The future of work

Il futuro del lavoro? Se basato su Internet farà a pezzi i concetti classici di “posto” di lavoro, “carriera”, “organizzazione”, “progetti”, “produttività”, “individualità”, “merito”.

Una bella presentazione di Jeff Brenman da guardare:

Ultima modifica: 2009-10-30T10:09:04+02:00 Autore: Dario Banfi

4 commenti su “The future of work”

  1. più che bella, la trovo inquietante. una specie di versione patinata della selezione naturale, dove vince il più forte, buona per due chiacchiere all’aperitivo milanese. sorry. e quando si dice che l’outsourcing è aumentato del 25 per cento, vorrei sapere di quanto invece si è contemporaneamente contratta la spesa, a fronte degli income, invece di sentire le pippe degli executives. capisco che per alcuni la meritocrazia è una cosa seria, ma qua stiamo ancora a farci cucire i palloni dai bambini, non so se mi spiego.

    una volta in un talk show di quelli fighi ho sentito dire a un giovane manager presumo bocconiano e di buona famiglia (ok, ma era un cliché vivente) dire a un’operaia 50enne appena licenziata che il suo era disfattismo conservatore, che doveva innovarsi, reinventarsi, ecco mi ha fatto un po’ la stessa agghiacciante impressione. un mondo a parte, che può anche funzionare per carità, ma non credo sia il caso di confondere il pane con le brioche, e quando si parla di lavoro in certi termini forse è il caso di aggiungere qualche aggettivo qualificativo.

  2. Bella per come è disegnata (la presentazione), non per i contenuti. A me non inquieta per nulla, mi inquieta il qualunquismo da salotto, quello sì, le metafore sul mondo del lavoro.. Personalmente la vedo come una rappresentazione poco approfondita, ma utile, di ciò che già accade per quelle fattispecie di lavori “basati su Internet”. Scatta una fotografia neppure troppo elitaria. Non credo sia il caso di comparare la condizione di persone in età adulta che perdono il lavoro con chi opera principalmente via Web, magari come programmatore, traduttore, copywriter ecc. Qui non si dice di convertirsi a chissà cosa, ma che c’è chi lavora già in questo modo. Nulla ha a che fare con l’occupabilità, ma semplicemente con gli attrezzi di lavoro di qualcuno.
    P.S. C’è spazio per gli aggettivi qualificativi se vuoi..

  3. ehi, mica ce l’ho con te :)
    che in effetti hai scritto “da guardare”, mica “da leggere”
    ok, buon esercizio di stile, ma nulla più. pura decorazione, e non è un complimento.

    ps “The people out of work today will soon fin jobs again” lo dice lui

    pps C’entra ma anche no, nel senso che non è una risposta, ma me lo hai fatto tornare in mente, ti piacerà :)
    Aging creative class: It’s not just that the phone isn’t ringing, it’s that the world has changed.

  4. A mio avviso, il problema è un altro. Non è tanto la questione che alcuni concetti classici legati al mondo del lavoro vengono meno, ma è il fatto che internet impone la necessità di ripensare ad un nuovo quadro di tutele per i giovani lavoratori. Internet, a mio avviso, sta allargando le possibilità di mettersi in evidenza, ma al contempo sta infinitivamente aumentando anche le possibilità di sfruttamento degli stessi giovani. E quando la persona che collaboriamo o dirigiamo è invisibile ai nostri occhi, ciò ci rende più spietati e senza scrupoli.

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