Lo sciroppo alla fragola e il costo dell’ignoranza

Non sempre è colpa del sistema, ci sono anche le persone. In questa mia vicenda di malasanità vi fornirò un esempio concreto, che non soltanto ha messo ko una bimbetta di 16 mesi (oggi in ripresa, per fortuna), ma determinato costi sociali interessanti da analizzare, perché innescati a catena, come in un gioco del domino, “il grande gioco del Welfare State”, dove un tassello è in grado di tirarne giù altri con effetto immediato [post, lungo, a vostro rischio e pericolo…].

Il giorno sabato 22 dicembre la piccola Chiara aveva la bellezza di 39,4 di febbre. Era il terzo giorno sopra i 38 (e notti intere passate in bianco). Chi ha qualche bimbo piccolo sa che si entra in zona rossa: un giorno è accettabile, due sono “interlocurori”, ma il terzo – dopo un bombardamento inutile di Tachipirina – scatta il pediatra. E come sempre la lampadina si accende [regola 437 di Murphy] nei week-end o al termine dell’orario di visite* del pediatra di base.

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* Meglio precisare: “al termine dell’orario utile per telefonare e fissare una visita”. Che significa le 8.00 del mattino. Dopo questo orario la pediatra di Chiara non risponde più al telefono e non fissa visite, con la devastante conseguenza per noi di non avere punti di riferimento almeno per una giornata intera. Questo meccanismo folle che impreversa a Milano ha l’incredibile e vergognosa conseguenza di svuotare praticamente gli ambulatori!!!! Fino a qualche anno fa dal medico si trovava sempre un po’ di coda. Oggi è come andare dal notaio su appuntamento. Da questa assurdità nasce il ricorso al servizio di Pronto Soccorso come sostitutivo dei medici di base.

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Ergo, che si fa? Tre possibilità: a) si fa uscire la guardia medica normale, che però dice di non essere in grado di curare i bimbi; b) si chiama quella pediatrica, che è soltanto a pagamento a Milano e una per tutta la città. Bisogna pregare il buon dio che sia libera, azzeccando pure gli orari perché non è sempre in servizio; c) si va al Pronto Soccorso. Il caso c) ha due varianti: c.1) con mezzi propri; c.2) chiamando un’ambulanza [questione che tornerà più avanti..]

Il coccodrillo come faOpzione c.1.

Andiamo al Buzzi, l’ospedale dei bambini. Arriviamo tardi (o meglio, arriviamo e basta): ci sono in coda 70 creature. Un solo pediatra è di guardia.

Una ressa mai vista; persone che si accapigliano e un coacervo di batteri fluttuanti nella piccola stanza d’attesa da fare paura a un subsahariano. Giriamo i tacchi, puntando rapidamante all’Ospedale Niguarda, quello che Formigoni sta ricostruendo molto orgogliosamente. Pronto Soccorso Pediatrico: una decina di piccoli malati in fila. Tiriamo un respiro, c’è da aspettare soltanto un paio d’ore. Prima di noi 4 cinesini, 3 bimbetti di colore e un ragazzino che si è slogato la caviglia giocando a pallone.

Arriva il turno.

Visita sommaria, il pediatra stanco e assonnato emette il verdetto: otite. Si cura con uno sciroppo antinfiammatorio alla fragola, dice. Tre volte al giorno. Scorro velocemente il database mentale dell’armadietto di casa… celo-manca… celo!!! Lo abbiamo già. Niente passaggio in farmacia, andiamo a casa e iniziamo la somministrazione.

Notti successive ancora insonni..

Non cambia nulla, la febbre resta alta. Natale di passione, a partire dall’alba vista sgattaiolare fredda tra le nebbie fino a notte fonda. Mattina successiva (ore 7.30) nuovamente al Pronto Soccorso. Scegliamo la linea dura: costi quel che costi, ci mettiamo in fila al Buzzi.

Ore 9.10 i bimbi sono già 20-25. Tempo un paio d’ore ed è un Lazzaretto multietnico, con casi di ogni tipo. Il 60% sono figli di coppie extracomunitarie, in prevalenza cinesi. C’è anche una donna incinta al sesto mese con appendicite che non riesce a farsi largo prima di quattro ore e giace sdraiata quasi per terra tra l’indifferenza generale.

La piccola Chiara fa la prima visita alle 9.50. Il pediatra conferma: infiammazione dell’orecchio destro. La stanno per dimettere con antibiotici da prendere (finalmente! cazzo, era ora…) quando con timore reverenziale, avanzo una piccola, minuscola considerazione: “Perdoni, dottore, ma ha visto che dietro all’orecchio la bimba è gonfia come una zampogna?“. “Ha ragione – replica il medico che aveva guardato dentro all’orecchio, ma non dietro! – accidenti, ha perfettamente ragione! Facciamo subito l’analisi del sangue“. Prelievo. La bimba viene fatta “accomodare” in sala d’attesa con 40 di febbre per 7 ore senza che sia fatto nulla.

Non c’è nessuno che lo saIntanto il Pronto Soccorso è diventato un bazar di casi umani, bimbi infetti, mamme in attesa, parenti, nonne, cappotti, borse, pianti… Un aeroporto di batteri.

Mentre aspetto osservo e ragiono.

Mi accorgo che:

a) il Pronto Soccorso è diventato di fatto il sostituto dell’ambulatorio del medico di base. Le inefficienze dei pediatri, i loro cazzo di orari e la loro irreperibilità spostano tutta questa gente in ospedale. Si presentano anche mamme con bimbi che semplicemente non hanno dormito: una viene per questo buttata fuori a malo modo dal pediatra di turno;

b) ci sono coppie che arrivano col figlio in ambulanza semplicemente perché, come nel caso di molti extracomunitari, non hanno un’auto. Non so come giudicare la cosa, se inaccettabile, o segno di una disperazione profonda di chi veramente ha poche risorse economiche.

Al momento, stanco, mi arrabbio. Ripensandoci credo che sia questione di educazione ai servizi pubblici, di cui si deve certamente fare carico il sistema pubblico e la società civile.

Intanto Chiara continua a stare malissimo.

Alle 17:00 in preda alla disperazione azzanniamo la prima infermiera che capita a tiro, la quale sostiene di non essere al corrente della situazione perché ha preso servizio soltanto dalle 14:00. Chiede a noi se deve somministrare della Tachipirina. Io trattengo la moglie, che vuole annientarla. “Mi spiace, stiamo aspettando che si liberi un posto per un ricovero…“, sussurra in propria difesa. “Un ricoverooooo????“. Trasecoliamo.

Chiara entra in reparto alle 17.30.

Aveva valori nel sangue impazziti. Resta in ospedale per 5 giorni curata con dosi di antibiotici da cavallo. Una radiografia scoprirà che la debole infezione all’orecchio curata dall’ignorante di turno all’Ospedale Niguarda si era estesa (entrando nel sangue) e in pochi giorni ha determinato una broncopolmonite. A fianco della otomastoidite il batterio ha attaccato i polmoni.

Quando ci dimettono la pediatra di turno dice: “E’ andata bene!“. Ma non chiediamo certamente il perché. Siamo esausti. Il racconto di come si viva in ospedale [credo che il Buzzi sia uno dei migliori d’Italia], magari ve lo propongo in un altro momento. Mi interessa ragionare su altro.

Chiara dormeAl di là della vicenda familiare e della salute in sé della bimba, c’è infatti un aspetto interessante.

Quanto è costato alla collettività la svista clamorosa del pediatra incapace (senza contare l’inutilità di quello di base)? A parte il suo stipendio, ho cercato di quantificare la spesa. Come minimo alla società costa 3-4.000 euro. Una degenza ospedaliera [posto letto e alimentazione su misura per la bimba] di questo tipo costa minimo 300-400 euro al giorno. Totale 2.000 euro. Medicinali somministrati, esami, visite specialistica nel corso della degenza di pneumologo e otorino, almeno 1.000 euro.

Poi viene il bello rispetto ai costi della famiglia.

La bimba deve stare lontana dall’asilo per un mese. Che si traduce: 1) nel pagamento dell’asilo a vuoto visto che è obbligatorio pagarlo anche se Chiara non va, pena la perdita del posto; 2) nel costo relativo a chi deve accudirla mentre lavoriamo. Per fortuna i nonni – non del tutto in salute, ma si arrangiano come possono – ammortizzano il costo della baby-sitter; 3) nel tempo e nel costo dei permessi presi sul lavoro.

[Tutto per uno sciroppo alla fragola, penso]

Ovviamente il nostro sistema di Welfare (vado anche in Comune e all’INPS per chiedere se c’è qualche sistema di supporto…) non ammortizza alcunché per il nostro mese di saltimortali. La Carta dei diritti dei bambini in ospedale di ABIO, che fa riferimento alla convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989 (ratificata da tutti i governi europei) e che si ispira alla carta di EACH del 1988, sostiene timidamente che “l’ospedale debba offrire facilitazioni a tutti i genitori che devono essere aiutati e incoraggiati a restare. I genitori non devono incorrere in spese aggiuntive o subire perdita o riduzione di salario“. L’Ospedale.

E lo Stato, quando i figli sono malati?

Ultima modifica: 2008-01-18T01:21:06+01:00 Autore: Dario Banfi

0 commenti su “Lo sciroppo alla fragola e il costo dell’ignoranza”

  1. Caro Dario,
    leggendo la tua storia mi sono rivista in quella da me vissuta circa due anni fa.
    Stesso scenario, mia figlia di 15 mesi (all’epoca) con 39,5 di febbre di sabato (ovviamente).
    A me è andata meglio, la colpa è stata del primo pediatra della mia bimba (ovviamente l’ho cambiato e adesso è tutta un’altra storia)perchè non la visitava mai…in più diceva che io ero troppo ansiosa…
    Morale della favola, ricovero ospedaliero in breve osservazione al S.Giovanni di Roma (con una brutta broncopolmonite) dove i medici sono stati eccellentissimi. La struttura invece, estremamente carente (ho dormito per ben 3 notti su una sedia accanto alla culletta della bimba, per esempio), tanto è che adesso l’hanno chiusa.
    Adesso, se dovessi aver bisogno, dovrò recarmi in un altro ospedale più lontano.
    Le cose più semplici nel nostro Paese sembrano essere le più difficili da gestire!!!!
    Non esiste una guardia medica per bimbi. Giusto?
    Non te la prendere con i pediatri, ricordati che anche loro hanno diritto ad una vita privata il week-end. Non sono mica h24!
    E’ tutta questione di mal gestione della sanità.
    Io, qui a Roma, ad esempio, non ho mai visto funzionare bene la guardia medica quindi è chiaro che s’intasano i pronto soccorso!
    Ci lavoro ogni giorno con i medici e gli ospedali e secondo me, è proprio qui che si dovrebbe intervenire per ridurre gli sprechi o quantomeno cercare di razionalizzare i servizi.
    Non è facile, tuttavia credo che, in realtà ,non ci sia la voglia di fare questo! Gli ospedali sono in mano ai nostri politici, e finchè la politica è quella che è, questo è quello che raccoglieremo!!
    I politici fanno vedere che gli sta a cuore la sanità, e come lo fanno? Buttando fumo negli occhi ai cittadini e colpendo soltanto i farmaci facendo tanto campagne, inutili, sui farmaci generici!
    Eppure, è sotto gli occhi di tutti che la spesa farmaceutica rappresenta solo circa il 13%. Per l’esattezza nel 2007 ha rappresentato addirittura l’11%. E il restante 89%????
    Il restante è quello che tocchiamo con mano quando siamo costretti ad usufruire delle strutture sanitarie… cioè inefficienze da tutte le parti ma che convengono ai potenti di turno per gestire il loro potere (per ultimo vedere la moglie di mastella).
    Concludi il tuo post sottolineando che non si dovrebbe ridurre il nostro salario, già. Pura utopia, però.
    Anche perchè anche io, non solo ho dovuto pagare oltre che la retta del nido (tra l’altro privato – 600 euro mese) la retta per la baby sitter e in più ho dovuto subire la decurtazione dallo stipendio dei giorni di malattia di mia figlia!
    Già Dario, perchè le aziende private (a differenza della stato per il primo mese di malattia del figlio) non ti pagano mica i giorni di assenza!!!

    Mi sa che dovremmo cominciare a parlarne di più nei nostri blog.

    Cordialmente Anna

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  2. Parliamone, certamente!!!

    Grazie Anna per il supporto e per il racconto della tua vicenda non molto dissimile dalla nostra…

    Io in tutta questa storia ho trovato scandaloso il fatto che nel SSN esista una ripartizione nei medici di base tra pediatri e medici per adulti e non ci sia una guardia medica pediatrica parallela a quella per adulti. Questo è un modo per 1) arricchire i privati che si inventano la guardia medica pediatrica a pagamento; 2) mandare in tilt gli ospedali per bambini.

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  3. Mamma mia, e dire che da ragazza volevo venire a vivere a Milano! :-O Qui la nostra dottoressa bionda riceve sì su appuntamento, ma al mattino risponde SEMPRE, e se è urgente anche al pomeriggio (o sul cellulare). Magari non viene più a casa per la visita come facevano i medici di una volta, però se la chiami c’è. E se per caso ha la giornata piena di visite ed è urgente un buco te lo trova. Il mio (5 anni) ha avuto anche lui otite sotto Natale, però appena viste le orecchie l’antibiotico è stato prescritto di volata.

    (Il pediatra vecchio invece aveva orari di chiamata telefonica e di visite molto più rigidi e complicati, tant’è che da lui l’ho portato solo per le visite di crescita. se c’erano complicazioni andavo privatamente da un altro. Fortunatamente poi ha cambiato paesello… ed è arrivata la dottoressa bionda :) )

    Cambia pediatra!!!!!

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  4. Caro Dario,

    per quanto riguarda la ripartizione tra medici di base per adulti e specialisti, secondo me è giusto che sia così.
    I bambini, morfologicamente e fisiologicamente, non son uguali a noi. Al medico, la visita di un bambino porta molto più tempo rispetto ad un adulto. Per questo motivo, ad esempio, i medici per adulti (i massimalisti) non possono avere più di 1.500 pazienti, i pediatri (massimalisti) non più di 800 bambini.
    Riguardo la guardia medica pediatrica, sono pienamente d’accordo con te, proprio per il fatto che c’è una distinzione tra adulti e bambini!!!
    Anna

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