Geografia economica della classe creativa

Interessante esperimento quello del blog Daytonology che ha provato a disegnare la mappa della città di Daytona identificando le professionalità creative così come descritte da Richard Florida. Daytona Creative ClassIl tema è particolarmente stimolante poiché di recente la cultura bohemienne sembra avvicinarsi a quella digitale, fondendo il sostrato tecnologico con il lavoro intellettuale (lo accennammo su Humanitech già qui, in riferimento a un articolo apparso su D-Web). La città di Berlino sembra avere una particolare sensibilità su questo tema e forse non è un caso che proprio qui si sia tenuto il Web 2.0 Expo di cui ha parlato in questa settimana l’ottimo Alberto D’Ottavi.

Se è vero, come sostiene il Journal of Economic Geography [Cfr.”Emoting with their feet: Bohemian attraction to creative milieu” (file.PDF)], che “the creative people are attracted to places most conductive to creative activity” e questa densità si può misurare con parametri precisi (un Bohemian Index) sarebbe interessante comprendere quale sia il livello di attrattività dell’Italia.

Milano CreativaDi recente una mappa simile venne rappresentata per Milano (cfr. immagine a lato) nel corso del Progetto Strategico Città di Città, ma fu ben lontana dal fotografare l’intero Paese come, per esempio, ha tentato lo studio americano citato, che ha valutato anche il dinamismo degli anni ’90 in Usa e lo spostamento geografico della popolazione dei creativi.

Per la definizione di una mappa sociale e non solo, a mio avviso occorre oggi un’importante patto trasversale tra mondo economico, classe creativa e politica, ovvero tra Liberi professionisti digitali, imprenditori e decisori politici. Un accordo che consenta di comprendere esattamente dove stia migrando questa popolazione e di che cosa abbia bisogno. Sta crescendo sicuramente a Torino e nelle periferie di Milano. Non conosco bene la situazione romana, ma sono certo accada lo stesso. La metamorfosi del lavoro intellettuale autonomo in Italia è infatti evidente, ma si fatica purtroppo a riconoscerlo con il rischio di farsi scappare come al solito le buone “intelligenze fuggitive” (si legga a questo proposito l’ultimo caso raccontato da Rosanna su JOBTalk).

Ultima modifica: 2007-11-12T17:14:02+01:00 Autore: Dario Banfi

Un commento su “Geografia economica della classe creativa”

  1. Che strana e interessante ricerca, Dario. Combinazione era capitato di sfiorare un tema simile – cioè di come la presenza delle creative industries siano segno e stimolo per lo sviluppo, e avevo trovato questa pagina dell’Unesco… http://tinyurl.com/3ak6hy Forte no? :)

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