Minima immoralia / 1
“Lo schiavo si affeziona. L’impiegato no“. (Banda Putiferio)
“È inutile rodersi il fegato per questi soldi che non percepisco dal cliente. Semplicemente perché non li avrei mai guadagnati“. (l’amico Lucio, chiosando Eric Fromm)
“L’immaginazione è più importante della conoscenza, diceva Einstein. Certo però che se non sai chi è…” (Ale)
“Tu lavora sodo. Che a lavorare à la coque ci pensa giù lui.. ” (un mio cliente, capo di un’agenzia di pubblicità, a due dipendenti)
L’effetto Gelmini
Insieme all’effetto Moratti, a livello locale, porta a questo risultato negli asili del Comune di Milano. Roba da togliere il sonno, e non in senso metaforico, ai bambini (Cfr. IV punto).
La riorganizzazione degli Asili Nido prevista per il prossimo anno scolastico

Metterci la faccia

Forse l’ultima spiaggia, in un momento storico così caldo in cui il nostro Paese si è preso una vacanza dalla democrazia, il mondo del lavoro pare bruciare ogni certezza, la finanza ha preso fuoco e la politica è oramai lessa grazie a un’opposizione scottata da sconfitte cocenti e nuove nomine bollite…
…ecco forse l’unica via d’uscita è l’evasione, la risata dal profondo, l’impegno decostruito, la volontà di ricostruire partendo dalla metamorfosi, è la scelta di rendere palese come l’assurdo faccia parte della vita quotidiana, l’instabilità sia una regola, la facciata il tuo interlocutore principale.
Forse. Non saprei. Resta il fatto che questa copertina è comunque geniale.
[Flash Art, Mese di Febbraio-Marzo 2009]
Farò il Web designer
Inizia un’interessante serie di indicazioni su come diventarlo, curata da Laura Gargiulo di Italian Web Design, e pubblicata sulla bella e nuova rivista online blogMagazine (scoperta via Infoservi.it).
Tinculpop e fisarmoniche
È fin troppo chiaro, anche a un disaffezionato telespettatore come me, come anche quest’anno il Festival di Sanremo ci abbia consegnato un prodotto televisivo come surrogato della cultura popolare. Non è una novità recente, direte, ma il risultato parla forse ancora più chiaro rispetto al passato. Il premio che fu di Celentano, Modugno o dei Pooh oggi è assegnato a un artefatto della televisione.
Francesco Alberoni proprio oggi si chiede dalle colonne del Corriere della Sera, in uno spazio in cui anni fa scrivevano Pier Paolo Pasolini, Eugenio Montale, Dino Buzzati, come mai i giovani siano orfani di una vera cultura popolare e si affezionino alle formule più deteriori di sottocultura oggi abbondantemente trainata anche da Internet. Per rimediare il sociologo suggerisce con una petizione personale di proibire agli adolescenti la visione dei canali peggio assortiti (a suo dire) per brevi periodi. Un po’ come il bue che dà del cornuto all’asino.
Ho associato le due vicende perché proprio mentre si consumava il rito pagano della canzone italiana ho scoperto un gruppo molto interessante, che parla di lavoro nelle sue canzoni. Guarda a caso l’ho intercettato usando proprio You Tube. (Scriverò ad Alberoni).
È la Banda Putiferio, che in questo video ripercorre la strada degli YoYo Mundi, attualizzando con melodie che ricordano anche i Mercanti di Liquore i temi del lavoro. Come non associare questa cultura, oggi viva, ricordiamolo, alla migliore tradizione che espresse per esempio Fabrizio De André con Storia di un impiegato? Se proprio una petizione va sottoscritta, credo sia quella di reintrodurre l’insegnamento della fisarmonica nelle scuole primarie.
