Affare e disfare
Seguendo il caso Alitalia non riesco a togliermi dalla testa questa frase di Matteo Arpe raccolta da Milena Gabanelli in un’intervista (giornalisticamente spettacolare!) pubblicata sul Sole qualche giorno fa:
“[…] Il sistema estero cerca buoni investimenti, il sistema italiano cerca buoni affari. Mi spiego: l’investimento si ha quando c’è un rischio molto importante e i ritorni solo legati al medio-lungo periodo, l’affare è subito conveniente con pochi rischi.”
Questioni di lingua
[Due brevi]
1. Perché nessuno fa notare che il contrario di precario non è flessibile, ma stabile?
2. Se l’accordo Alitalia dovesse andare in porto, con i tagli al costo del lavoro previsti da CAI, con la messa in cassa integrazione per 7 anni (!) di 7.000 persone e questa cordata pagasse veramente il prezzo di 400 milioni di euro l’operazione, propongo di chiamare i promotori del salvataggio non più imprenditori, ma semplicemente prenditori.
Lo scandalo degli Sportelli Biagi
La prima importante sperimentazione di servizio che avrebbe dovuto fornire un raccordo tra Pubblico e Privato – così come previsto nella Legge Biagi (ex. art. 13 del D.Lgs 276/2003 – Qui la Circolare Maroni del 2004) – è miseramente fallita. I cosiddetti “Sportelli Biagi” chiudono a Milano dopo soli due anni e mezzo di attività: hanno ricollocato stabilmente 32 persone e speso per questo 4 milioni di euro! “I fondi sono serviti a pagare le strutture, i dipendenti del Comune e le Agenzie private per il lavoro“, scrive il Corriere della Sera. Il business legato ai lavoratori svantaggiati non è nelle corde delle Agenzie private: lo si poteva intuire fin dall’inizio. La maggior parte degli impieghi era infatti a termine, secondo una logica che ricalca perfettamente la convenienza delle Agenzie.
La questione mi sta particolarmente a cuore, anche perché ho visto nascere questi sportelli. Nel periodo in cui il Ministero del Welfare (Maroni) aveva affidato a Italia Lavoro la selezione delle 7 Agenzie a Milano stavo svolgendo un tirocinio formativo proprio in quegli uffici. Mi accorsi subito della ridondanza dei costi e dell’impianto eccessivamente burocratizzato dell’iniziativa, oltre che dell’imprinting politico che serviva principalmente a creare immagine. Non mi stupì l’enfasi della conferenza stampa di presentazione. In molti, però, abboccarono. Seguendo nel tempo la vicenda ero certo che la fine che avrebbe fatto era esattamente questa.
In archivio ho qualche articolo sull’evoluzione: uno (“Fondi per lo sportello Biagi, a noi solo briciole“) riguardante la contestazione dell’allocazione dei fondi da parte della Provincia di Milano; l’altro di Avvenire (“Sportelli Biagi, un primato in bilico“) che faceva un primo bilancio (positivo). A dicembre 2006 parlava di 28 persone assunte. Oggi sono 32: questo significa che in 18 mesi di lavoro ne hanno ricollocati soltanto 4!!
Partite IVA che gozzovigliano
Come scrive il mitico Spezzachini, è difficile non farsi prendere la mano dalle richieste dei lettori (Cfr. il geniale post sulla Ranking Desease dei blogger)… Ecco accontentati i molti che finiscono su questo blog cercando le novità sul recupero dell’IVA per i professionisti “che gozzovigliano”.
Qualche specifica sulla variazione introdotta con il DL 112/2008 sulla detraibilità dell’IVA per prestazioni alberghiere, somministrazione di alimenti e bevande e sulla deducibilità dai redditi (qui la circolare dell’Agenzia delle Entrate che chiarisce):
A) DETRAIBILITA’ DELL’IVA
Dal 1 settembre 2008 è possibile detrarre totalmente l’Iva relativa ai servizi alberghieri e di ristorazione, salvo l’ipotesi che le stesse riguardino spese di rappresentanza. I presupposti:
Somme algebriche nei call center
Permettetemi una freddura, ma leggere Arnald non soltanto è catartico, ma contagioso.
Oggi sul Corriere della Sera il bravo Massimo Sideri presenta un’inchiesta sulle conseguenze legate alla Legge sulla Privacy (“Stop alle telefonate. E a 30mila posti” .PDF): i call center non potranno più importunare chi non dà il consenso a usare il proprio numero telefonico per il telemarketing. Sono a rischio 30.000 posti di lavoro. Contemporaneamente Il Sole 24 Ore segnala che i precari dei call center che sciopereranno a breve per il riconoscimento dei propri diritti sono… esattamente 30.000!
Quali posti taglieranno secondo voi?