Potevamo dimenticare?
Dalle intercettazioni di Massimo D’alema e Giovanni Consorte, presidente della Unipol (via Repubblica).
– Consorte: anche perché se ce la facciamo abbiamo recuperato un pezzo di storia, Massimo. Perché la Bnl era nata come banca per il mondo cooperativo.
– D’Alema: e si chiama del Lavoro, quindi possiamo dimenticare?
– Consorte: esatto. E’ da fare uno sforzo mostruoso ma vale la pena a un anno dalle elezioni.
– D’Alema: va bene, vai!
Qualcuno spieghi a D’Alema qual è esattamente il rapporto tra Banche e mondo del lavoro oggi in Italia, se ne esiste uno.
Grilli per lanterne
Beppe Grillo se la prende con la Legge Biagi e l’allievo di Biagi se la prende oggi con Beppe Grillo. Pare che il comico non sia andato troppo per il sottile nell’introduzione al libro Schiavi Moderni – Il precario nell’Italia delle meraviglie (una raccolta di lettere, liberamente scaricabile dal Web). Anche i commenti al blog appaiono decisamente cattivi, forse troppo. Tiraboschi, dal canto suo, risponde accostando frasi di Grillo a quelle dei filo-brigatisti.
Nothing, that was my job
Un gran bel sentire quello di ieri al Collegio San Carlo di Milano, dove si sta svolgendo il convegno internazionale Coirag di tre giorni dal titolo “Psiche Affetti e Techne“. Un Umberto Galimberti in ottima forma e un Carlo Formenti altrettanto bravo hanno dato vita a un dibattito di alto profilo sul tema della psiche e del pensiero sociale nell’epoca della tecnica. Dall’ampia esposizione di Galimberti estraggo qualche spunto che interessa anche noi, perché mette in relazione tecnica e lavoro.
La tesi più interessante prende le mosse da alcune riflessioni di Gunther Anders (marito di Hannah Arendt), che ringrazio Galimberti di avermi fatto conoscere [prossimo libro sul comodino: L’uomo è antiquato!] ed Elena Pulcini di avere così ben presentato nel saggio L’homo creator e il mondo post-umano, pubblicato in “La Psiche nell’Epoca della Tecnica” (Vivarium, 2007), letto ieri notte al volo, rapito dalla bellezza del tema.
Twitter con latte, prego
Il solito manager Papiny – Striscia # 4

La previdenza degli atipici
Questo sassolino lasciatemelo togliere. Oggi Libero Mercato titola “Il governo farà cassa sugli atipici” (file .TIFF) un pezzo dedicato alla possibile manovra correttiva che consentirà l’innalzamento ulteriore [dopo quello previsto in Finanziaria e attuato con circolare Inps di gennaio] delle aliquote contributive per i lavoratori atipici. Copiando testualmente senza troppi pudori una riflessione (file .PDF) di sei mesi fa di Giuliano Cazzola, l’autore sostiene che aumentare i contributi ai Co.co.pro sia gravoso per i lavoratori parasubordinati. Meglio alzare un tetto “virtuale” dei contributi accantonati e lasciare al tempo la gradualità di un innalzamanto della parte reale di finanziamento. Gli ultraliberali feltriani sostengono in sostanza di fare anticipare allo Stato il futuro “scalone previdenziale” degli atipici!
Cicli ed emicicli
Come si fa in paese che ama definirsi civile a manifestare in favore della Lioce e urlare a viso aperto slogan del tipo “Non pedala più Marco Biagi!“?? Contro questa immondizia dovrebbe pronunciarsi più spesso il Senato, invece di giocare alla democrazia nel giustificare ingerenze o soprusi nel conflitto tra baronati. Mi è personalmente piaciuto l’editoriale di ieri di Francesco Riccardi pubblicato su Avvenire – èLavoro, che ha ricordato la bontà dell’opera di Marco Biagi, che oggi “pedala con altre gambe”, quella della vera Democrazia, spazio di confronto civile in cui è possibile cambiare ciò che va cambiato senza urlarsi addosso. Così scrive:
Certo, la strada del lavoro in Italia non è un viale alberato in discesa. Ci sono buche, ostacoli, gli angoli bui del lavoro nero e della precarietà. C’è ancora tanto da fare per migliorare la tutela dei lavoratori. Ed è assolutamente legittimo (anche se non sempre condivisibile nel merito) che un governo progetti di correggere alcuni aspetti di una legge. Girare il “manubrio della bicicletta” in un’altra direzione è sempre possibile. In democrazia si può anche decidere di cambiare completamente mezzo. Inaccettabile, invece, è stravolgere la verità. Sommamente pericoloso è cercare di aizzare alla rivolta una generazione.