Cinguettii dal Wisconsin

Sembra lo storyboard di un film di Alan Parker, ma accade oggi davvero nel cuore degli Stati Uniti con tutti i connotati di un caso che farà scuola nella fenomenologia delle relazioni sociali tra Stato, forze sindacali, cittadini attivi e questa volta anche con il mondo dei freelance, curiosamente schierato a fianco dei sindacati del Pubblico Impiego! Una vicenda che esce dai più classici paradigmi con i quali siamo abituati a dividere e interpretare il mondo del lavoro.

Accade nel Wisconsin, dove un Governatore repubblicano sotto la falsa etichetta di “tagli alla scuola” in uno Stato quasi sull’orlo della bancarotta (con un deficit di 9,6 mld di dollari), nasconde la volontà di cancellare la contrattazione collettiva – collective bargaining – delle trade unions più vecchie d’America.

Wisconsin Capitol Hill

Per bloccare la votazione al Senato (Capitol Hill) i rappresentanti democratici lasciano il Palazzo, facendo mancare il numero legale, ma devono abbandonare lo Stato. Sono ricercati dalla polizia! Ora, forse, si trovano in Ohio. Il vuoto istituzionale è evidente, e allora chi interviene? La popolazione, che decide per l’occupazione. Il sindacato, guidato dalla YTU.org (Young Trade Unionist), porta i suoi iscritti. Nel primo giorno di lotta arrivano al Capitol Hill 5.000 persone, tra i quali principalmente insegnanti, ma al quarto giorno sono oltre 70.000 a bloccare Madison. Arrivano cittadini anche da Baltimora, da Texas, Ohio e Michigan, e da altre città vicine, tutti guidati dal tam tam via Twitter (due gli hashtag guida, #wiunion e #Wisconsin): vogliono fermare l’ingresso dei senatori democratici nel caso siano tradotti con la forza in aula. Molto si gioca via Twitter in questa protesta: la copertura TV è giudicata dalla maggior parte dei partecipanti faziosa. C’è chi chiama Al Jazeera come testimone super partes: un appello che ha dell’incredibile nel cuore del Paese che fa della comunicazione pubblica un’arma di democrazia. Per parlare della Ground Zero dei sindacati servono voci da lontano. Per alimentare la lotta si evoca l’Egitto. Il Cairo si è spostato a Madison, si legge. Pare assurdo, visto dall’esterno, ma non c’è alcun imbarazzo a scriverlo sui cartelli.

Intanto le scuole chiudono. Alle iniziali lamentele per gli scioperi, si sostituisce una solidarietà totale della cittadinza con gli insegnanti del Wisconsin, squadra di football inclusa. Anche i freelance esprimono solidarietà. A questo caos si somma la calata dei Tea Party in città e lo spettro di Sarah Palin, che si teme possa agitare gli scontri di piazza. Lo scontro YTUorg – TeaParty è senza esclusione di colpi verbali via Web. La conversione della Palin appare ai più incredibile, convincendo anche i più scettici dell’anomalia del caso. Radicale sostenitrice della distanza che lo Stato debba tenere dalla vita economica del Paese, ora firma le decisioni prese dal Governatore Scott Walker (ribattezzato “Scott Mubarak”) a favore dell’estromissione del sindacato dalle politiche ex cathedra dello Stato. Lo Stato è sovrano, per i Repubblicani, costi quel che costi nel tessuto sociale. Per il TeaParty il sindacalismo (unionism) va defalcato dalla vita pubblica. I sindacati inizialmente scherzano: se agli iscritti al partito del Tea è possibile arrivare a Madison duranre il week-end per ascoltare il comizio della Palin è grazie alla contrattazione collettiva. Poi, però, mettono in campo i numeri.

Su Twitter circola rapidissima anche la battuta: “Insegnanti portate in piazza le matite rosse per correggere la Palin“. La tensione cresce nei giorni e si teme l’intervento della Guardia Nazionale per disperdere i manifestanti, ma sono troppi, e questa deve ammettere con un comunicato stampa la leale e civile partecipazione dei cittadini alla protesta. Su Twitter si echeggiano i 198 Methods of Nonviolent Action raccolti da Gene Sharp per l’Istituto Albert Einstein di Boston. Il presidente Barack Obama senza troppo clamore appoggia i manifestanti: è pugno di ferro silenzioso. In questo esercizio di contrapposizione tra democrazia formale e rappresentanza reale entrano in gioco anche gli indipendenti. “Non è una questione di budget – si legge via Twitter – ma di potere“. Un freelance scrive: “Non sono rappresentato da nessuno, ma sto a fianco degli insegnanti“.

Due ragioni sembrano emergere: la posta in gioco è davvero il futuro della nozione di unionism. In Italia lo chiamiamo sindacalismo, ma l’inglese che è una lingua più ricca di significati, include meglio l’idea che si tratti di unione, organizzazione, associazione di persone (union). E’ questa che i Tea Party vogliono cancellare in favore di uno sfrenato individualismo dove ciascuno vive e risolve i conflitti nello spazio del suo individualismo. A questa logica non ci stanno gli independent workers. Testimone è lo sforzo messo in campo in questi anni dalla Freeelancers Union, un “sindacato” di nuova generazione, fondato da Sarah Horowitz, che sul suo canale Twitter dice di essere sorpresa del comportamento dei freelance americani in Wisconsin. La seconda ragione è l’appartenenza sociale, allo stesso ceto medio: il primo colpo di scure cade in Wisconsin sul segmento dei lavoratori della conoscenza. Mentre nei grandi centri urbani la polarizzazione tra consulenti e pubblico impiego è notevole, negli Stati minori del Paese la distanza è piuttosto breve tra chi svolge attività sociali (insegnanti, civil servant in generale ecc.) e chi gravita ai margini esterni delle imprese per fornire consulenza senza appartenere a note consulting firm magari del settore legale o finanziario. Il vero nemico, come ricorda Cory McGray, a capo della YTU.org sono le Corporate Banks, non il settore pubblico, poiché sgretolano l’economia e intaccano con la speculazione le protezioni sociali dei più deboli. Un video del sindacato che rimarca questi concetti è già un viral in Rete.

Il cuore della protesta pacifica del Wisconin mostra una connotazione inedita nel panorama del lavoro. La volontà di resistere alla decostruzione del modello sociale basato sul valore della negoziazione collettiva non sembra avere schieramenti distinti, ma unisce attori sociali differenti, insegnanti e giocatori di football, operai e freelance, perfino chi non ha mai goduto delle tutele sindacali. I “Marchionne al potere” sotto il cappello dei Repubblicani, che celano i desideri fin troppo chiari dei radicali americani (Tea Party), hanno scelto di governare senza contraddittorio, ma hanno trovato una risposta politica forte: la presa del potere reale, quello che muove la piazza e non si ferma nello spazio ristretto di un semplice negoziato sindacale. Il messaggio più evidente è che nell’agora della democrazia non si può mettere in gioco il concetto di “tavolo” a cui sedersi per litigare perché altrimenti si litiga a un livello più alto, e non ci si siede più neppure nel Parlamento. Lo dice il popolo, senza violenza. Questo è il primo valore irrinunciabile del modello americano di unionism. Prima devi esistere come voce parlante e questa voce passa sempre, anche soltanto a 160 battute per volta.

Ultima modifica: 2011-02-21T17:02:54+01:00 Autore: Dario Banfi

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