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Banditismo e disoccupazione

La rassegna stampa (.PDF, 2.28 MB) di oggi sui temi di lavoro è ovviamente dominata dal caso Alitalia (qui anche quella online). In questa brutta storia, quello che più mi colpisce è l’esultanza dei dipendenti per il mancato accordo, dopo che – stando alle dichiarazioni – tutti i sindacati, compreso CGIL (escludendo il personale di volo), avevano firmato l’accordo.

Il Tg1 ieri sera [commento del tutto anomalo] ha parlato di “suonatori sul Titanic“. Lo slogan più diffuso tra i dipendenti Alitalia, che hanno riportato tutti i giornali: “Meglio falliti che in mano a dei banditi!“.

Per converso, a me vengono in mente altri slogan del tipo “Un lavoro qualsiasi è meglio di nessun lavoro” (citato da Bill Clinton, 1999; Antonio Fazio, 1999; Emma Bonino 2000 ecc.) e “Nessun lavoro è così duro come non lavorare” (da un manifesto dell’Ufficio di coordinamento federale di iniziative per disoccupati in Germania, 1998), prontamente smentiti dai lavoratori Alitalia ieri. Come titola Italia Oggi, hanno scelto le mutande.

E c’è da chiedersi: perché? E’ realmente un suicidio professionale?

Le possibili ragioni di un comportamento del genere:

– le proposte di CAI erano indecenti; i lavoratori hanno una dignità da difendere e preferiscono affrontare una fase di disoccupazione e di ricerca di un nuovo lavoro piuttosto che svendere il proprio lavoro (un lavoro qualsiasi non è meglio di nessun lavoro);

– i lavoratori si fidano del mercato dei compratori possibili di Alitalia oppure del mercato del lavoro, che consente una mobilità sociale tale da rendere una perdita di lavoro non preoccupante;

– il periodo nelle mani degli amministratori pubblici li ha abituati così bene da accecarli sulla situazione attuale e di mercato;

– i lavoratori pensano che tanto mobilità; cassa integrazione e tric e trac vari aggiusteranno per anni la loro posizione: lo Stato li ha assistiti in passato, lo farà anche in futuro.

Questa storia è davvero emblematica e mette a nudo radici profonde che legano lavoro e dignità. In epoca di crisi, nessun lavoro è dunque meglio di un pessimo lavoro qualsiasi? Lavorare per dei banditi è inaccettabile? A pensarci bene il caso Alitalia è molto più del caso Alitalia. 


Disastro Alitalia

Crack AlitaliaSe fosse per me, metterei anche Governo e CGIL in amministrazione controllata.

Si può?

P.S. CAI è tornata ad essere soltanto la sigla del Club Alpino Italiano.


Terminazioni nervose

Primi esperimenti di circumnavigazione della Riforma Damiano sui contratti a termine. Li mette a segno la Pfizer, che non assume i precari a termine dopo 3 anni.

Tempo fa scrivemmo che sarebbe finita così e che i fuoriusciti dal girone infernale del precariato triennale (perché poi 3 anni e non 2,5 o 20 mesi? chissà…) avrebbero probabilmente aperto una partita IVA.

Questioni invisibili, marginali, si dirà, che spariscono nei grandi numeri del mercato del lavoro, gli stessi che – grazie a queste dinamiche – attesteranno pure che l’occupazione cresce.


Il mezzo non è il messaggio in questo caso

Avere un blog, un profilo su MySpace o FaceBook aiuta i candidati che cercano un lavoro?

Geek e tecno-entusiasti è inutile che rispondano: il solo fatto di bazzicare nella blogosfera significa per loro essere up-to-date, all’altezza insomma dell’evoluzione della specie. Un gradino più in alto. In realtà avere un profilo digitale non rappresenta di per sé nulla: scambiare la capacità di usare uno strumento di comunicazione con la buona capacità di comunicare può addirittura diventare deleterio.

Lo racconta Auren Hoffman:

“The candidate is nice but he doesn’t have any social networking profiles.” For certain jobs, that’s equivalent to putting a big “I’m anti-social” sign on your back … which might be fine if you are stuck in the back of an accounts receivables department but not if you are expected to be creative […]


Mobilità del lavoro

Crolla Lehman Brothers, un crack senza precedenti. Le foto degli impiegati che escono dalla sede di New York con scatoloni in mano fanno il giro del mondo. Ma c’è anche un altro punto di vista, catturato con questa mirabile foto di CVerwaal, dal titolo “Job recruiters watching Lehman Brothers“, che illustra molto bene la differenza tra il mercato del lavoro americano e il nostro.

Job Recruiter
[Fonte: Flickr – CVerwaal]

Forza Job Recruiter italiani! se per voi “mobilità” non è soltanto quella invocata dai sindacati e se avete un minimo di palle andate fuori dalle sedi Alitalia con i vostri cartelli.   


E’ un mondo difficile, passione ci vuole

Così diceva Walter Veltroni nel suo discorso di apertura della campagna elettorale:

Il Partito democratico, un partito aperto che si propone, perché vuole e ne ha bisogno, di affascinare quei milioni di italiani che credono nei valori dell’innovazione, del talento, del merito, delle pari opportunità. Quei milioni di italiani che nelle imprese, negli uffici e nelle fabbriche dove lavorano, nelle scuole dove insegnano, sentono di voler fare qualcosa per il loro Paese, per i loro figli“.

A soli 20 anni la figlia – si legge oggi sul Corriere della Sera – al quale il padre ha acquistato un appartamento a Manhattan, “ha fatto l’assistente in un film con Verdone e Silvio Muccino e in «Manuale d’amore 2» di Giovanni Veronesi“.


Ultima modifica: 2018-04-02T18:23:15+02:00 Autore: Dario Banfi