Il ballettopolo delle cifre
Il ministro Brunetta, questa mattina a Radio 24: “L’altro giorno in piazza non c’erano 750.000 lavoratori della CGIL, come scritto erroneamente dal Corriere della Sera, ma soltanto 50.000“. Da mancato sfiorato premio Nobel per l’economia, probabilmente ha affidato il conteggio a un mancato premio Nobel per la matematica.
Scegliere l’uovo oggi
Esce oggi nelle librerie il nuovo libro degli autori del fortunato Generazione Mille Euro curatori anche dell’omonimo blog molto frequentato. Bravi. Si intitola Jobbing, edito da Sperling & Kupfer.
Ancora non ho avuto modo di visionarlo, ma l’opinione che posso farmi – per ora – dagli articoli usciti sulla stampa e, in particolare, da quello odierno pubblicato sul Messaggero non è molto buona. Mi spiace per questi autori che apprezzo.
Ho come l’impressione che i giornalisti che presentano il testo vogliano rendere “escamotage” i nuovi lavori. Geniali trovate, insomma, per assecondare un mercato asfittico. Attività, però, che si basano unicamente sul trend setting come cavallo di battaglia per lavorare e offrire servizi. Ovviamente a termine, come tutte le mode. Dopo la virtualizzazione dell’economia, ora si passa alle professioni “di moda”, alle competenze pro tempore che si dissolveranno col tempo. Utili oggi, inutili fra qualche anno. Il messaggio è chiaro: niente galline domani, oggi si campa con un uovo al giorno. A onor del vero, la tecnica narrativa del “lavoro figo” che risolleva lo spirito è sempre esistita, ma in tempo di crisi dà particolarmente fastidio. (A me, ovviamente).
L’8 per mille al Carnevale di Viareggio
Volendo le destinazioni dell’8 per mille potrebbero essere infinite.
Quella proposta da Podda (CGIL) di allargare le opzioni concesse ai Cittadini alla costituzione di un fondo utile ai Cassa Integrati non è sbagliata se non avesse un piccolo difetto: escluderebbe buona parte della popolazione. Gli “atei da lavoro”. Per esempio chi non ha diritto a questo tipo di sussidi, molti dei quali sono precari, lavoratori a tempo determinato ecc.
La CGIL, come la Chiesa Cattolica, ha bisogno di fare cassa in maniera indiretta, portando liquidità là dove può mettere mano, e non sorprende che si muova sullo stesso campo d’azione, con linee di difesa dei propri interessi del tutto simili. Domani l’idea verrà ribadita durante lo sciopero CGIL. Personalmente ritengo sia un fronte utile da aprire nel dibattito sul Welfare State.
Per il sindacato più numeroso d’Italia, però, è anche una buona occasione per offrire un segno di stile, ribadendo che questa proposta può essere sostenibile soltanto a due condizioni:
1) che siano riformati alla radice gli ammortizzatori sociali;
2) che sia liberalizzata la formula dell’8 per mille.
La posta in gioco non è soltanto la tutela del lavoro, ma il futuro della rappresentanza. Prova ne è il fatto che “più a sinistra della CGIL” (se così si può dire) ci sono oggi molti precari che contestano il sindacato, accusandolo di proteggere unicamente gli interessi dei suoi iscritti, metà dei quali sono pensionati. Si veda, per esempio, l’ultima azione di subvertising [definizione: cfr. wikipedia] ai danni della recente campagna di tesseramento.
ADV e subADV sul tesseramento CGIL

Fonte: Chainworkers 3.0
11 febbraio 2003
Oggi, sei anni fa.
Fui licenziato, è vero. Quasi me ne sono dimenticato, ma gli amici servono anche per questo, per ricordare. Grazie Andrea, restituirò il favore… Ad nutum, si dice, ovvero senza preavviso. Persi il lavoro, i colleghi e tutti i contatti e le informazioni che conservavo gelosamente sul mio PC. Fui “cancellato” da un’ora all’altra, senza alcun avviso. Dopo una settimana esatta – nonostante la tegola, leggermente destabilizzante – diventai giornalista professionista. Era il 2003.
La gerontocrazia che immobilizza il Paese
Aridaje.
Giusto una settimana fa è stato presentato il Rapporto CNEL “Il Lavoro che cambia” davanti al Capo dello Stato, presidenti di Camera e Senato e tutti i dinosauri che è possibile vedere inquadrati nelle riprese video. Un evento completamente snobbato dai giornali che pare non si siano accorti di nulla o hanno chiuso un occhio sull’inutilità complessiva dello studio*. Un evento misterioso, dove l’età media dei partecipanti, così a occhio, era intorno ai 70 anni!
*Ve la immaginate la faccia di un precario di 30 anni che ascolta Antonio Marzano presentare l’indagine, parlando della crescita dell’occupazione che fu prevista erroneamente negli anni ’60..
Chi ci rappresenta
La Commissione Europea ha pubblicato settimana scorsa “Industrial Relations in Europe 2008” uno studio molto accurato sulle relazioni industriali nel Vecchio Continente. Più aggiornato dell’ultimo lavoro di Eurofound (“Industrial relations developments in Europe“, PDF), questo nuovo documento è veramente molto ben costruito e mette in luce almeno due aspetti:
1) l’Unione Europea rappresenta un centro di elaborazione di politiche sociali con una forza centripeta: le raccomandazioni che esprime non fungono solo da linee guida, ma evitano dispersioni troppo accentuate nei Paesi membri;
2) esistono significative lacune ancora da colmare che la sola forza dei sindacati in Europa non consente di colmare (un esempio è la clamorosa mancanza di una normativa sul salario minimo in Italia).
Al di là di numerose e interessanti finezze scientifiche un dato molto eclatante esce da questo studio. Negli ultimi 30 anni i sindacati sono sempre meno i rappresentanti dei lavoratori. (Si noti anche il crollo dei sindacati nei Paesi dell’Est, nuovi membri UE).
Tasso (%) di “Densità sindacale” (popolazione iscritta al sindacato/lavoratori)

Fonte: ICTWSS.