Humanitech – Il mio blog dal 2006

Gli annunci di lavoro di 30 anni fa

Non chiedetemi perché, ma mi sono ritrovato in mano una copia del Corriere della Sera di domenica 1 febbraio 1976. Non saprei dire se la domenica era giornata di annunci di lavoro, ma quelli pubblicati hanno tutta l’aria di essere RPQ (Richieste Personale Qualificato). Gli annunci più grandi riguardano un direttore commerciale, un direttore di stabilimento, un ingegnere meccanico, una segretaria ufficio vendite e ragionieri. Insomma in termini di domanda (o di strategie di recruiting) non mi pare sia cambiato molto a distanza di 30 anni .

Tre grandi diversità, però, saltano all’occhio: 1) non esistevano società di selezione; 2) non c’erano profili lavorativi in inglese [Key account manager e via discorrendo..]; 3) anche qualche richiesta di impiegati si nascondeva tra le ricerche di supermanager.

Ricerca HoneywellAllora come oggi si richiedeva l’essere giovani, conoscere l’inglese ed esperienze di settore. E altra cosa, gli annunci occupavano una sola pagina: i giornali campavano sulle vendite, non sulle inserzioni.

Interessante questo annuncio per la ricerca di un “protoinformatico” addetto a un sistema di General Electric usato da Honeywell per processi di automazione. Trent’anni fa quelli che noi chiamiamo EDP manager erano soltanto “tecnici di manutenzione” e i computer “calcolatori di processo”.

[Fonte: Corriere della Sera, 1 febbraio 1976]


Le età del lavoro

Segnalo il bellissimo dossier dal titolo Le età del Lavoro sul sito dedicato al forum Economia e società aperta del prossimo 9/12 maggio 2007 organizzato dall’Università Bocconi e dal Corriere della Sera. Tre le altre cose, un Pietro Ichino da leggere (si veda la parte sui contratti a termine e la crescita dell’occupazione nel Governo Berlusconi!!!), un’interessante intervista di Rosanna Santonocito centrata sulla “flexecurity secondo Damiano” e il Luciano Gallino pensiero in pillole.


Partecipazione e produttività

Scrive oggi Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera che le due vie per migliorare il reddito medio pro capite di un Paese sono l’aumento della partecipazione al lavoro oppure l’aumento della produttività. Meglio se tutte e due insieme. Vero. E che i progressi della Spagna si devono in gran parte alla crescita del lavoro a tempo determinato. Aggiunge poi:

“Un posto stabile è senza dubbio meglio di uno a tempo determinato e l’insicurezza dei lavori precari è certamente all’origine di molti guai delle nostre società, ad esempio il fatto che i giovani attendono a lungo prima di formare una famiglia e non nascono più bambini. Ma la soluzione non può essere l’eliminazione dei lavori a tempo determinato. Non può esserlo perché l’alternativa a un lavoro precario è nessun lavoro, non un lavoro stabile”.

A parte che c’è anche il lavoro nero dalle nostre parti e che in Spagna hanno avuto l’intelligenza di riconoscere molto nettamente i margini del lavoro autonomo, dedicandogli addirittura uno Statuto specifico (che anche da noi sarebbe utile per fare luce su tutto il cosiddetto grigio che ci portiamo dietro dai tempi delle Co.Co.Co), e la sensibilità di puntare sulle pari opportunità (si veda quanto approvato in Parlamento ieri!), non credo sia sufficiente risolvere la questione così:

“La soluzione è la mobilità. I giovani, e non solo loro, sempre più troveranno posti precari: il problema è come aiutarli ad uscire dal circolo vizioso del precariato. Questo richiede mobilità sociale, cioè meritocrazia e buone scuole”.

Non avendo avuto successo la precedente provocazione sui licenziamenti facili, subito controbattuta da Tiziano Treu sulle colonne del Corriere della Sera, oggi Giavazzi sostiene che la mobilità sia incardinata in primo luogo all’intelligenza del singolo, magari formata presso le scuole dell’obbligo e le Università. Non più libertà di mobilitare, ma mobilità dei più liberi.

A questa posizione è semplice contrapporre i dati più recenti sulle retribuzioni o l’occupazione dei (neo)laureati: si vedano l’ultimo rapporto di Almalaurea o le analisi del sistema Excelsior di Unioncamere degli ultimi 10 anni sulla domanda delle imprese che cercano più diplomati che altro. Due indizi che lasciano pensare che siano più problematici il sistema d’impresa e la cultura dell’impiego delle intelligenze sul mercato rispetto al nostro sistema formativo. Ricordo un dato su tutti, tratto dalle indagini Istat sui laureati in Ingegneria: il 14,7% degli imprenditori che li assume non li impiega come laureati, ma in base alle loro conoscenze da diplomati.


Lavoro è temporaneo il business no

Un paradosso dei tempi moderni.

L’industria che si occupa di lavoro temporaneo viene definita dagli addetti ai lavori Staffing Industry. Nel suo complesso non si occupa soltanto di lavoro a termine, ma anche di molto altro come la selezione, lo staff leasing e in alcuni casi, per le attività di fascia alta, di head hunting ecc. Stando alla più recente indagine su questo mercato (The Globalization of the Temporary Staffing Industry), condotta dalla School of Environment and Development dell’Università di Manchester, il business delle prime 20 società al mondo è ampiamente decollato e tutt’altro che temporaneo.

Questo il loro peso a livello mondiale al termine del 2005.

Gruppo Origine Fatturato (Milioni di dollari)
Adecco CH 22.732,00
Manpower US 16.080,40
Vedior NL 8.125,80
Randstad NL 7.873,80
Kelly Services US 5.289,83
Crystal JP 5.100,00
Allegis Group US 4.382,43
United Services Group NL 3.544,70
Robert Half US 3.338,44
Hays UK 2.981,82
Staff Service JP 2.958,00
Volt Information Services US 2.177,62
Spherion US 1.971,67
Tempstaff JP 1.862,10
MPS Group US 1.684,70
Pasona JP 1,680.48
Express Personnel Services US 1.550,00
Hudson Highland US 1.428,27
Labor Ready US 1.236,07
CDI Corp. US 1.133,58

[Fonte: The Globalization of the Temporary Staffing Industry – 2006]


La circolare fantasma

Sempre sulla lotta al sommerso e al lavoro irregolare. O in altri termini, per chi ama questa dizione “alla precarietà”. Come noto, nella recente manovra finanziaria sono state elaborate alcune norme relative all’Emersione e alla Stabilizzazione delle Co.Co.Pro (ovviamente applicabili là dove questi contratti sono utilizzati in maniera illecita). Si tratta di due soluzioni distinte. La prima riguarda i contratti di collaborazione non regolari: questi possono essere regolarizzati entro e non oltre il 30 aprile 2007. Il secondo intervento è dedicato alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro in nero, per i quali i benefici valgono fino al 30 settembre 2007.

A 40 giorni dal termine per la regolarizzazione delle Co.Co.Pro la circolare interpretativa di tutto l’impianto (tecnicamante dei commi 1192-2010) è diventata un fantomatico foglio di otto pagine che vagola per le stanze del Ministero in cerca d’autore. La patata è bollentissima, dicono fonti vicine a questo blog [fatemi sentire importante, suvvia..]. Le questioni più spinose: la finestra temporale di applicabilità del condono (che non va chiamato così, ma “sanatoria”, dicono, anche se di condono si tratta); la tombalità o meno delle irregolarità pregresse; la formula conciliatoria che comprende i sindacati (e che Pietro Ichino aveva duramante contestato dalle pagine del Corriere della Sera) e le implicazioni di carattere penale per la questione “sanatoria contributiva”, visto che è la prima volta che si affronta la questione.

Insomma, per farla breve, la finestra temporale per  sanare i Co.Co.Pro si stringe, nessuno dice come bisogna fare e il lavoro di interpretazione diventa sempre più precario, come l’oggetto del contendere.


Net head hunting

I manager si cacciano anche via Web, lo scrive il Sole 24 Ore oggi (l’articolo è in questo link). Come prevedibile Internet è usato per trovare informazioni sulle persone. L’autore del pezzo, Cristina Casadei, che ama tingere di rosa i temi legati al management, non distingue però correttamante tra chat e forum.

Come fanno gli amici di Monster.it a “intrufolarsi” nelle chat aziendali, che prevalentemente oggi sono basate su instant messanger?

Credo che al contrario, siano invece i newsgroup e i blog (e i commenti interni) le fonti più utili e accreditate per farsi un’idea delle conoscenze espresse da qualcuno e delle competenze maturate, oltre ovviamente alla pubblicazione di materiale scientifico, atti di convegni e interventi ufficiali e non ufficiali su materie specifiche in spazi pubblici di discussione online.


Ultima modifica: 2018-04-02T18:23:15+02:00 Autore: Dario Banfi