Recessione e reticenze
Come mai sui giornali si leggono soltanto gli annunci dei tagli delle grandi multinazionali, i dati ILO, Istat, sulla CIG ecc. e non c’è uno straccio di notizia che riguarda il crollo verticale delle Agenzie per il Lavoro? Forse perché sono buoni inserzionisti degli editori?

Il primo giorno
[Perdonate questo post molto personale, ma è per aggiornare chi stava seguendo le mie vicende cosiddette “Wo e CoWo” che mi hanno tenuto lontano, tra le altre cose, anche da questo blog].
Credo di avercela fatta. Oggi ho ufficialmente lavorato nel mio nuovo spazio/ufficio. Dopo otto mesi sono arrivato al dunque e ho posato cazzuola, pennello e crimpatrice. Ora viene il bello, nell’immaginare un futuro più complicato, nell’incasinarsi la vita, come se non fosse abbastanza aggrovigliata già da sola…
Questo (per chi si è affezionato al progetto) è il risultato:
Daje Federica (da Ghaza)
È finalmente entrata a Ghaza l’amica Federica. Non se anche lei – come un altro più noto giornalista italiano che da lì scrive da giorni – ha dovuto falsificare il visto per entrare. Spero di no. E già dalle sue prime note su Milleminareti, mi si accappona la pelle. A pensare ai bambini che brucano l’erba per mangiare.
Epifanie del Lavoro
Un’iniezione di immagini, emozioni e qualche pugno nello stomaco che mandino in black out un cervello che computa ogni giorno soltanto informazioni necessarie a eseguire compiti non fa mai male, giusto per liberarci dall’oppressione di avere troppi lacci con le necessità.
Io alle mostre solitamente vado per tre motivi: sentirmi meno normale, nel senso di abbandonare per un momento le troppe norme che nella vita devo rispettare; arrabbiarmi, ovvero percepire me stesso ancora come vivo e pensante; farmi cullare dall’immaginazione e da quel “libero gioco tra intelletto e fantasia” che credo faccia molto bene nell’epoca dei bit e degli algoritmi.
Tutto questo per suggerirvi la visita alla mostra “Al Lavoro” (.PDF), aperta fino all’8 febbraio, organizzata da Progetto Comunicazione allo Spazio MIL in Via Granelli a Sesto San Giovanni (quella dei “parrucchieri di Gattuso”, dove sono tutti comunisti…), alle porte di Milano, zona Nord.
Qualche dettaglio,
Chi cucinò la cena della vittoria?
Domande di un lettore operaio
Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì?
Ci sono i nomi dei re, dentro i libri.
Son stati i re a strascicarli, quei blocchi di pietra?
Babilonia, distrutta tante volte,
chi altrettante la riedificò? In quali case,
di Lima lucente d’oro abitavano i costruttori?
Dove andarono, la sera che fu terminata la
Grande Muraglia,
i muratori? Roma la grande
è piena d’archi di trionfo. Su chi
trionfarono i Cesari? La celebrata Bisanzio
aveva solo palazzi per i suoi abitanti? Anche nella
favolosa Atlantide
la notte che il mare li inghiottì, affogavano
urlando
aiuto ai loro schiavi.
Il giovane Alessandro conquistò l’India.
Da solo?
Cesare sconfisse i Galli.
Non aveva con sé nemmeno un cuoco?
Filippo di Spagna pianse, quando la flotta
gli fu affondata. Nessun altro pianse?
Federico II vinse la guerra dei Sette Anni. Chi,
oltre a lui, l’ha vinta?
Una vittoria ogni pagina.
Chi cucinò la cena della vittoria?
Ogni dieci anni un grand’uomo.
Chi ne pagò le spese?
Quante vicende,
tante domande.
Bertolt Brecht, Storie da calendario
Il Sole 18 Ore (-25%)
Vi hanno mai tagliato lo stipendio del 25% senza preavviso? Beh, pensateci. Potrebbe capitare anche a voi, alla faccia di ogni forma di negoziazione (prima forma di rispetto del lavoro). A me è capitato. Questa è l’elegante lettera del Sole 24 Ore con cui si annuncia che verranno decurtati i compensi ai collaboratori: sono loro a doversi fare carico della crisi in editoria. Per il resto condivido le tre valutazioni di Nicola Mattina.
