Humanitech – Il mio blog dal 2006

Del lavorare gratis

Negli ultimi anni il tema della gratuità e la ridondanza delle questioni legate all’economia del dono [alle quali, per fortuna, sono rimasto del tutto immune, avendo letto chi ha sminuzzato Mauss senza troppo clamore (Cfr. il paragrafo “Donare il tempo ha un costo individuale” di questa pagina)] sembrano avere dominato tra i blogger. Nessuno però ha mai osato innestare il dibattito in  questioni di lavoro: l’esposizione personale evidentemente è troppo alta.

Vi segnalo uno spunto di riflessione molto interessante (“Giving It Away: The Impact of Free Labor“) pubblicato su Web Worker Daily sul free labour online. L’autore, dopo avere avuto notizia di collaboratori non pagati che accettano di mandare pezzi a note riviste soltanto per far apparire la propria firma, si chiede:

When you do choose to do something for free, does it weaken the revenue-generating powers of the industry as a whole?

Senza ipocrisie, dichiara apertamente di scrivere gratis per alcuni editori. Rispettando, però, questa unica regola:

I try to limit the work I do for free to clearly defined categories. That is, I will work for free in segments where I don’t think enough capital exists to support an ecosystem of paid professionals.

Ovviamente, si dice, è una logica facilmente attaccabile che può addirittura essere ribaltata:

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Fantasmi con partita IVA

Anche Sergio Bologna ritorna sul Rapporto CNEL, per far notare come in un Rapporto di 1.200 pagine soltanto una sia dedicata al lavoro autonomo di seconda generazione, per affermare che sia un fenomeno inesistente.

Creativi con partita IVA, copywriter, freelance, sviluppatori Web indipendenti, consulenti di ogni genere, che lavorate con aziende private o pubbliche, grafici, pubblicitari, traduttori, giovani 30enni a progetto, formatori, visuristi, designer, auditor indipendenti, temporary manager, illustratori, animatori, scrittori, enologi, fiscalisti, restauratori, medici non convenzionali, fotografi, doppiatori, video maker ecc. mettetevi l’anima in pace: non esistete!

Non contate un cazzo.

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Economia creativa

Economia Creativa - I seminari

Cre..ativo che non sei altro! Lo dico sempre all’amico Alessandro, ma se anche tu ti senti tale passa domani giovedì 19 febbraio al seminario sull’Economia creativa dal titolo “Forme di valorizzazione nel capitalismo cognitivo“, che si tiene dalle 17:00 alle 19:00 alla Facoltà di Scienze Politiche (Aula 24) dell’Università degli Studi di Milano in via Conservatorio 7.

Parlerà Andrea Fumagalli, docente di macroeconomia a Pavia, noto certamente a chi legge le liste di Rekombinant e altre mailing list simili, autore di “Bioeconomia e Capitalismo Cognitivo” (Carocci, 2008).

Se trovo un po’ di tempo è possibile che ci si possa incontrare lì.

P.S. Qui la brochure PDF degli altri appuntamenti.


Pillole Web per indipendenti e over 40

Segnalo che:

1. ACTA – Associazione Italiana Consulenti Terziario Avanzato ha rinnovato il suo sito. Se poi siete interessati ha aperto anche il tesseramento per il 2009.

2. Anche ATDAL Over 40 è entrata nella rete di associazioni professionali di cui Humanitech ha parlato qualche mese fa;

3. Nasce Overquaranta, sito di job posting e altri servizi, che si è posto come obiettivo quello di “riuscire a portare le competenze di chi le possiede, manager e consulenti, a chi ne ha bisogno, le piccole e medie aziende italiane, che di management e consulenza necessitano per consolidarsi e per crescere“. Dategli un’occhiata.


Reti affettive

Sentita questa mattina alla ricevitoria, quando un cliente chiede di pagare una multa presa a suo giudizio senza motivo: “Siamo spiacenti, non possiamo aiutarla: non abbiamo più l’attaccamento a Internet“. Inizialmente ho riso, poi ho pensato al cliente. Mi sono venuti in mente gli elettori del Pd.


Dire di no

C’è chi ne ha fatto una teoria articolata e ben documentata (cfr. “Il No Positivo“, Corbaccio, 2007, 16,40 euro), come William Ury – che anni fa ho anche avuto l’occasione di intervistare – ma c’è anche chi, scovato con un search molto causale tra i vecchi feed dei siti per freelance, ha raccolto qualche tempo fa in maniera più empirica una serie di motivazioni, più o meno condivisibili, per dire di no mentre si lavora come freelance.

Ecco alcune domande (generalizzate da me) di un cliente alle quali un lavoratore indipendente dovrebbe rispondere negativamente:

1. potresti mostrarci un nuovo esempio (leggi “prodotto”) affinché noi possiamo decidere meglio che cosa fare?
2. puoi applicare questo tasso di sconto?
3. puoi svolgere le pratiche iniziali, acquisendo servizi per conto nostro, slegati dalla tua produzione, in modo da avviare il lavoro che ti abbiamo assegnato?
4. potresti copiare questa idea di un altro consulente?
5. accetteresti un compenso esclusivamente vincolato al successo delle mie vendite?
6. ho un’idea geniale, me la svilupperesti?
7. mi lasceresti il tuo instant messenger così raffiniamo la lavorazione in corso d’opera?
8. posso pagarti tutta l’attività svolta soltanto a fine lavori?
9. puoi fare questo lavoro per domani o nel week-end?
10. mi assicuri che tutto quello che fai per me non costituirà fonte d’ispirazione per altri tuoi lavori?

Fonte: WakeUp Later.

La formula della domanda è comunque segno di cortesia. Ci sono, però, anche atteggiamenti e affermazioni che vanno fermate (e discusse) sul nascere. Formule piuttosto note ai freelance, di questo genere:

1. inizia a lavorare al progetto, poi valutiamo quanto quotare il tuo impegno…
2. aggiungi pure queste altre attività nel budget che abbiamo fissato…
3. anticipa tu queste spese che vediamo a consuntivo come comportarci con l’amministrazione..
4. non credo ti costi nulla una mezza giornata in più…
5. presentati pure a nome nostro
(a terzi), senza dire che sei un consulente…
6. non ti preoccupare, le idee che ci hai proposto in un modo o nell’altro verranno utilizzate…
7. non mettiamo un termine esatto, perché è possibile che l’attività si prolunghi…
8. mentre sono in ferie, non pensare soltanto alla tua parte di lavoro concordata, ma coordina pure tu il progetto al posto mio…
9.  fatto uno, fatti cento, non credo sia un problema irrisolvibile…
10. il capo ha apprezzato moltissimo l’idea studiata insieme negli ultimi tre mesi, ti giro l’ultima e-mail che mi ha mandato ieri…
11. non posso farci nulla, gli altri mi impongono queste condizioni per te e non credo sia il caso di farti parlare con loro, sono intrattabili…
12. lavora soltanto per me, non ascoltare nessun altro in azienda che ti offre lavoro, sono inaffidabili…
13. per fare partire questo progetto devi prima spiegarmi nel dettaglio come farlo, perché io possa proporlo al mio capo.. se poi verrà stanziato il budget il lavoro sarà certamente tuo…
14. il vantaggio maggiore per te è quello di lavorare con una grande impresa come la nostra…
Ecc.

Credete che siano punti chiari, oppure come le barzellette sui carabinieri, vadano anche spiegate a qualcuno?


Ultima modifica: 2018-04-02T18:23:15+02:00 Autore: Dario Banfi