Disoccupazione morbida

Tito Boeri e Michele TiraboschiEra ora che si aprisse il ventaglio, ricordando che nella discussione di Caserta dei prossimi giorni c’è anche il sistema di Welfare To Work in agenda. L’articolo di oggi di Rosanna Santonocito “Come passare da un posto all’altro” pubblicato sul Sole 24 Ore rimette in pista un tema inopportunamente lasciato troppo in ombra e che il precedente Governo ha rimandato fino all’ultimo senza risolvere (e nemmeno rimaneggiare..), quello degli ammortizzatori sociali. Tito Boeri e Michele Tiraboschi fanno il punto e suggeriscono..

.. una rivisitazione dell’istituto del sussidio di disoccupazione. Senza dimenticare l’azione dei Centri Pubblici per l’Impiego (entro marzo dovrà essere fatto il MasterPlan 2007-2013, va ricordato!) ci cono questioni fondo da risolvere. Così Tito Boeri:

Pochi lavoratori quando perdono il posto riescono ad avere un sussidio di disoccupazione perché gli ammortizzatori sociali esistenti sono molto generosi, ma per una minoranza che usufruisce della sequenza: cassa integrazione, mobilità, mobilità lunga, pensione. Non c’è una ragione per cui una copertura alta sia circoscritta ai lavoratori delle grandi imprese industriali..

Forse c’è e si chiama sistema industriale e sindacale italiano in base al quale tacitamante spesso le parti sociali ottengono bonus strepitosi “in deroga” come contropartita di giochi politici di livello più alto. Il giuslavorista Tiraboschi, invece, ricorda:

Storicamante sbilanciato in favore della conservazione del posto di lavoro degli insider rispetto alla tutela del lavoratore nel mercato, il nostro Paese non possiede una strumentazione efficiente di protezione al reddito dei disoccupati e di quanti sono in cerca di un lavoro..”

Quali soluzioni? Tra le molte indicate, sul finale d’intervista Tito Boeri getta una vera bomba molotov sul tavolo di Caserta: il reddito minimo garantito. Una realtà in Francia e altri Paesi, è ancora un miraggio dalle nostri parti. Visto l’abbassamanto dei livelli di disoccupazione, una seria riflessione sulla questione non farebbe male senza dimenticare che in ogni caso, come ricorda Tiraboschi

[..] l’erogazione di qualunque forma di ammortizzatore sociale dovrebbe basarsi su un’intesa con il beneficiario che deve ricercare attivamante un’occupazione secondo un percorso da concordare con i Servizi Pubblici per l’Impiego.

In altre parole: sussidi sì, beneficenza no. Chi beneficia di coperture dovrà darsi da fare per non pesare sullo Stato (ovvero trovarsi in fretta un lavoro) come avviene già da moltissimi anni nei sistemi di Welfare To Work dei Paesi del Nord Europa. Un linguaggio troppo difficile per noi italiani?

Ultima modifica: 2007-01-10T13:01:03+01:00 Autore: Dario Banfi

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