Immagini digitali online: non posso fare ciò che mi pare con le foto su Facebook o Google Images

Quali diritti di utilizzo sono associati alle immagini che trovo su Facebook o tramite Google Images? Posso scaricarle e usarle? Posso condividere online, sul mio blog, immagini prese da Instagram? O copiare articoli di un blog e inserirli nel mio giornale? E se scatto una foto a uno sconosciuto, posso tranquillamente postarla su Instagram?

Proviamo a rispondere, partendo dalle basi del diritto, ovvero da una Legge del 1941 (L. 22 aprile 1941 n. 633), nota anche come Legge sul diritto d’autore, per arrivare a ciò che si sta discutendo in sede europea per riformare le norme in materia di Copyright.

Copyright - Immagini - Social Network

Diritti e immagini (o video) in generale

Può una legge scritta quando ancora non esistevano i computer regolare situazioni legate al mondo digitale? Sì. In gran parte ci riesce. Partiamo, dunque, da quel testo per capire di più su immagini (o video) e sui diritti associati. Iniziamo dal tipo di foto o immagini previste dal punto di vista del diritto. Ne esistono tre tipologie:

  • le opere fotografiche (art. 1) con  un “apprezzabile apporto creativo”, che hanno cioè valore artistico e mostrano unicità e creatività;
  • le semplici fotografie (art. 87 – I c.) cioè immagini di persone o cose e fatti della vita naturale e sociale ottenute con il mezzo fotografico o mezzi analoghi;
  • le riproduzioni fotografiche (art. 87 – II c.) ovvero riproduzione di scritti, documenti, disegni tecnici.

Per le prime due tipologie di immagini – anche se in formato digitale – esistono regole che ne limitano l’utilizzo, tutelandone gli autori. In particolare, le opere fotografiche sono coperte da diritto d’autore per 70 anni dopo la morte dell’autore stesso. Le seconde, invece, (semplici fotografie) hanno la stessa tutela, ma per 20 anni. Per le riproduzioni non c’è, invece, alcun diritto associato. Perché si possano rivendicare questi diritti è necessario, tuttavia, indicare:

  • il nome dell’autore o del committente;
  • la data della riproduzione;
  • il nome dell’autore dell’opera d’arte fotografica.

Opere o semplici foto?

Una prima questione da comprendere è che cosa distingue esattamente le opere d’arte dalle semplici fotografie. La spiegazione tecnico-pratica si evince da alcune recenti sentenze del Tribunale di Milano. Per esempio dalla Sentenza n. 12188/2016 pubblicata in data 7 novembre 2016 che ha trattato il caso di un giornale online che ha impiegato una fotografia scattata più di vent’anni fa a Moana Pozzi. Ebbene l’autore ha richiesto danni patrimoniali per l’utilizzo illecito di quello scatto, definito una sua “opera d’arte”. Ma si trattava di una semplice foto – con diritti d’autore decaduti – od opera d’arte, con diritto d’autore ancora vigente? Il tribunale ha rilevato il fatto che, al di là di un’evidente assenza di datazione della foto, risultava assente “uno stile personale dell’autore, né questi aveva indicato gli elementi in base ai quali le stesse avrebbero dovuto ritenersi creazioni artistiche“.

In un altro caso (Sentenza n. 6557/2016 del Tribunale di Milano, pubblicata il 25 maggio 2016), del tutto analogo, il medesimo fotografo ha argomentato la richiesta di risarcimento danni in questo modo: “…nella foto si vede unicamente un pezzo di taxi giallo e, sullo sfondo, un’immagine volontariamente sfocata di una metropoli libera di auto e persone per evitare elementi di disturbo alla persona ritratta in primo piano. L’espressione tranquilla e sorridente suggerita dall’autore, rivela una giovane donna cura di sé ed a proprio agio in città mentre accenna a muoversi. Le foto del servizio non sono foto di moda, ma immagini di una giovane che farà l’attrice e gioca a fare la star seguendo l’indicazione dell’autore in tutti gli elementi necessari alla risultato voluto”.

Per il giudice, tuttavia, questo non determina le caratteristiche di “opera d’arte”, ma ritiene si tratti di una semplice fotografia “di moda, ben riuscita, per la competenza di un fotografo professionista adeguatamente equipaggiato; non si tratta dunque di una rappresentazione originale e creativa del fotografo, volta a esprimere qualcosa di ulteriore e diverso rispetto allo scopo di riprodurre la realtà ritratta“.

Fotografia e diritti di utilizzo

Photo by Seth Doyle on Unsplash.

Fotografare è diverso da pubblicare foto

Scattare foto è un’attività libera, ma ha qualche limite. Poiché non esiste un diritto generale di fare foto “di panorama”, persistono, per esempio, limitazioni legate a zone protette da segreto militare, alla protezione del patrimonio artistico o a diritti d’immagine particolari, come, per esempio, quelli di edifici per i quali i costruttori o gli architetti hanno chiesto di applicare un Copyright. Sapevate, per esempio, che la Torre Eiffel non è fotografabile perché protetta da Copyright?

In  ogni altro caso ciascuno può fare, comunque, gli scatti che desidera e a chi vuole. Attenzione però, perché una cosa è far click con una fotocamera o un cellulare, ben altra è usare questi scatti fotografici nei quali si possano riconoscere le persone ritratterendendoli pubblici, per esempio su Facebook o altri social media.

Fotografare è diverso da pubblicare!

Ogni persona ha diritto di proteggere la propria immagine: nei casi di ritratti di persone (riconoscibili) occorre, di conseguenza, ottenere in maniera esplicita e dimostrabile il diritto alla pubblicazione.

L’autorizzazione a farsi fotografare non equivale cioè all’autorizzazione alla pubblicazione. Sono due cose ben distinte. Se anche ci si mette in posa non significa che si autorizza il fotografo a postare l’immagine su Instagram. La concessione alla divulgazione pubblica va presa in seria considerazione, senza contare il fatto che un’autorizzazione alla pubblicazione potrebbe anche essere revocata nel tempo o (come accade per alcuni contratti professionali) essere legata a determinati media e non ad altri.

Eccezioni alla richiesta di autorizzazione alla pubblicazione

Il consenso alla pubblicazione di foto o video non è sempre obbligatoria: ci sono alcune eccezioni. Queste:

  • foto scattate nell’esercizio dell’attività giornalistica che ritraggano soggetti (persone, fatti, eventi) di interesse pubblico e contestualmente non pregiudichino l’onore, il decoro e la reputazione della persona;
  • quando le persone ritratte non sono riconoscibili;
  • quando le persone ricoprono un ruolo pubblico d’ufficio;
  • quando si tratta di scopi didattici, scientifici o culturali [Nota a parte: la nuova direttiva UE in materia di Copyright vuole escludere i libri scolastici stessi, che a loro volta non possono essere usati liberamente o gli spartiti musicali];
  • per necessità di ordine pubblico (polizia ecc.);
  • quando si tratta di personaggio che gode di notorietà e nei casi in cui l’immagine di questa persona non sia protetta e utilizzata a fini commerciali.

La normativa arriva a regolare perfino l’uso di immagini sostitutive che rappresentano in maniera inequivocabile le persone reali, ovvero l’uso di sosia. Non si possono pubblicare foto di sosia per uso commerciale senza consenso dell’interessato temporaneamente sostituito.

Quale tipo di consenso vale?

Il consenso non può quasi mai essere tacito, fatti salvi i casi in cui il consenso sia desumibile da un comportamento esplicito e inequivocabile. Un esempio, per capire: le foto scattate nei cosiddetti photo booth disponibili agli eventi con un forte impatto social. Si presuppone, in questo caso, che quando un fotografo – incaricato di gestire i canali social e in possesso di una fantastica cornice in cartone con scritto sopra “Facebook” – vi chieda di posare per lui abbia anche il diritto di pubblicare la fotografia che vi ha appena scattato. I casi di consenso implicito, tuttavia, non sono sempre chiari. Bisogna prestare attenzione.

La regola d’oro è infatti quella di avere un consenso scritto o anche orale ma dimostrabile (attraverso testimoni, registrazioni ecc.).

Perché sia valido il consenso occorre inoltre indicare chi è autorizzato a trattare le immagini, eventualmente segnalando i mezzi sui quali sia possibile pubblicare le fotografie e in quali non sia possibile. Caso particolarissimo è quello relativo ai minori per i quali serve sempre il consenso di entrambi i genitori.

Foto dai social: no, non posso usarle come mi pare!

La questione dei diritti d’autore legati alle fotografie e l’equivalente diritto a proteggere la propria immagine sono oggi ampiamente sottovalutati. L’uso indiscriminato di immagini pescate con Google Images o scaricate da Facebook sono comportamenti diffusi e del tutto irriflessi. In realtà, nella maggior parte dei casi, si tratta di violazione del diritto d’autore sulle immagini, che si tratti di semplici fotografie o di vere e proprie opere d’arte.

Per essere ancora più espliciti: usare a piacere fotografie trovate su Facebook e pubblicate dai suoi utenti è illegale. Un giornale non può prendere una foto di un tramonto sul ponte crollato a Genova pubblicata da un utente su Twitter o Facebook per ripubblicarla sul proprio giornale online. Quella foto appartiene al suo autore (e in un certo senso anche a Twitter o Facebook). E se in primo piano ci sono anche persone riconoscibili, che non hanno autorizzato la pubblicazione, la cosa si complica.

Macchina Fotografica - Diario di viaggio

Photo by Glenn Carstens-Peters on Unsplash

Le immagini che si trovano in Rete sono liberamente utilizzabili poiché sono disponibili pubblicamente? No, è un falso! Non sono riutilizzabili, a meno che non sia l’autore stesso ad avere indicato la possibilità di condividerle.

Molti autori, siti di fotografie o altri servizi riportano espressamente questa opportunità. Solitamente avviene attraverso l’applicazione di licenze d’uso particolari, che specificano le condizioni con cui si possono copiare e riusare le immagini. Le licenze Creative Commons, per esempio, sono tra le più note. Consentono – per fare un esempio – nel caso della licenza CC-BY di riconoscere l’attribuzione dell’opera all’autore e l’uso libero delle fotografie, anche per scopi commerciali.

I principi che regolano il diritto d’autore nel mondo digitale sono identici a quelli validi da oltre 70 anni per carta stampata, registrazioni musicali e video produzioni. La L.633/1941 è ancora valida. Da un certo punto di di vista è un bene, per gli autori perché se così non fosse, come ha affermato Maurizio Codogno, intervenuto di recente sul tema durante il convegno “Giornalismo, regole e macchine“, organizzato a Torino da Dig-it, chi crea opere per campare dovrebbe affidarsi unicamente al mecenatismo.

E lo sharing di foto? Quali sono i limiti?

Qui la cosa si complica, perché la condivisione avviene sempre da un punto di partenza (piattaforma online sul quale è stata pubblicata per la prima volta la foto o dal proprio cellulare o da un’altra fonte) verso un’area di “approdo”. Se quest’ultimo si trova all’interno del medesimo social, la questione si sposta alla fonte. Ovvero su chi, per primo ha postato l’immagine o la foto in questione.

Solitamente fa parte delle regole del gioco sottoscritte da ciascun utente in fase di apertura di un account su quel determinato social network accettare anche la postilla che preveda la condivisione dei contenuti (testi, foto, video). Il problema riguarda, invece, l’origine del file multimediale (ma anche dei testi).

Ogni social network e provider di contenuti (da Google Images in giù…) scarica la responsabilità relativa al rispetto del Copyright sugli utenti, intervenendo solo in caso di necessità. In altre parole autorizzano la pubblicazione di qualsiasi contenuto e fanno valere un principio di “presunta innocenza”. Non potendo controllare tutto ritengono, cioè, originale e senza violazioni di Copyright ogni contenuto pubblicato, ma se venisse loro segnalata una violazione dei diritti d’autore e di quelli associati, intervengono per rimuovere il materiale illegale.

In altre parole, Facebook & Co. ritengono gli utenti responsabili in prima istanza di eventuali violazioni. Pur facendo milioni di revenue attraverso un tipo di pubblicità che, guarda a caso, utilizza algoritmi costruiti sui livelli di ingaggio degli utenti dovuto alla condivisione massiva di materiale di ogni genere, non attua alcun controllo preventivo sul Copyright delle immagini che vengono postate. La nuova direttiva UE in materia interviene su questo aspetto e su altre questioni. Vediamone alcune.

La filosofia della nuova direttiva UE in materia di Copyright

A partire dal 2016 è stata approntata la definizione, in sede europea, una nuova direttiva pensata per regolare la materia del Copyright in epoca di social network. Si tratta della “Directive on Copyright in the Digital Single Market“, che si può leggere in italiano sul sito di EUR Lex (e lascio in download qui, in formato .DOC) L’idea è superare la precedente norma del 2001, quando il Web era ai primordi, e affrontare i nuovi modelli di business, armonizzando le regole dei diversi Paesi europei.

Come dichiarato nelle premesse della normativa, la finalità è di contemperare interessi contrapposti: quello di editori e produttori di contenuto, a ricevere adeguato corrispettivo per lo sfruttamento del loro materiale protetto da diritto d’autore, con quello dei fornitori di servizi e dei social network che vogliono continuare a far condividere liberamente materiale online.

Semplificando molto, si può dire che questa norma, ancora in discussione, sia nata anche e soprattutto per recuperare soldi da Google, Facebook ecc., che consentono oggi la condivisione di materiale coperto da Copyright in violazione delle normative nazionali di quasi tutti i Paesi dell’Unione. Non è, però scontato che questo accada, visto l’iter complesso della Legge, che – nel momento in cui stiamo scrivendo – è in discussione in ben tre sedi diverse: Commissione, Parlamento e Consiglio della Nazioni.

Se dovesse andare in porto, e per come è formulata oggi, interverrà a gamba tesa nel mondo dei social e di Google: porrà a carico dei provider e dei social network (Cfr. Art. 11) l’onere di remunerare gli editori per l’uso delle loro pubblicazioni.

Tale remunerazione avrà ricadute sugli autori, che potranno a loro volta far valere i diritti per lo sfruttamento delle loro opere nei confronti degli editori, anche nel caso particolare in cui la pattuizione iniziale dei compensi non prevedesse l’uso delle opere online o sui social network o gli introiti degli editori fossero sproporzionati (in eccesso) rispetto al valore previsto in fase di negoziazione proprio perché non contemplavano esiti legati al Web.

Remunerazione anche dei link (con testo esteso)

La direttiva europea interviene sulla possibilità di veder riconosciuto il diritto d’autore anche sui titoli degli articoli, o sui link agli articoli, qualora venissero collegati all’originale e accompagnati da una spiegazione o un breve testo. Una semplice parola con un collegamento ipertestuale sarebbe esente da questa “tassa sul Copyright”, ma gli abstract, i sommarietti o i titoli linkati all’originale costituirebbero – senza un’adeguata remunerazione dell’editore – violazioni del diritto d’autore.

Come si può intuire è una battaglia aperta tra gli editori e i grandi operatori del Web: Google, Facebook, Twitter, YouTube, Instagram e altri.

La direttiva UE non porrà (se approvata) il Copyright soltanto su articoli, immagini o video, ma anche sul titolo o sui sommari con un link a testi o a media protetti da copyright. Serviranno licenze ad hoc per citare queste fonti.

Le piattaforme online (come prevede l’Art. 13 della direttiva) dovranno siglare contratti di licenza con i proprietari dei diritti, a meno che questi ultimi non preferiscano bloccarne l’accesso o non sia possibile tecnicamente definire un contratto. In caso di mancanza di un accordo gli stessi fornitori di servizi online dovranno disporre misure appropriate e proporzionate, ovvero filtri, che blocchino l’upload di contenuti senza licenza d’uso.

Eccezioni e il caso Wikimedia

Non tutti i soggetti online che metteranno link a contenuti protetti da Copyright dovranno però pagare le fonti. Saranno esclusi gli utenti che faranno questa operazione in modalità “privata” o per finalità “non commerciali”. Tra questi sono contemplate enciclopedie online o piattaforme che rilasciano contenuti con licenze d’uso non commerciali.

Se non traggo alcun profitto dal link che metto all’articolo del Corriere della Sera sul mio blog personale, potrò liberamente condividerlo. Se, però, lo faccio su Facebook, che guadagna indirettamente dalla mia attività, allora è necessario regolare tale condivisione. RCS e Facebook dovranno cioè parlarsi e definire contratti di licenza.

C’è, però, un piccolo dettaglio che potrebbe ingarbugliare la situazione e su questo punto si sono interrogati, per esempio, i responsabili di Wikipedia. Alcune enciclopedie online operano senza scopo di lucro e pubblicano contenuti con licenze particolari, che consentono sì di usare liberamente i materiali, ma lasciano libertà d’uso sui propri contenuti anche per fini commerciali purché non venga alterata la licenza che consente a tutti di operare in questo modo, anche attraverso l’uso di opere derivate.

Ora la questione (seria) è rispondere correttamente a questa domanda: visto che non operano a fine di lucro, ma consentono l’uso dei contenuti a fini di lucro, queste enciclopedie devono remunerare la citazione o il link ad opere protette da Copyright? Se la risposta fosse positiva, tutto il castello di Wikipidia crollerebbe, con un danno incalcolabile per gli utenti della Rete. Se fosse negativa, tutto continuerebbe come è ora.

Purtroppo l’iter di legge non è ancora chiuso e il testo non è chiaro. La vicenda non ha trovato, cioè, un’adeguata soluzione e andrà certamente discussa. Il rischio è che la fretta di portare a casa la Legge entro la fine della legislatura possa fare più danni (per esempio a realtà come Wikimedia) di quelli che cerca di tamponare.

Ultima modifica: 2018-10-07T21:42:51+02:00 Autore: Dario Banfi

28 commenti su “Immagini digitali online: non posso fare ciò che mi pare con le foto su Facebook o Google Images”

  1. Ciao Banfi,
    sono un collega professionista di Bologna e dopo aver letto con attenzione il tuo testo mi è rimasto un dubbio. Le fotografie della seconda metà dell’Ottocento posso estrarle dai siti internet e pubblicarle su un libro ? Vi sono alcuni siti( es. Bridgeman Images ) che ti chiedono denaro per utilizzare foto del 1890,ma allora quali sono le immagini di dominio pubblico? Grazie e complimenti per la tua attività .Antonio Ferri

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  2. Tendenzialmente no. Se sono immagini pubblicate su un sito bisogna chiedere al gestore del sito se può vantare qualche diritto di riproduzione sulle opere. Le immagini di dominio pubblico sono quelle marchiate e distribuite esplicitamente come tali oppure presenti in archivi digitali e non solo (si pensi a conservatorie, archivi storici, biblioteche ecc.) da istituzioni che non possono vantare alcun diritto di riproduzione sulle opere conservate.

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  3. Gentile Dario,
    ho scritto un libro di poesie ispirato ad opere d’arte famose presenti in diversi musei. Si tratta principalmente di opere eseguite tra il 1400 e il 1930 (Van Gogh, Mantegna, Leonardo ecc). Un numero limitato di opere è più recente, intorno agli anni ’50.
    E’ possibile includerle nel libro utilizzando le riproduzioni disponibili in rete oppure ci sarebbe una violazione del Copyright? Ho sentito pareri contrastanti ma sono certa che lei mi potrà aiutare. Purtroppo, senza il supporto iconografico, la silloge avrebbe un impatto diverso sul lettore.
    Grazie mille per il suo prezioso consiglio e buona giornata!

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  4. “E’ possibile includerle nel libro utilizzando le riproduzioni disponibili in rete oppure ci sarebbe una violazione del Copyright?” Dipende da dove vengono prese le immagini. Se sono di pubblico dominio ed è specificato nei termini di diffusione che possono essere realizzare “opere derivate” allora si possono usare. Un esempio sono le immagini pubblicate su Wikipedia, come questa, per esempio (si vedano le specifiche di pubblicazione): https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Mantegna#/media/File:Andrea_Mantegna_109.jpg In alternativa occorre chiedere a chi ha pubblicato le immagini online se sono immagini utilizzabili. Un consiglio: perché non chiede assistenza al suo stesso editore? Immagino abbia redattori esperti su questi temi e un ufficio legale esperto sul diritto d’autore.

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  5. Grazie mille Dario, è stato davvero gentile e molto utile. Ho preferito chiedere a lei perchè l’editore con cui ho precedentemente pubblicato i miei testi (senza immagini) era stato evasivo sull’argomento e mi aveva fatto capire che, se in futuro avessi voluto fare un’opera illustrata, ci sarebbero stati problemi. Ora invece comprendo che non è esattamente così e questa cosa mi fa molto piacere. Preferisco essere io per prima consapevole di tutto per poter proporre all’editore il progetto nel modo migliore, anche se ovviamente si dovrebbe dare per scontato che gli editori sappiano esattamente queste cose. La ringrazio ancora sentitamente per la sua gentilezza e continuerò a seguirla. Buona giornata!

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  6. Grazie Banfi per la risposta, ma vorrei rubarti un altro minuto per farti un esempio: ho bisogno di utilizzare per un libro alcune fotografie realizzate da Felice Beato in Giappone nel 1870 .Le ho trovate e scaricate da un catalogo d’asta e da altri siti di Istituzioni pubbliche. Queste sono sicuramente foto di dominio pubblico. Io stesso potrei possederle. Posso quindi procedere alla pubblicazione? Devo citare da dove le ho scaricate? Grazie e buon lavoro. Cordialissimi saluti ,Antonio Ferri

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  7. Gentile Antonio, grazie per la fiducia, ma bisognerebbe a mio avviso analizzare caso per caso. Quello che bisogna però capire è che esistono fotografie originali e riproduzioni. Se faccio una riproduzione di una riproduzione (un catalogo, una immagine su Web ecc.), non me la cavo rispetto ai diritti associati alla possibilità di riprodurre l’originale. A una rapida ricerca online, ho notato che le foto di Felice Beato (forse non tutte) sono conservate in massa nell’archivio di ALINARI che rivendica diritti sulla loro riproduzione. Lascio a te approfondire i loro termini di vendita e se sono effettivamente regolari rispetto alla legge sul diritto d’autore. Ricorda che i diritti si perdono dopo 70 anni dalla morte dell’autore e che però potrebbero essere stati ceduti a eredi o acquistati da altri (archivi, collezionisti ecc.).

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  8. Ciao, dopo aver letto questo articolo mi è rimasto un dubbio. Ho un blog creato tramite Squarespace e ho pubblicato immagini prese da Zara, H&M, Vogue e IoDonna citando ovviamente la fonte. Si può fare liberamente o ci sono vincoli di copyright?

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  9. Temo che si tratti di immagini con copyright: quasi tutti gli scatti nel mondo della moda sono fatti da fotografi di professione, che cedono i diritti ai propri committenti. Ma sono altrettanto certo che non verranno posti problemi di sorta sulla violazione del copyright, perché in un certo senso sono immagini pensate per fare pubblicità e dunque più girano, meglio è :-) Non stai rivendendo le loro foto traendo profitti, ma implicitamente stai facendo pubblicità alle loro marche. Di conseguenza non credo solleveranno obiezioni, anzi dovrebbero ringraziarti..

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  10. ciao Dario complimenti leggevo con attenzione il tuo articolo. volevo chiederti. devo realizzare un e-commerce per un supermercato e mi servono le foto dei prodotti. Li vorrei prendere dal web semplici foto senza niente di artistico. Puo una persona rivendicare i diritti di autore su una foto semplice di un barattolo di nutella? una foto senza niente di artistico.
    grazie

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    • Ogni foto è stata scattata da qualcuno e di conseguenza ha qualche diritto associato (a meno che venga espressamente dichiarata di dominio pubblico). Per quanto riguarda i prodotti, ti segnalo che di solito le aziende (in particolare le multinazionali) hanno aree dei propri siti Web dedicate a distributori, rivenditori ecc. in cui sono disponibili le immagini ufficiali dei prodotti stessi. E’ loro interesse fornire fotografie corrette affinché la loro merce circoli in rete o altrove con immagini corrispondenti al prodotto. Spesso bisogna registrarsi ma poi il download e la pubblicazione sono libere. Se vuoi dare qualità al tuo sito di e-commerce ti consiglio di prendere immagini ufficiali distribuite dalle aziende stesse, non trovate qui o là.

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  11. Buongiorno Dario,
    complimenti per il tuo articolo molto chiaro.
    Ti sottopongo una questione, sopra riporti che se le immagini sono usate per scopi “didattici, scientifici o culturali” possono essere usate, quindi: se io come insegnante pubblico dei video didattici su Youtube, rivolti ai ragazzi della scuola media, dove commento delle presentazioni multimediali da me fatte anche usando immagini della rete (opere d’arte soprattutto), questo uso è lecito?
    Mi pare di capire anche da risposte ad altre domande che le immagini prese da Wikipedia possono sempre essere usate.
    Invece, se trovo immagini di trattati storici, disegni soprattutto, sono di libero uso trattandosi li libri scritti anche diversi secoli fa, oppure ne detengono il diritto di immagine i musei che conservano queste immagini (fermo restando che se le trovo su Wikipedia, posso considerarle libere.
    Grazie per la tua competenza.

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    • Buongiorno Fabrizio. Per la didattica esistono regole specifiche. In linea di massima è consentito usare immagini coperte da copyright senza richiedere autorizzazione all’uso. Nella cultura anglosassone (americana, in primis) si chiama fair use. Qualche approfondimento su Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Fair_use In Italia lo stesso principio è rimarcato dall’art.70 della Legge sul diritto d’autore: “1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.” A questo comma ne è stato aggiunto uno di recente, che parla proprio del suo caso (YouTube): “1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro.”

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  12. Gentile sig. Banfi,
    complimenti per il testo,avrei bisogno di farle alcune domande sul mio esempio specifico.
    Vorrei aprire una pagina Instagram o Facebook utilizzando solo foto che arrivano da giornali di auto e moto di tutto il mondo.
    Queste riviste son gia´scannerizzate e presenti su altri siti dove non si assumono la responsabilita´nel caso venissero usate.
    A me servono solo le foto,i testi verrebbero scritti da me,son costretto ugualmente a citare gli autori?
    Oppure devo proprio chiedere il permesso singolarmente prima di scaricarle dai Pdf?
    Non si e´ben capito comunque se in caso di errore basti togliere il materiale postato o si va incontro ad una richiesta di risarcimento.

    La ringrazio anticipatamente per la risposta.

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    • Se sono immagini coperte da copyright, sono immagini protette, per le quali servono autorizzazioni all’utilizzo. Sulle riviste di solito è indicato da qualche parte (per esempio nel colophon) se la riproduzione è riservata. Può controllare. Se è fortunato, magari trova indicazioni diverse. Le richieste di danni possono anche essere economiche, ovviamente, e di solito il danno viene misurato sulla base del valore economico o di business che viene generato. Attenzione che se il proprietario delle immagini fa richiesta a Facebook di rimozione di materiale protetto da diritto d’autore, le possono chiudere la pagina senza preavviso.

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  13. Gentile signor Banfi per un lavoro di cittadinanza ho realizzato un video sulla strage di Capaci di circa 6 minuti nel quale ho inserito musiche, foto e video (alcuni tratti da trasmissioni televisive o tg dell’epoca) trovati in rete. L’insegnante adesso mi chiede se questi strumenti sono liberi da copyright per pubblicare eventualmente il video. Posso ovviare al problema dicendo che non è a scopo di lucro? ed eventualmente scrivendo che le immagini e i video sono reperibili in rete?

    Rispondi
    • L’articolo 70 delle Legge sul diritto d’autore dice così: “1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.
      1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro.

      Direi che ci siamo, è il tuo caso. Il fatto che altri abbiano fatto uso di immagini o video non giustifica il tuo impiego. Lo giustifica il fatto che il tuo scopo sia nell’ambito delle ricerca, della scuola e senza scopo di lucro.

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  14. La ringrazio della sua consulenza. Vorrei porle un quesito.
    Ho pubblicato sul un mio sito una sola foto di uno scorcio di panorama. La foto non aveva nessuna firma ed era pubblicata su Google come foto senza copyright e pubblicabile.
    Mi arriva adesso uno studio di avvocato che mi chiede il pagamento della proprietà della foto. la foto mi viene fatta vedere prima senza firma e successivamente firmata.
    Mia figlia, che studia giurisprudenza mi dice che, prima di inviare una richiesta di denaro bisogna fare una ammenda a togliere la foto pubblicata. Mi dicono in molti che su questa materia ci sono molte truffe da studi e pseudo fotografi che approfittano di queste situazioni . La pregherei darmi un suo prezioso suggerimento. La ringrazio

    Rispondi
    • Purtroppo il fatto che Google Images riporti indicazioni relative a foto “senza copyright” non significa nulla. Lo stesso Google riporta un avviso in cui non assicura la veridicità di quanto dichiarato da chi mette le foto stesse su Internet.
      E’ vero: la prassi vuole che si proceda prima attraverso una diffida ed è possibile che si tratti di una truffa. Certamente non proceda al pagamento di alcunché.
      Se capitasse a me cercherei di parlare al telefono con il sedicente avvocato, rintracciando il suo studio (se davvero esiste). Mi farei dare i suoi estremi, indicando che verrà contattato da un mio avvocato e che nel frattempo procederò con la segnalazione del fatto alla Polizia Postale.

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  15. Salve, complimenti per il testo ma dopo aver letto attentamente l’articolo mi rimane comunque qualche dubbio. Vorrei aprire un blog di commento delle partite di calcio. Purtroppo nei siti più famosi di fotografie CC trovo ben poco. potrei utilizzare ad esempio la strategia di linkare la fonte e l’autore della fotografia? Se faccio lo screenshot durante la partita rappresenta una violazione? Se successivamente dovessi decidere di inserire la pubblicità all’interno del mio blog, potrei utilizzare le fotografie solo a scopi non commerciali?
    La ringrazio anticipatamente

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    • Sono tre domande. Andiamo con ordine. 1) Linkare risorse e fonti di altri non cancella una violazione di Copyright. La maschera solamente: non è una soluzione, mi spiace. 2) Per quanto riguarda gli screenshot, la materia è piuttosto controversa. Applicando un principio generale si può dire che trattandosi, in pratica, di un frame di un contenuto video protetto sarà anch’esso protetto. Non va dimenticata, tuttavia, un’eccezione che riguarda le finalità giornalistiche. Non so se è il caso in questione, ma per chi svolge questa attività, anche online, non sussiste violazione di Copyright quando si mostra un’immagine a scopo informativo. 3) No. Se si usano immagini con copyleft e licenza “CC No-Commercial” (se ho capito la domanda) non potranno essere usate in associazione ad advertising. Si potranno usare solo immagini CC diffuse senza questo divieto.

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  16. Salve, dopo aver letto il suo interessante articolo ho bisogno di un chiarimento.
    Sono un illustratore e per i miei lavori cerco spesso, come riferimento, immagini e fotografie che trovo nei social media.
    E’ lecito l’utilizzo di queste fonti senza l’ autorizzazione dell’ autore ?

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  17. Buonasera. Innanzitutto la ringrazio per aver sciolto alcuni dei miei quesiti. Vorrei chiederle, però, essendo in procinto di attivare la mia attività di grafica pubblicitaria dove vorrei utilizzare le foto elaborate che ritraggono le mie figlie, se c’è bisogno di doverle registrare e se c’è bisogno di un’autorizzazione anche da parte della mia ex moglie per poterle utilizzare. Grazie per il suo tempo 🙏

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    • Iniziamo dalla seconda questione: se i figli sono minori serve l’autorizzazione di entrambi i genitori alla pubblicazione delle foto. Per la necessità di “registrare” le foto, non comprendo bene. Se intende proteggerle con qualche forma di Copyright, basta indicare sulla pagina le condizioni di rilascio in pubblico delle immagini. Se desidera rendere più forte la protezione, può inserire un trademark direttamente sulla foto oppure impostare una fingerprint (impronta) invisibile attraverso software specializzati nel marchiare le immagini, come “Digimarc Barcode” o simili.

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