Evasione, in testa gli oneri sociali
Qualche giorno fa sono incappato nel post di Mantellini sull’evasione fiscale (dove in sostanza si racconta che taluni piccoli imprenditori non ottengono un fido perché hanno volumi troppo bassi di affari dichiarati) e ho avuto due reazioni istintive:
1) mi sono chiesto che posizione fosse quella “discretamente dirigenziale” e se ne esistesse una “sufficientemente impiegatizia” e che cosa fanno entrambe quando vengono a conoscenza di attività di evasione;
2) mi ha lasciato perplesso, leggendo anche i commenti, il fatto che nell’immaginario collettivo si sottovaluti sistematicamente l’evasione degli oneri sociali e contributivi.
La più recente indagine IRES-CGIL sul sommerso, riprendendo un’elaborazione del Sole 24 Ore, dimostra infatti chiaramente come la quota più elevata di nero [Cfr. grafico che rappresenta le diverse tipologie] in Italia riguardi proprio il lavoro.
E a questo proposito non è male ricordare che nella recente manovra finanziaria si è scelto di puntare su queste iniziative e sull’introduzione degli indici di congruità e sull’estensione del DURC.
Conoscenze informatiche

Sulla porta della cameretta di mio nipote Andrea, sette anni. E poi dicono che a scuola non insegnano l’informatica.
Dal Web alla carta al Web
Curiosa e anomala (rispetto alle logiche classiche del mercato pubblicitario) iniziativa del Giornale di Brescia che è uscito oggi in edicola con quattro pagine di annunci di lavoro tratti dalla Borsa del Lavoro della Lombardia, servizio pubblico, libero e gratuito. In altre parole ha preso gli annunci Web relativi alle offerte per la Provincia di Brescia e messi su carta. Per rispondere si deve accedere alla Borsa Lavoro, visto che l’unico riferimento è www.borsalavorolombardia.net.
Immagino che il ragionamento dell’editore sia stato: visto che la maggior parte delle persone è cyber-ignorante tanto vale rippubblicare su carta così i lettori trovano più annunci e sale il numero delle vendite e sale anche l’attenzione degli inserzionisti che vedono ricchi spazi di offerte (come si dice: “Piatto ricco, mi ci ficco!”).
P.S. Borsa Lavoro Lombardia è al corrente di questa operazione? E cosa accadrà quando gli inserzionisti si accorgeranno che pubblicare online annunci sulla Borsa Lavoro è gratuito?
Comunicazione video, Web e lavoro
L’abbinamento funziona. Il tema del lavoro si sposa bene con Internet quando la materia è trattata per via visiva, là dove la conversazione o la forza dell’intervento sono ben studiate. Mi riferisco all’appuntamento di ieri di Repubblica.it TV, dal titolo “Le faremo sapere“, dedicato alla selezione dei giovani e ai colloqui di lavoro, che ha saputo dosare comunicazione, informazione e dibattito anche scherzoso su temi di attualità. È un buon compromesso, che se rinforzato da articoli di approfondimento e blog, può ben funzionare come modello e media mix per conversare di lavoro via Web.
Ma c’è anche il fronte personale, oltre a quello delle testate giornalistiche, che sta emergendo, quello fatto dai contributi individuali. Non è da meno e su questo tornerò anche in futuro. Basti dire che su Google Video i documenti che risultano dalla ricerca con chiave “Lavoro” sono circa 1.300. Su YouTube il tag “precario” identifica un centinaio di video.
Nascono autori e ne segnalo uno su tutti. Da qualche tempo seguo i post di Paolo Ares Morelli, che definire un pazzo scatenato è poco. Dice di essere un comico, ma non disdegna un vero lavoro come avvocato. La sua ultima “puntata” sui precari è E Dio creò il precario! ma non è male neanche questo pezzo sul mercato del lavoro. O beh, la qualità del video non è il massimo, ma è interessante l’idea di proporsi come autore via YouTube.
Se il futuro scade prima del passato
È nera come la notte la visione del futuro di Federico Mello che con il testo L’Italia spiegata a mio nonno (qui in versione .PDF) condivide pubblicamante una percezione diffusa di precarietà e instabilità che si sentono oggi sulla pelle i giovani tra i 25 e 35 anni. È il racconto di chi entra (ed esce, per poi rientrare) nel mercato del lavoro, che fa molta molta più fatica di una volta per trovare una stabilità e continua a non capire il motivo per cui nel giro di boa di una sola generazione le cose siano diventate così diverse.
Del lungo testo (da leggere) riporto qui di seguito le Regole a metà tra Fight Club e il caporalato per i neoassunti, in stile Palahniuk, per prepararsi al “nuovo lavoro”:
Prima regola del nuovo lavoro:
“Non si parla mai di diritti”.
Seconda regola del nuovo lavoro:
“Non dovete parlare mai di diritti”.
Terza regola del nuovo lavoro:
“Se qualcuno si accascia, è spompato, grida basta, fine del contratto”.
Quarta regola del nuovo lavoro:
“Si combatte per un solo posto almeno in due per volta”.
Quinta regola del nuovo lavoro:
“Con un contratto a progetto si fa comunque il lavoro di un dipendente”.
Sesta regola del nuovo lavoro:
“Niente maternità, niente ferie”.
Settima regola del nuovo lavoro:
“Il lavoro dura tutto il tempo necessario al datore di lavoro”.
Ottava regola del nuovo lavoro:
“Se è la vostra prima mattina al nuovo lavoro, cominciate a combattere”.
Dottorissimo in faccio-io
Che cosa non si fa pur di lavorare… minimo si raccontano un po’ di palle sulle esperienze pregresse. Ma anche quando un lavoro te lo sei cuccato e ti infilano in un gruppo e devi passare otto ore in un ufficio la logica dominante resta quella del libero battitore. Giusto o sbagliato che sia, è un dato di fatto. La lealtà all’impresa è bassa in Italia. Le ragioni? Bah, che siano le stesse imprese a essere altrettanto sleali nei confronti dei dipendenti?
Provate a confrontare le ultime rilevazioni di dettaglio sulla faccia di bronzo degli italiani [così come dichiarato dai direttori del personale] quando vanno a caccia di un posto e i dati sulla lealtà una volta entrati. In Europa sono meno individualisti, meno sfrontati nel vendersi. Si parla di medie, ovviamente. Poi i polli si spennano in maniera diversa, come insegna Trilussa.
| Quali sono gli argomenti su cui i candidati tendono a esagerare maggiormente durante i colloqui di lavoro? |
Europa |
Italia |
| Le esperienze di lavoro precedenti | 29% | 43% |
| Le competenze informatiche | 4% | 19% |
| La conoscenza delle lingue straniere | 12% | 9% |
| Il livello di istruzione | 8% | 8% |
| Lo stipendio | 12% | 6% |
| Le capacità manageriali | 19% | 4% |
| Altro/non so | 14% | 11% |
[Fonte: Robert Half Executive Search – 2007]
| A chi ti senti più fedele nel lavoro? | Europa | Italia |
| A me stesso | 33% | 46% |
| Al team | 32% | 20% |
| All’azienda | 19% | 18% |
| Al mio capo | 10% | 8% |
| A nessuno | 6% | 8% |
[Fonte: Monster.com – 2007]