Humanitech – Il mio blog dal 2006

Interstizi del lavoro, gratuità e jackpot economy

Dopo aver riletto l’articolo di Andrew Ross “On the digital Labour Question“, già segnalato in precedenza, credo sia utile riportare anche alcune parti del suo discorso, una riflessione di grande lucidità rispetto a quanto taciuto spesso dai maggiori sostenitori della rivoluzione legata agli user generated content o alla blogosfera come spazio di controinformazione.

Quello che mi ripeto da tempo è: come entra il tema del lavoro in tutto questo? Possibile che si tengano separati Internet, l’economia della felicità o come volete chiamarla, e il mondo delle professioni e dei mestieri? Proprio nel segmento del mercato del publishing americano sono andati persi negli ultimi 10 anni il 36% dei posti di lavoro. Andrew Ross, scrive a proposito:

It can plausibly be concluded that much of the work accounted for by the gap between old and new media is simply being transferred into the interstices of the amateur/user economy that prevails on the web.

Capire verso quali forme di inquinamento dei diritti del lavoro stiamo andando incontro nei prossimi anni con il “capitalismo della conoscenza” (come lo definisce Ross) è un’emergenza del tutto equiparabile alla comprensione delle conseguenze portate dal capitalismo industriale sull’ambiente, sull’equilibrio e sullo sfruttamento delle risorse naturali.

Our regret that the amateur blogosphere can serve as a corrosive force against the payscales of professional labor may be only half the story one would like to tell about the blogosphere, but it is the half that is routinely neglected in the technolibertarian rush to portray the rapid flowering of Internet self-publication as a refreshing break from the filtering of the editorial gatekeepers.

C’è anche un secondo aspetto, oltre all’esaltante rush libertario dell’informazione “Web generated”: è lo spostamento delle dinamiche del lavoro dal produttore al consumatore. Così scrive Ross:

The more sophisticated techniques for extracting value from consumers or amateur users can be found in the digital platform economy where social participation on the web is more and more the raw material for engines of speculative profit.

Nel mondo del lavoro freelance il premio è l’autonomia (e altro), ma la trappola è là che aspetta. E si chiama downgrading, ribasso, dumping. Giocato sul filo di lana con il lavoro gratuito. Che si tratti di “just another transfer of work from more regulated kinds of labor market“? Andrew Ross risponde:

My instinct is [..] that there is a great deal of overlap between the traditional economy of unpaid work (mostly in the home) and that of work transfer. Technolibertarians who have consistently viewed cyberspace as a haven of free being are notoriously oblivious to the impact of the cut-price labor economy that is its default mode.

Inutile negare: il potenziale per scardinare il modello capitalistico e l’organizzazione del lavoro è elevatissimo. Così come quello di costituire mercati del gratuito, di “peer-to-peer common value” ed economie alternative di ogni sorta. Ma c’è qualcosa che non funziona del tutto. Se anche, dice Ross, “all of the interactive free labor that goes into user-generated value can be seen as a tribute we pay to the Internet as a whole so that the expropriators stay away from the parts of it we really cherish“, ovvero, se tutto ciò che facciamo gratuitamente per conservare ciò che è più caro servisse a tenere alla larga chi cerca di espropriarne le radici, “in the In the world of new media, where unions have no foothold whatsoever, the formula of overwork, underpayment, and sacrificial labor is entirely normative”.

Precisa meglio l’autore:

The blurring of the lines between work and leisure, the widespread use of amateur or user input on the social web or in open source, and the systematic expropriation […] has prompted some commentators to ask whether the experience of digital environments should direct us to rethink entirely our basic understanding of labor and enterprise.

Stiamo entrando in un’epoca in cui diventa norma la violazione degli standard del lavoro. In particolare questo accade “in the sector of old media that is most clearly aligned with the neo-liberal ethos of the jackpot economy. It’s an ethos which demands that we are all participants in a game that rewards only a few. Questo investimento di tempo personale, che – citando Mario Tronti – Andrew Ross definisce una “social factory”, porta alla condivisione di un grande lavoro di produzione che trova spazio negli “interstizi della società”. Ed è proprio per questo che la sua distorsione è ciò che “tende a irritare di più”.


Mondo freelance sotto la lente

Per chi lavorano i freelancer? Nel mercato americano accade questo:

Freelancers clients

Fonte: Freelance Forecast 2009BoomvangCreative.com

La ricerca Freelance Forecast 2009 (.PDF) elaborata da BoomvangCreative.com offre significativi spunti di appronfidimento per i freelance. Si trovano risposte utili ai fini di un orientamento verso il mercato e, sebbene siano basate sul mondo degli indipendent worker americani, gran parte delle evidenze sono condivisibili e adeguate anche per quelli italiani.

Costo OrarioAlcuni esempi. I cinque migliori aspetti del lavoro autonomo? I freelance dicono: la flessibilità di orario; l’essere il capo di se stessi; la varietà di materie da trattare; l’assenza di politiche aziendali; la possibilità di lavorare ovunque. E come si trovano i clienti? In ordine: passaparola; sistemi classici di rete; ricerca mirata e raccolta di informazioni; telefonate sistematiche (“a freddo”); associazioni professionali. Un’idea del costo orario praticato nel 2009, in media, dai freelancer made in USA si può vedere invece nel grafico a fianco.

Interessante, infine, il punto di vista dei clienti. Queste sono le ragioni per le quali si fa ricorso a un freelance:

Clienti che scelgono i freelance

Fonte: Freelance Forecast 2009BoomvangCreative.com

Per i committenti le cinque qualità più apprezzate sono: il talento e la qualità del lavoro; l’affidabilità; la comprensione delle necessità; conoscenze ed esperienza; capacità di rispettare i termini di consegna. E gli errori che compromettono un rinnovo futuro delle collaborazioni? Consegne saltate; bassa qualità del lavoro; incapacità di seguire gli incarichi; disonestà; troppo lavoro di gestione della collaborazione.


Il prezzo pagato dai talenti

Letture interessanti per professionisti autonomi, freelance, lavoratori indipendenti. Da blog made in USA:

  • “On the Digital Labor Question” di Andrew Ross, pubblicato su Where We Are Now.  Articolo importante, direi quasi fondante, per una critica del lavoro digitale, un segmento oggi terra di conquista del lavoro autonomo e freelance, ma che offre anche condizioni terribili, da affrontare con molta molta attenzione. Scrive l’autore degli indipendent workers: “many of whom were the first to fall into the deep hole of the current recession..“. Il cuore dell’articolo ruota intorno al prezzo pagato oggi dai talenti, in particolare nell’ambito del settore del publishing. Da leggere;
  • Sul problema della protezione delle opere dell’ingegno dei freelancers, dove si ricorda che “Freelancers Should Adopt the Creative Commons License as Their Copyright”, si può leggere invece “To Share or Not to Share, That is the Question“, pubblicato sul blog FreelanceSwitch.com.

Un cambio di passo, ora chi segue?

Nel mondo IVA si licenzia poco“. Così si esprime (correttamente a mio giudizio) Giuseppe Vitaletti sul Blog di Dario Di Vico “Generazione Pro Pro” dove continua serrata l’analisi e il confronto sui temi del lavoro autonomo. Chi sta seguendo il dibattito può trovare un’importante sintesi su quanto raccolto e raccontato dal Corriere della Sera in questi mesi si trova nell’articolo “Dal fisco al welfare, l’agenda delle partite Iva“, a cui fa seguito la risposta di Giuliano Cazzola, che enumera la miracolosa moltiplicazione delle fattispecie di partite IVA che i Governi dal 1995 in poi sono riusciti con sagacia a genererare e propone l’indecente aumento di ulteriori aliquote INPS affinché le Partite IVA abbiano qualche briciola in termini di assistenza. (Forse il politico PDL non ha capito il livello di tensione che si registra oggi in questo segmento di mercato del lavoro, dove, è vero, si licenzia poco, ma perché non esiste il buoncostume di fare contratti seri né lettere d’incarico. Una tensione che Anna Soru mostra molto cortesemente nella secca replica a Cazzola).

Quanto sta avvenendo per volontà del Corriere in questi mesi è un confronto senza precedenti. Importante e trasversale, come non è mai accaduto.  

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PEC attivata, e adesso?

Come anticipato i professionisti iscritti ad Albo hanno l’obbligo per Legge di attivare una casella di posta elettronica certificata. La scadenza era il 29 novembre. L’ho acquistata dal provider del mio dominio Internet (Aruba). Tempo di attesa per attivazione: 2 giorni. Costo 5 euro + IVA all’anno. Configurazione dell’account online (lato server): semplice. Configurazione dell’account su client: semplice, grazie a videoguide ben fatte. Test passato dopo due tentativi (un piccolo errore di configurazione, mi ha fatto perdere un po’ di tempo). Tempo netto speso per capire, acquistare, configurare, testare: 1,5 giorni. Tempo lordo: 2-3 giorni.

Ora mi chiedo: a che cosa mi serve come giornalista freelance? Lo scoprirò soltanto vivendo, direte. Ma se qualcuno può anticiparmelo gliene sarei grato.


Reverse job training

Ovvero di come imparare dagli errori. Interessante tentativo di Web Worker Daily di raccogliere nella rubrica dei “Consigli dalla trincea” alcune brevi storie individuali di freelance che hanno sbagliato qualcosa nella loro attività e raccontano perché, citando anche piccole pillole di saggezza per chi lavoroa da solo, come, per esempio: “Non tagliare mai i ponti e relazioni“; “Non attendere troppo di conoscere le istruzioni” ecc. Ricordando Thomas Edison, non si tratta di fallire, ma di incappare in strade, pensare idee, impiegare strumenti che non funzionano e vale la pena di raccontare anche queste di storie.


Ultima modifica: 2018-04-02T18:23:15+02:00 Autore: Dario Banfi