Regali da restituire

Primo anno di lavoro zero lire, il secondo 50 mila lire al mese. Chiedo un aumento, mi dicono: o così o niente. E io do le dimissioni“. Con il tempo è diventata Annamaria Testa, copywriter di successo. Ricorda a chi vuole iniziare: “La scrittura in pubblicità è breve e dolorosa. Per un buon titolo ci vogliono giorni, settimane“.

Oggi a 56 anni si spara in cuffia i Massive Attack e contribuisce al progetto online Nuovoeutile.

Chi fa della scrittura un mestiere può leggere la bella intervista uscita ieri sul Corriere della Sera, qui disponibile in .JPG. Si conclude così:

Il Web è stupefacente per trovare risorse e farsi venire delle idee. E di questo c’è un gran bisogno in Italia. Sono stanca di pessimismo. Mi piace pensare che una cosa scritta o detta in aula, o un suggerimento[..], possa essere il granello di polvere che fa cambiare la traiettoria. So che è già successo. I regali vanno restituiti, o almeno rimessi in circolo, no?

Ultima modifica: 2009-07-16T09:37:14+02:00 Autore: Dario Banfi

0 commenti su “Regali da restituire”

  1. La tesi dei “regali da restituire” mi convince nel senso di “regalo” come “esperienza”, quindi “comunicazione”.
    Ho aperto un blog su kataweb dal titolo webcapolavori:
    pensate che dalla rete si possano e si debbano attingere solo suggerimenti e belle idee? O l’uomo del terzo millennio lascerà un impronta indelebile nell’arte (come in tutte le altre forme dell’ingegno umano) grazie al web (non solo attraverso di esso, il che appare ovvio).
    Ho pubblicato due piccole raccolte di poesie su ilmiolibro.it e credevo che la necessità della pubblicazione (della comunicazione) avesse una motivazione più intima e idealista come descrivo in “Terapia letteraria … A chi racconterò tutto il tormento che pure solo vorrei dimenticare?”.
    Cioè, non sapendo come cancellare o rimuovere certi ricordi, senza volere o dover ricorrere a terapie o “rimozioni” radicali, medico-psicologiche, non rimane che renderne partecipi anche altri individui. Prendendo coscienza che possono assurgere ad esperienze produttive, cognitive e insieme istruttive…
    Regali, appunto, o semplice comunicazione?

    P.S,
    Coplimenti per il saggio “Liberi professionisti digitali”; voglio comprare anche l’altro volume.

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