Freelancers Union, intervista alla Horowitz
Il Manifesto ieri ha pubblicato una bella intervista a Sara Horowitz a capo della Freelancers Union, sindacato dei lavoratori autonomi negli Usa. Sul tema scrissi (oltre un mese) fa un pezzo sul Sole 24 Ore dal titolo “Un sindacato delle partite IVA. Negli Usa c’è.” Dice la Horowitz:
Il primo passo da fare è la presa di coscienza che i lavoratori indipendenti sono una forza lavoro che hanno diritti negati. È un passaggio necessario, visto che la sinistra tradizionale americana continua a proporre un ritorno al sistema fordista per affrontare le sempre più pesanti condizioni di vita e lavoro degli «indipendenti» o di quella forza-lavoro che spesso in Europa chiamate precaria. Il passaggio successivo sta nel promuovere forme organizzative adeguate a figure lavorative con caratteristiche molto diverse da quelle che hanno invece costituito le organizzazioni sindacali tradizionali.
I riferimenti alle analisi di Richard Florida sono espliciti e così pure il focus sul lavoro intellettuale autonomo. Uno dei temi importanti citati è appunto la tutela della proprietà intellettuale, che è curiosamente anche uno degli elementi chiave emersi nel Primo Congresso dei Freelance 2007 in Italia. C’è poi il problema della disoccupazione, che qui da noi, per gli autonomi, chiameremmo del “reddito di cittadinanza” o del riformismo radicale. Dice la Horowitz:
La nuova forza lavoro è atomizzata, individualizzata e frammentata. Abbiamo così cominciato a parlare tra di noi perché è meglio ritrovarsi insieme che stare ciascuno per conto proprio. Abbiamo così scoperto che ciò che accadeva a ognuno di noi non era un problema individuale ma rispecchiava una condizione generale. Freelancers Union è quindi da considerare un’associazione di mutuo soccorso, di cooperazione….
Ho come l’impressione che non sia troppo distante dalle problematiche italiane. Questa donna mi piace.
Un treno chiamato telelavoro
Bellissima storia raccontata da Loredana e Luisa su JOBTalk. Mentre campeggia nel media center del Sole 24 Ore il nuovo Eurostar che collegherà Londra a Parigi, la città francese è in ginocchio per gli scioperi delle S.N.C.F. E allora per lavorare, visto che l’ufficio è irraggiungibile, si opta per il telelavoro. E tutto funziona (per ora). Leggi la storia.
L’esempio dimostra che: a) mondo reale e ufficio sono vasi comunicanti; b) che il lavoro intellettuale è legato più alle competenze della persona che al luogo fisico o alla sedia su cui si lavora; c) talune mansioni sono facilmente decentrabili, senza perdere qualità nei risultati; d) non bisogna aspettare calamità esterne per sperimentare nuove formule di collaborazione; e) la tecnologia, come da anni scrivo anch’io nei miei libri, può realmente mettere in condizioni di esercitare in pieno funzioni legate al lavoro intellettuale dipendente e ancor più a quello autonomo.
2,7 milioni, precario più precario meno
Il Ministero fa la conta prima della Finanziaria. Quanti sono i precari in Italia? La risposta fu fornita qualche tempo fa da Lavoce.info e non sorprende che tra le due stime, quella odierna di Cesare Damiano e dei ricercatori del portale, ci sia uno scarto soltanto dello 0,3% per quanto riguarda il lavoro dipendente.
La conferenza di presentazione dei dati del Ministero è visibile in maniera integrale sul sito di Radio Radicale, mentre i materiali proiettati sono a disposizione in queste slide: “Occupazione e forme di lavoro precario” (.PDF). I valori sono riferiti al 2006 e per “precario” – qui sta una delle questioni sottointese, ma più importanti! – s’intendono i lavoratori a termine, i Co.co.co/pro e i lavoratori occasionali, escludendo il lavoro autonomo (tranne quello agricolo). Sono esclusi anche i lavoratori in nero (ca. 3,5 mln) o quelli che hanno smesso di lavorare, oltre ai cosiddetti “scoraggiati”.
Tasso percentuale di permanenza nell’occupazione a termine (in mesi)
Risultato: nel 2006 i precari erano 2.719 milioni,
Geografia economica della classe creativa
Interessante esperimento quello del blog Daytonology che ha provato a disegnare la mappa della città di Daytona identificando le professionalità creative così come descritte da Richard Florida.
Il tema è particolarmente stimolante poiché di recente la cultura bohemienne sembra avvicinarsi a quella digitale, fondendo il sostrato tecnologico con il lavoro intellettuale (lo accennammo su Humanitech già qui, in riferimento a un articolo apparso su D-Web). La città di Berlino sembra avere una particolare sensibilità su questo tema e forse non è un caso che proprio qui si sia tenuto il Web 2.0 Expo di cui ha parlato in questa settimana l’ottimo Alberto D’Ottavi.
Se è vero, come sostiene il Journal of Economic Geography [Cfr.”Emoting with their feet: Bohemian attraction to creative milieu” (file.PDF)], che “the creative people are attracted to places most conductive to creative activity” e questa densità si può misurare con parametri precisi (un Bohemian Index) sarebbe interessante comprendere quale sia il livello di attrattività dell’Italia.
Di recente una mappa simile venne rappresentata per Milano (cfr. immagine a lato) nel corso del Progetto Strategico Città di Città, ma fu ben lontana dal fotografare l’intero Paese come, per esempio, ha tentato lo studio americano citato, che ha valutato anche il dinamismo degli anni ’90 in Usa e lo spostamento geografico della popolazione dei creativi.
Per la definizione di una mappa sociale e non solo, a mio avviso occorre oggi un’importante patto trasversale tra mondo economico, classe creativa e politica, ovvero tra Liberi professionisti digitali, imprenditori e decisori politici. Un accordo che consenta di comprendere esattamente dove stia migrando questa popolazione e di che cosa abbia bisogno. Sta crescendo sicuramente a Torino e nelle periferie di Milano. Non conosco bene la situazione romana, ma sono certo accada lo stesso. La metamorfosi del lavoro intellettuale autonomo in Italia è infatti evidente, ma si fatica purtroppo a riconoscerlo con il rischio di farsi scappare come al solito le buone “intelligenze fuggitive” (si legga a questo proposito l’ultimo caso raccontato da Rosanna su JOBTalk).
L’ultimo girone
Ancora qualche elemento per valutare la progressione delle aliquote previdenziali per i lavoratori parasubordinati e il sistema contributivo. Sono due articoli pubblicati oggi sul Sole 24 Ore. Il primo a firma di Sergio D’Onofrio “Per i collaboratori la pensione ricca resta un miraggio” (.TIFF), il secondo è di Giuliano Cazzola (“Meglio dare spazio alla complementare” file .TIFF) che propone la costituzione di un secondo “pilastrino” per quello che definisce “l’ultimo girone del mercato del lavoro ufficiale“.
A me questa definizione fa particolarmente incazzare, come se fossero più vicini al nero i consulenti d’impresa degli operai o dei manager che fanno straordinari fuori busta, ma tant’è. Finché il lavoro autonomo sarà considerato un’appendice di quello subordinato, o peggio ancora una posizione irregolare (e ancora peggio “precaria”, come ritiene la stragrande maggioranza del sindacato) da sanare e riportare nell’alveo del lavoro dipendente leggeremo simili sciocchezze ancora per molto.
Bulli da ufficio
La domanda è: Il Metodo antistronzi di Bob Sutton (che Humanitech segnalò anni luce fa quando ancora non era uscito in Italia) ha così successo – 240.000 copie vendute! – perché
a) solleva un problema comune sul quale molti tacciono [il risentimento tra i corridoi aziendali], ma più immaginario, fonte di aneddoti, che reale;
b) evidenzia la necessità di trovare una soluzione o semplicemente premunirsi in caso accada realmente di trovarsi di fronte a qualche stronzo visto il crescente potere dei bulli da ufficio;
c) dimostra la presenza reale di un numero elevatissimo di stronzi nel mondo del lavoro;
d) deriva dall’elevato battage giornalistico delle testate nostrane che amano presentare temi di management soltanto come gossip o “cronaca grigia”?
Intanto è nato un blog anche in Italia sul tema e ne scrive il Corriere della Sera (che posiziona l’articolo nell’area Spettacoli). La stessa Reuters dedicò un’agenzia al lancio del libro, mentre in Italia è stato creato un sito ufficiale: www.ilmetodoantistronzi.it (non più attivo).