L’arte perduta del mulinaro

¿es posible clavar con miradas la brisa?
(È possibile fissare la brezza con lo sguardo?)

Garcia Lorca, Libro de Poemas

Avete mai previsto il vento? Direzione, intensità o durata? O vi siete mai chiesti quale fosse la direzione da prendere guardando unicamente il cielo? In mare ancora molti velisti la prendono come una sfida, ma sempre di più si affidano a strumenti moderni e sofisticati per ottenere risultati più affidabili.

Una volta, invece, non era così. Su questa capacità c’è chi ha costruito un’arte ben precisa in passato, un mestiere di grande valore ed enorme responsabilità, perché da lui dipendeva il guadagno di una giornata di lavoro per tutta la filiera produttiva. Era il mulinaro. Un uomo di grande esperienza e abilità che garantiva la manutenzione e il funzionamento del mulino.

Figura oggi estinta con l’avvento dei sistemi di macinazione industriale, lavorava all’interno dei mulini a vento per la macinazione del sale o per il pompaggio dell’acqua nelle saline, attività molto diffuse in Italia, in particolare in Sicilia e che fino agli anni ’60-’70 hanno rappresentato un’industria piuttosto florida.

Le saline di Trapani - L'arte del mulinaro
Le saline di Trapani

Il sale per secoli ha rappresentato l’oro bianco. Merce di scambio – conosciuta fin dai tempi antichi – impiegata per la conservazione del cibo, era usata anche come moneta corrente per pagare, per esempio, la manodopera. La nostra lingua conserva molte tracce del suo valore, si pensi all’aggettivo “salato”, riferito a un conto, o alla parola “salario”. Il mulinaro è sempre stata una figura essenziale per questo business, operativo proprio nel punto chiave della produzione di sale, ovvero tra l’estrazione e la sua distribuzione.

In primavera provvedeva a legare le pale di legno e attaccare le vele e quindi le orientava in direzione del vento per fare funzionare la macina. La sua vera arte? La previsione del vento! Poiché il mulino era sempre in movimento, ogni manovra scorretta – dal punto di vista della rotazione dell’asse sul quale erano fissate le pale – avrebbe voluto dire sollecitazione dei materiali, eventuali strappi dei tessuti se non,  addirittura, la rottura della meccanica (allora tutta in legno).

vecchio mulino delle saline di Culcasi, frazione di Nubia del comune di Paceco
Vecchio mulino delle saline di Culcasi. Frazione di Nubia (Comune di Paceco, TP).

Una rotazione sbagliata avrebbe significato un disastro in termini tecnico-pratici: interruzione del servizio, impossibilità di macinare e dunque perdite legate alla distribuzione del prodotto finito. Guardando nuvole, colore del cielo, limpidezza dell’aria o movimenti del mare era in grado di anticipare il movimento del vento e gradualmente orientare il mulino senza incorrere in movimenti bruschi, fatali per una struttura così delicata.

Regole e segreti del mulinaro erano tramandati da padre in figlio e non bastò l’introduzione dei mulini in ferro (di origine americana), con una sola grande pala, a cancellare la sua arte. Chi pensò di ridurne la responsabilità – svincolandosi dalla fragilità del legno e dei tessuti per affidarsi al metallo – non fece i conti con la capacità del mare e del sale d’intaccare, rovinare e fare inceppare i materiali ferrosi. La tradizione prese la sua rivincita e ancora oggi, per esempio nella zona di Trapani, si vedono numerosi mulini “americani”, dismessi, di fianco a quelli in legno ancora utilizzabili, per altro.

Perché ricordare il ruolo del mulinaro oggi? Perché forse avremmo bisogno figure simili anche nelle nostre organizzazioni moderne e purtroppo mal governate. A pensarci bene era una figura eclettica, in grado di svolgere attività di manovra e manutenzione, ma conosceva bene anche la meccanica e, soprattutto, aveva capacità di previsione del tempo e delle dinamiche del vento. Un’arte antica, unica e inimitabile da una macchina. Il suo lavoro, singolo, era fondamentale per l’intera filiera, senza essere, tuttavia, all’interno di una catena di comando. Il suo talento era individuale, con elevate responsabilità, però, sui processi produttivi collettivi. Il tentativo di sostituirlo con meccanismi di ferro non funzionò.

Mulino delle Saline di Culcasi (TP)
La delicatezza della struttura in legno di un mulino, visto dall’interno.

Chi vi ricorda una figura del genere oggi? Con un ruolo non sostituibile, unico, elevata responsabilità e spiccato talento, che manovra il meccanismo più delicato di produzione? Indipendentemente dal contenuto professionale espresso, personalmente mi ricorda chi ha il carisma di una guida, rispettata dai collaboratori e sempre esposto in prima linea per “fare girare” l’attività. In inglese lo si chiama leader. Persona che conduce (to lead) il business e le persone.

Quanti leader oggi sanno anticipare il vento? Leggere i fenomeni per prendere la direzione adeguata al fine di portare benefici all’intera organizzazione di cui fanno parte? Quanti sanno prendersi la responsabilità di spostare ciò che più conta a rischio di mandarlo in frantumi, cercando, però, sempre la posizione migliore per avere risultati di lungo termine? L’arte del mulinaro era anche saggezza e moderazione. Espressione d’amore verso la natura e conoscenza profonda dei suoi fenomeni, compresi quelli pericolosi, da evitare. Aveva attenzione costante a ciò che lo circondava. Ispirazione e senso del dovere.

Quante persone, oggi, con ruoli del tutto simili, ma in contesti differenti (dalla politica alla gestione d’impresa, dal mondo dell’educazione alla comunicazione) sono in grado di esprimere le stesse capacità? Moderazione, ispirazione, responsabilità, capacità di vedere lontano. Quanti sanno anticipare il vento con il solo fine di produrre benefici collettivi?

Ultima modifica: 2018-08-28T16:58:08+00:00 Autore: Dario Banfi

Lascia un commento