Ogni lavoro è atipico
Forse avrebbe titolato così Safran Foer l’articolo di oggi di Michele Tiraboschi sul Sole 24 Ore (.PDF) – che a mio giudizio appare assai poco decente per mancanza assoluta di dati Inps a suffragio delle tesi espresse e altri dettagli – in cui il giuslavorista, citando il ministro Sacconi, afferma:
“Nessuna attività lavorativa è di per sé inidonea ad essere configurata come collaborazione“.
In pratica il Governo “archivia” la circolare Damiano sui lavori che non possono essere svolti a progetto e tira silenziosamente lo sciacquone.
Diritti, nudità e vergogne
Sono passato alla strip conference. Ecco un resoconto per chi sta seguendo la vicenda.
Età media 35 anni, un diploma in tasca, a eccezione di Paola che si è laureata in Scienze Politiche. Da sei anni lavorano al Call Center dell’Azienda Ospedialiera di Legnano, con contratti a termine: Adecco, eWork e poi LavoroPiù sono le tre agenzie di somministrazione che hanno vinto gli appalti. Il personale, però, non è mai cambiato, sono rimaste loro, 11 ragazze oggi messe alla porta. Un susseguirsi di contratti a termine le ha riconfermate, pur cambiando le agenzie. Nessun giorno di interruzione in sei anni. Lo stop è arrivato per questioni legislative, oltre che – come dichiarano le ragazze – “per tagliare i costi”. Dopo l’entrata in vigore della cosiddetta Legge Brunetta (D.L. 112/2008 – che all’art. 49, comma 3, ha recepito la legislazione del settore privato del Protocollo sul Welfare, Legge 247/2007 del Ministero Damiano) non è più possibile iterare contratti a termine oltre i tre anni, di conseguenza è stato dato loro il benservito. Una settimana prima, senza preavviso di alcun genere (la società di lavoro interinale si è giustigficata con un “Lo sapevate che vi scadeva il contratto!”…) è stato comunicato il termine definitivo. Il caso, come noto, è diventato nazionale, grazie a YouTube. Brunetta, intervistato, ha rimarcato che non si tratti di “licenziamento”, ma di normale scadenza dei termini.
Loro non ci stanno ed ecco la provocazione. Ne sono consapevoli, visto che lo dichiarano apertamente.

[Foto: Humanitech.it]
Salgono sul palco per presentarsi, raccontano di avere ricevuto qualche centinaio di e-mail di solidarietà.
Galliani e pollai
Il gruppo degli autori di noiseFromAmeriKa è piuttosto bravo, devo dire. Perfetta la definizione dell’effetto Galliani applicato al caso Alitalia.
Strip conference, denudate dei propri diritti
Domani, ore 11:00 al Teatro della Cooperativa (via Hermada) a Milano. Unica nel suo genere, ci sarà la prima strip conference. Le dirette interessate spiegano di che si tratta.
Autonomo disorganizzato
Potrei essere definito così e non mi dispiace affatto, visto che è un requisito per non pagare l’IRAP. Per chi volesse sapere se deve o meno pagare tale tassa, riservata tradizionalmente alle imprese e che ho pagato pure io negli anni passati (!), ho risolto finalmente la questione. Niente IRAP perché – secondo quanto stabilito dalla Corte Costituzionale – “il presupposto indispensabile per l’assoggettamento a Irap degli esercenti arti e professioni consiste nello svolgimento di un’attività autonomamente organizzata“, che prevede cioè:
– impiego, non occasionale, di lavoratori dipendenti o collaboratori, anche nel caso in cui siano stati assunti con contratti a progetto;
– utilizzo di beni strumentali che, per qualità o valore, eccedono oggettivamente le necessità minime per l’esercizio dell’attività;
– disponibilità di uno studio.
P.S. L’Agenzia delle Entrate suggerisce che per la valutazione circa l’esistenza o meno dell’autonoma organizzazione, può essere effettuata prendendo come *possibili* indici i requisiti stabiliti per il regime fiscale agevolato dei “contribuenti minimi”, introdotto dalla Legge Finanziaria 2008 (cosiddetto forfettone). Attenzione: non è esattamente la stessa cosa!
Cronache dal Mgiv/9
Ultimo post sul Mgiv. Una sintesi, una valutazione d’insieme, con tanto di pagelle :-) e una piccola analisi sul mercato giornalistico.
Niente male. Il mio giudizio sul modulo del Master che ho frequentato è piuttosto positivo. Lo dico a mente libera da questioni economiche non avendo speso un euro. Difficile dire se sborsando la cifra piuttosto elevata (per le mie tasche) prevista per i non-borsisti sarei della medesima opinione. Credo, però, di non sbagliare dicendo che i punti di forza del MGIV sono almeno due:
1) l’elevata preparazione e qualità del corpo docente, che costituisce il cuore di ogni corso di aggiornamento. Tutti molto bravi nella rispettiva area professionale. Il Gip Salvini mi è piaciuto molto, così pure Ciconte e Falesiedi. E se dovessi azzardare una valutazione complessiva, personale, basata sulle esperienze portate in aula, sulle conoscenze e la capacità di comunicare oltre al valore aggiunto dei contenuti che serviranno alla mia professione concretamente, questa è una mia piccola classifica:
| Leonida Reitano | 6,5 |
| Enzo Ciconte | 8,0 |
| Guido Salvini | 8,5 |
| Loretta Napoleoni | 7,5 |
| Maurizio Milano | 6,5 |
| Claudia Segre | 7,0 |
| Mauro Falesiedi | 8,0 |
| Gianfranco Gargiulo & Massimino Boccardi | 7,5 |
| Roberta Bruzzone | 6,5 |
| Fabio Mini | 7,5 |
| Francesco Truglia | 7,0 |
| Media | 7,3 |
2) il secondo elemento è la buona capacità organizzativa dell’Associazione Giornalismo Investigativo.
