Ancora sui metamotori per cercare lavoro
Da quando l’ipertesto, con il salto generazionale dell’XML e i metatag, ha scalato di una posizione la sua capacità di etichettare contenuti in maniera dinamica, e da quando è esplosa la mania dei <tag> sui contenuti online (blog e affini), sembra che la voglia di acciuffare materia digitale con sistemi che sfruttano i metamarcatori sia inarrestabile. E se a questo si devono la fortuna del Web 2.0 e le chiacchiere che gli girano intorno, il caso dei metamotori per il lavoro dimostra che questa piccola rivoluzione può dare vita anche a servizi che funzionano, facili da usare e per tutti…
Tutto questo per segnalare una new entry nei metamotori di ricerca per il lavoro. Si chiama BigList.it che dichiara di avere indicizzato già 90.000 annunci di lavoro in Italia [per esempio: 1.500 offerte per segretarie a Milano, 1.200 ingegneri a Torino e oltre 3.000 operai a Napoli ecc.].
La lista si allunga, come si può notare, e sta rimarcando una tendenza da non sottovalutare. Oggi in Italia i principali metamotori per il lavoro sono JobCrawler, JobRapido, eurekajob e Motore Lavoro ai quali si aggiunge apputo BigList.it. Funzionano tutti allo stesso modo poiché consentono di immettere una chiave di ricerca relativa al lavoro desiderato e una seconda voce [tranne per Motore Lavoro] per identificare l’area geografica. I risultati fanno riferimento a qualsiasi tipo di domanda di lavoro pubblicata su Internet presso operatori specializzati o singole aziende (!) e rimandano con un link agli annunci originali.
La nuova generazione di manager
Sono convinto che anche per i manager si apra una nuova stagione, una fase in cui è sempre più necessario prendere confidenza con le tecnologie avanzate per il lavoro quotidiano. Io mi sono divertito a chiamarli “manager 2.0″…
Questo il mio ultimo libro sul tema. Uscirà in libreria tra 10 giorni, ma vi anticipo qualcosa…
Diventare Manager 2.0
di Dario Banfi e Lucio Miranda
Pubblicazione: Giugno 2007
Casa Editrice: Apogeo/Feltrinelli
Collana: Che funziona
Pagine: 288
Formato: 14,8×19,8
Prezzo: 9.90 Euro
ISBN: 978-88-503-2587-0
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- Leggi la Prefazione di Claudio Pasini, presidente di Manageritalia [file .PDF – 149 Kbyte]
- L. Miranda Website: www.sitidisuccesso.com.
- La scheda su Apogeonline.com
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- Scarica la copertina del libro in alta risoluzione [14×19 cm, 150 Dpi, 2.1 MB]
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Si può raccontare l’ICT?
Questo si chiede Roberta Chiti [con il mio supporto per un paio di articoli sul tema] nel Paginone del Corriere delle Comunicazioni (file .PDF 3,2 MB) di questa settimana, dedicato alla saggistica e alla manualistica informatica, dove si trovano voci e opinioni di publisher ed editori, oltre ai numeri ufficiali dell’AIE – Associazione Italiana Editori sull’editoria scientifico-informatica in Italia.
Il lavoro che non si vede
“Un Mondo a Colori”, “Le Iene” e “Racconti di Vita” sono i tre programmi che hanno vinto il Premio “Il lavoro che non si vede 2007“. I precari dei call center di Alessandro Sortino e Francesca Biagiotti per “Le Iene”, le morti bianche nell’inchiesta di Paolo Zagari e Fabio Trappolini per “Un Mondo a Colori” sono i temi vincitori della seconda edizione del concorso promosso dalla Nidil Cgil e dal Premio Ilaria Alpi di Riccione. Premiato anche il racconto per immagini di una madre che ha perso il figlio sul luogo di lavoro e realizzato da Giovanni Anversa e Elio Mazzacane per “Racconti di Vita”.
Il Comunicato Stampa del Premio.
Elementare, Draghi
Migliorare la scuola per rendere più forte il mercato del lavoro. Più docenti e completamento della riforma dell’autonomia universitaria. Questo è il messaggio odierno di Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, in materia di lavoro, un tema trattato comunque marginalmente durante la sua relazione annuale.
A mie spese
Ogni lavoratore freelance sa che durante il mese è indispensabile ritagliarsi una o due giornate da dedicare al recupero crediti. Quello che nelle imprese fanno in amministrazione, il buon tuttofare autonomo se lo deve fare per conto suo. E a causa dell’ignoranza dei lavoratori dipendenti, e della mancanza di cultura d’impresa dei Dilbert nostrani in materia di rimborsi e costi, molto spesso c’è chi se la prende in quel posto.