Fare l’hacker è un mestiere?

Come chiamare un’attività svolta per 6 ore al giorno, per 20 anni della propria vita, i cui risultati vengono resi noti in una comunità di interessi che condivide con voi iniziative, etica e passione? È forse un lavoro, un mestiere, un hobby? Per molti ethical hacker si parla di 10.000 azioni nel corso della propria “vita professionale”.

Il recente studio elaborato nel contesto dell’Hacker Project Profiling guidato da Raoul Chiesa, parla di un 35% degli hacker che svolge attività per 4-6 ore al giorno, un 11% per 7-10 ore e un altro 11% che si applica anche oltre le 10 ore al giorno. Per alcuni è un lavoro codificato, pagato, richiesto dallo stesso mercato. Per altri no.

Ricordo che alcuni anni fa intervistai due ragazzi a libro paga di una società informatica il cui ruolo era quello di eseguire penetration testing. Fecero saltare più di una testa dei security manager delle aziende prese sotto esame. Fabio Ghioni, il chief technical officer di Telecom a capo del Tiger Team che spiava gli affari del Corriere della Sera, si faceva chiamare “manager hacker”. Livelli gerarchici. Modi di concepire l’hacking.

Oggi ne parlo in un articolo su Apogeonline.com e a seguire qualche spunto di riflessione sul panorama hacker si trova anche nell’intervista a Raoul Chiesa.

Ultima modifica: 2007-02-07T15:09:32+01:00 Autore: Dario Banfi

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