L’arte perduta del mulinaro
¿es posible clavar con miradas la brisa?
(È possibile fissare la brezza con lo sguardo?)
Garcia Lorca, Libro de Poemas
Avete mai previsto il vento? Direzione, intensità o durata? O vi siete mai chiesti quale fosse la direzione da prendere guardando unicamente il cielo? In mare ancora molti velisti la prendono come una sfida, ma sempre di più si affidano a strumenti moderni e sofisticati per ottenere risultati più affidabili.
Una volta, invece, non era così. Su questa capacità c’è chi ha costruito un’arte ben precisa in passato, un mestiere di grande valore ed enorme responsabilità, perché da lui dipendeva il guadagno di una giornata di lavoro per tutta la filiera produttiva. Era il mulinaro.
Algoritmi social, troll e la morte della dialettica
Il mondo dei social media sta uccidendo il sapere. Lo sta sgretolando sotto i colpi di relazioni conflittuali, interventi delatori e falsi, lo sta sbriciolando nella sabbia dell’odio, attraverso scarne contrapposizioni prive di una reale volontà di dialogo e di incontro, di un rapporto “sociale”, appunto.
La volontà di comprendere, condividere sapere o capire gli altri, e dagli altri, sui social tende verso lo zero. Stiamo diventando schiavi di logiche politiche preconcette o di posizioni e sapere pregiudiziali. Sempre di più ci si accontenta di negare, sviare e depistare. Talvolta di creare volontariamente il falso. Non saprei dire la dimensione di questo fenomeno, ma sicuramente è in crescita. Così come cresce di pari passo il disagio che provo aprendo in questi mesi Twitter o Facebook.
Che cosa sta morendo? Semplice: la dialettica! Ovvero la comunicazione a due vie, dove un interlocutore trova spazio per confrontarsi sulla base di argomentazioni. Vengono in mente le più antiche forme di dialogo, che si dividevano in sofismi – messi in pratica per depistare l’interlocutore (oggi Platone userebbe tranquillamente il termine “trollare”) – e dialettica, ispirata, al contrario, alla ricerca del vero. Ebbene oggi prevale la prima, a scapito della seconda.
10 cose che ho imparato all’interno della Community di WordPress
Da più di tre anni seguo da vicino la comunità degli appassionati e sviluppatori che gravita intorno a WordPress, la piattaforma più diffusa al mondo per la realizzazione di siti, blog e servizi online. Sebbene mi fossi occupato da tempo di questo software, è solo di recente che ho deciso di entrare come volontario e parte attiva in questo progetto open source. Potrei scrivere un trattato, ma per ragioni divulgative e di sintesi, mi limito a segnalare 10 cose che ho appreso in questo mondo:

Una nuova casa digitale
A partire da oggi ho una nuova casa digitale. Questa.
La grande soddisfazione è di averla costruita da solo, su misura, posizionando mattone su mattone, giorno dopo giorno. Uno sforzo non indifferente dal punto di vista tecnico. Un investimento importante in termini di tempo.
In partenza mi sono dato un obiettivo: avrebbe dovuto essere leggera, funzionale e spaziosa. Avrebbe dovuto contenere i ricordi, ma lasciare spazio al nuovo, raccontare tutto il mio passato, fatto di progetti e iniziative, ma fotografare il presente, con la speranza di migliorare il futuro.
Il metodo Strunz
Sarà capitato almeno una volta in vita a chi lavora da solo, come freelance, oppure, statene certi, vi capiterà almeno una volta, di incappare nella classica trappola del “metodo Strunz”. L’ho battezzato in questo modo e si tratta della sottile formula, usata soprattutto da chi vi conosce poco oppure da chi si immagina di conoscervi meglio di voi stessi, con cui si richiede la vostra disponibilità a fornire valore in termini di immagine, conoscenza o consulenza preventiva, per finalità di branding o benefici altrui, ma che non porta mai a niente. Mi spiego meglio.
Non basta avere buone idee

In epoca post due puntozero le idee di business basate su Internet hanno raggiunto il prezzo storico più basso al chilo. C’è chi sostiene si vendano al mercato dell’ortofrutta, chi abbia trovato bigliettini come nei cioccolatini, ma infilzati sugli ombrellini dei cocktail alle apericene milanesi.
– “Perché non facciamo un’App per incentivare la danza del ventre? Si potranno iscrivere gli appassionati, i proprietari di palestre, le danzatrici che insegnano. Poi faremo questo e poi faremo quest’altro… ”
– “Sto pensando di aprire un negozio online per vendere le mie creazioni in cartongesso. Pensavo di mettere in home page uno slider a tutta pagina con alcuni dei miei pezzi migliori: il calco di un vecchio carburatore del mio Garelli Ciclone, la riproduzione 1 a 1 di uno spartitraffico e altri. Fico, no? “