Quando la discriminazione è di Stato

INPS ha pubblicato le norme relative agli incentivi (Circolare 5/2010) che le imprese possono utilizzare per impiegare lavoratori che nel 2009 e 2010 sono stati o saranno in Cassa Integrazione Straordinaria. Questo uno dei passaggi:

L’incentivo spetta per l’assunzione di lavoratori che siano destinatari per gli anni 2009 e 2010 di ammortizzatori sociali in deroga […] L’assunzione può essere sia a tempo determinato che indeterminato, sia a tempo pieno che parziale.

[…], spetta al datore di lavoro che assume, per ogni mensilità di retribuzione corrisposta al lavoratore, un incentivo mensile pari al trattamento mensile di sostegno al reddito che sarebbe stato erogato al lavoratore, al netto della riduzione del 5,84% […]

Ma il legislatore non si è posto il problema di inserire nel mercato del lavoro regole ufficiali di discriminazione? E chi non è in CIGS o è un disoccupato di lunga durata? Credo sia un tantino fuori dalle regole fissate dall’Europa…

Ultima modifica: 2010-02-11T08:56:14+00:00 Autore: Dario Banfi

0 commenti su “Quando la discriminazione è di Stato”

  1. E’ il caso che vivo io. La “mobilità in deroga” non mi spetta perché negli ultimi due anni non ho lavorato almeno un anno come dipendente (eppure anche come autonomo ho versato anch’io i quattrini).La disoccupazione con “requisiti ridotti” non mi spetta perché nel 2009 ho lavorato tutti i 12 mesi . Se avessi lavorato 9 mesi su 12 e versato meno contributi all’INPS avrei percepito un’indennità. Della serie paghi meno contributi e hai diritto alla disoccupazione. Io sono un over50 e nella finanziaria 2010 si parla di sostegno a questa categoria e di … garantire criteri omogenei di accesso …… Nella finanziaria si precisa che saranno fiscalmente agevolati i datori di lavoro che assumono lavoratori percettori di indennità. Io che ho diritto a nessun sussidio sono tagliato fuori. E’ concorrenza sleale? Un esposto alla magistratura ha probabilità di successo?

  2. Scusate se mi permetto un altro commento. Colui che non ha diritto alla disocccupazione non ha dirito ai contributi figurativi. Questo è un grosso guaio.
    Per un over 55 vicino al numero magico (età anagrafica + contributi versati) questa dinamica è uno sfacelo. E’ possibile che il non versare contributi faccia slittare il tuo diritto di pensione per anni, o da finestra in finestra.

  3. Rattrista e preoccupa che si introducano differenziazioni tra cittadini in situazione di grave difficoltà. Una società civile, del ricco mondo occidentale, dovrebbe provvedere a creare le condizioni per l’accesso al lavoro di tutte/i e, per i periodi di assenza di occupazione, dovrebbe garantire a tutte/i un reddito minimo. Il provvedimento citato non rappresenta assolutamente una soluzione adeguata al problema della disoccupazione, introduce una discriminazione favorendo un clima di contrapposizione che aggrava la situazione individuale, familiare, sociale.

  4. Sì, diritto al reddito minimo, al reddito di cittadinanza, come accade in Irlanda, nel Regno Unito, in Francia, in Germania… In Italia no, in questo paese le discriminazioni sono tante: di sesso, d’età, di categoria ecc. L’aiuto alla possibilità di vivere, per i cittadini italiani non esiste ma, siamo storditi dalle urlate dichiarazioni di “difesa del diritto alla vita”. Che ipocrisia! Io, senza lavoro in questa spaventosa crisi economico-finanziaria di lunghissima durata, essendo over 55, trovandomi in un paese in cui l’alta professionalità non ha alcun valore, nel quale non esistono progetti governativi di sviluppo economico e dove non esiste alcun aiuto al reinserimento lavorativo, andrò in pensione (se nulla cambia e se riuscirò a sopravvivere per altri 6 anni) non prima dei 63 anni, dopo 46 anni di lavoro e con una pensione da fame. E poi mi vengono a dire che, per le pari opportunità, sarebbe giusto che le donne andassero in pensione a 65 anni! Ma quali pari opportunità? Ma dove, in Italia?

  5. Sono davvero esausta, vengo dall’inghilterra e vivo qui da 22 anni con una figli 18 enne che studia ancora e poi vorrebbe laurearsi. Suo padre ci passa 400 euro al mese. Io ho 55 anni e ho perso il lavoro nella “crisi” (disastro) nel Febbraio 2009. L’unico lavoro che ho trovato, nonostante, come Dilva, mi ritengo una professionista di qualità è in una ditta con un dittatore mezzo pazzo che ancora non mi ha fatto il contratto a distanza di 3 mesi e per forza tempo pieno con 5 trasferte in calendario all’estero per il 2011. Stipendio? quinto livello Euro 1000 al mese e l’insicurezza di non sapere se avrò lo stipendio il prossimo mese perchè sono stati licenziati in tronco gia 4 persone in questi 6 mesi. Anch’io ho lavorato tutta la vita, dalla gavetta in una casa editrice a Londra, una specie di telemarketing, fino ad un alto livello. In Italia sono passata da Responsabile Estero mai a livello dirigenziale, sono donna) in vari aziende, parlo 4 lingue e sono aggiornatissima con i vari sistemi informatici di gestione, a fare la cameriera, la barista, di nuovo impiegata specializzata, l’insegnante, consulente, le pulizie, traduttrice, dillo e sicuramente l’ho fatto. Per crescere una figlia da sola senza parenti vicino. Sono STANCA, fisicamente e moralmente, 11 ore fuori casa ogni giorno a me pesano. Ma se non lavoro, muoriamo di fame e dovrò sradicare mia figlia dalla sua vita e tornare a casa per ricominciare di nuovo. Dopo i primi tempi, la disoccupazione, mobilità senza indennità, mi trovo con la terra che trema sotto i piedi. Ma perchè non si rendono conto che un MINIMO di reddito, giusto per sopravvivere, aiuterebbe tante tante persone che sono sull’orlo della depressione, il suicidio? Quante ne dobbiamo vedere ancora, poi a pensare che tocca lavorare altri 10 anni prima della pensione! Ma se sono stanca morta, distrutta, come tante altre persone, come si può fare? Perchè gli italiano non fanno niente, non bastono le manifestazioni, non c’è peggior sordo….. Ma va..il bel paese, senza offesa, siamo messi male, molto male.

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