Conte, Giorgetti e i pennivendoli di mestiere (in senso non offensivo)

Mi è capitato di recente, per lavoro, di seguire il 53° Congresso Nazionale del Notariato, un territorio ben nutrito di occasioni, dove numerosi rappresentanti della politica praticano da anni scorribande e ben studiate comparsate di fronte a una platea particolarmente appetibile. Quest’anno sono arrivati a corte il Presidente del Consiglio dei Ministri, il suo Sottosegretario, il Presidente del Senato, il Guardasigilli e altri ancora.

I soliti discorsi, le solite dinamiche. Una noia mortale sotto il profilo dei contenuti. In sala stampa c’era chi giocava a Candy Crash, chi cercava il ristorante per la sera, chi si esercitava con il monopattino. A un certo punto della giornata, però, capita l’imprevisto: tutto accelera e diventa assolutamente interessante! Diventa un piccolo caso di studio, soprattutto per chi si occupa di scrittura e lavora con le parole.

Giuseppe Conte Giancarlo Giorgetti

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Algoritmi social, troll e la morte della dialettica

Il mondo dei social media sta uccidendo il sapere. Lo sta sgretolando sotto i colpi di relazioni conflittuali, interventi delatori e falsi, lo sta sbriciolando nella sabbia dell’odio, attraverso scarne contrapposizioni prive di una reale volontà di dialogo e di incontro, di un rapporto “sociale”, appunto.

La volontà di comprendere, condividere sapere o capire gli altri, e dagli altri, sui social tende verso lo zero. Stiamo diventando schiavi di logiche politiche preconcette o di posizioni e sapere pregiudiziali. Sempre di più ci si accontenta di negare, sviare e depistare. Talvolta di creare volontariamente il falso. Non saprei dire la dimensione di questo fenomeno, ma sicuramente è in crescita. Così come cresce di pari passo il disagio che provo aprendo in questi mesi Twitter o Facebook.

Che cosa sta morendo? Semplice: la dialettica! Ovvero la comunicazione a due vie, dove un interlocutore trova spazio per confrontarsi sulla base di argomentazioni. Vengono in mente le più antiche forme di dialogo, che si dividevano in sofismi – messi in pratica per depistare l’interlocutore (oggi Platone userebbe tranquillamente il termine “trollare”) – e dialettica, ispirata, al contrario, alla ricerca del vero. Ebbene oggi prevale la prima, a scapito della seconda.

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