Le ombre dello staff leasing

Guardiamo al lato pratico, a che cosa succede, non alle beghe politiche. Lo staff leasing nella sua formula che prevede assunzioni a tempo indeterminato è una novità la cui bontà o inadeguatezza devono essere ancora dimostrate. A questo proposito ieri ho raccolto in maniera molto informale, durante una chiacchierata con persone in staff leasing presso una multinazionale, alcuni fatti per valutare meglio.

E’ indubbio che la scelta dello staff leasing per le grandi società, in particolare per le filiali di multinazionali con sede italiana, sia dovuta molto spesso a questioni di conto economico. Vedendosi bloccate le possibilità di aumentare i costi fissi, per scelte della Corporation, i branch office non possono che mettere in outsourcing il maggior numero di spese. Tra le quali anche quelle legate alle persone. Dovendo, però, fare fronte a continuità produttive difficilmente giustificabili con “progetti” hanno bisogno di risorse a tempo indeterminato. Ergo: affitto di manodopera. Fin qui una mezza [e sono certo che sia mezza] spiegazione sulle necessità. Ci sono poi i vantaggi o svantaggi, a seconda del punto di vista.

In sintesi, ecco alcuni “imprevisti” che capitano a chi è in staff leasing. Ripeto, sono indicazioni di una serie di voci, ma di una singola (grande) azienda. Se è vero che negli istituti principali (ferie, permessi, assicurazioni, previdenza, assicurazioni ecc..) sono in perfetta linea con il personale dipendente c’è però qualche ombra. Mi è stato raccontato questo:

  • a chi è in staff leasing è negato il biglietto da visita (i motivi mi sono oscuri, però) e questo crea non poche difficoltà a chi deve incontrare clienti o presentarsi in pubblico. L’e-mail invece ha dominio aziendale (mah!);
  • chi fa colloqui di lavoro e si presenta come attualmente in staff leasing perde automaticamante punti, come se fosse un lavoratore di serie B, assolutamante da non promuovere a status differente;
  • sempre a livello di crescita professionale, questa volta in azienda, sono di fatto negati percorsi interni di carriera, promozioni e mobilità: le imprese rimandano alla società di staff leasing scelte che questa non attua certamente, per non aumentare i propri costi. Le job opening interne sono riservate, in termini reali, e non solo nominalmente, a chi non è in staff leasing o al mercato esterno. Di fatto lo staff leasing si limita ai livelli impiegatizi e così bloccano il percorso di crescita del singolo lavoratore che se desidera fare un salto di qualità deve abbandonare l’impresa, ma con i rischi al punto precedente;
  • la contrattazione aziendale su bonus, incentivi, premi di risultato e benefit non si estende allo staff in affitto, di conseguenza la RTA (Retribuzione Annua Lorda) a parita di impiego è più bassa e non prevede quote variabili, con evidente ripercussione sulla produttività. La stessa crescita della retribuzione base è molto lenta anche perché un capo ha minore forza nel chiedere un aumento per il proprio collaboratore visto che i passaggi per determinare l’aumento retributivo vedono più persone frapporsi;
  • alle persone in staff leasing sono limitati anche i viaggi aziendali o l’accesso a percorsi di formazione pagati dalla Corporation (aggiornamanti durante convention internazionali) ecc. Le spese per eventuali momenti di formazione sono in carico ai budget di divisione e non alle Risorse Umane. Questo significa che il capo del collaboratore in staff leasing deve ritagliare fette del budget per le persone e non per le attività, cosa che richiede scelte di responsabilità che nella maggior parte dei casi si preferisce “rimandare”;
  • infine le responsabilità: molto spesso il personale in staff leasing viene coinvolto meno in scelte, progetti e impieghi che richiedono maggiore responsabilità o in sfide che richiedono maggiore competizione anche interna all’impresa. Questo significa minori chance di crescita e maturazione di competenze, che vengono limitate a compiti di tipo esecutivo.

 

In sintesi una della maggiori pecche sta nel fatto che l’intermediazione posta dalla società che ha assunto i lavoratori e li ha dati in affitto diventa una scusa per deresposabilizzare i manager nella crescita dello staff o per investire su questo tipo di risorse. Questo sottende un grande rischio, più generale. Chiedereste infatti al vostro fornitore di PC aziendali in affitto di mettere più RAM su una singola macchina? Piuttosto non vi fareste cambiare completamente computer, chiedendone uno più performante a parità di costo?

Ultima modifica: 2007-07-12T10:16:20+02:00 Autore: Dario Banfi

3 commenti su “Le ombre dello staff leasing”

  1. personalmente, se dovessi avere la possibilita’ di chiedere lo svolgimento di un lavoro ad una di queste aziende che tu citi, pretenderei che mi dimostrassero che tutti coloro che lavoreranno al mio progetto siano dipendenti a tutti gli effetti. Per me, infatti, un’azienda che assume e tratta i dipendenti bene, senza dipendenti di serie A e di serie B, e’ un’azienda che puo’ permettersi di ricevere il mio denaro e puo’ offrirmi la serenita’ che tra qualche anno sia ancora li’ ad occuparsi del mio progetto e non sia svanita nel nulla come moltissime bodyrental o simili… interessate solo al guadagno del momento e alla “commercializzazione” del primo che passa per strada.

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  2. Kalos è una buona intuizione, che condivido. Sarebbe una bella cosa se la Responsabilità sociale d’impresa comprendesse regole più orientate alla buona occupazione. Talune Regioni, come Puglia o Lazio, hanno deciso [o meglio stanno lavorando con le nuove leggi regionali contro il sommerso] di agganciare i finanziamenti d’impresa al DURC o alla verifica sulla regolarità nelle assunzioni. Arrivare però a comprendere come vanno le cose internamente alle imprese è molto molto difficile. Se si guarda alla mera logica di mercato, purtroppo quelli che ti offrono prezzi più bassi spesso sono anche quelli che abbattono il costo del lavoro in maniera poco trasparente..

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