quel tuo commento sull’abolizione delle collaborazioni Co.co.pro, non credo che le nostre posizioni sul lavoro autonomo siano così distanti..

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