Rivoluzione un paio di palle
”Da oggi il lavoratore autonomo è meno solo: con queste parole Franco Siddi, segretario della Federazione Nazionale della Stampa saluta il nuovo welfare dei collaboratori autonomi” (Fonte: Agenda del Giornalista – Informa“)
La FNSI stappa lo spumante per le recenti modifiche apportate dall’Istituto di Previdenza dei giornalisti alle norme per la tutela dei giornalisti con contratti Co.co.co. spacciando il risultato per un traguardo che tocca in generale “i giornalisti freelance“. In realtà, è l’applicazione di settore del Protocollo sul Welfare varato oltre un anno fa e che i soliti bradipi sindacali nostrani hanno reso operativo guardando a normative nazionali. La variazione si applica soltanto a chi in sostanza lavora come dipendente mascherato (i Co.co.co, ancora attivi nel mondo del giornalismo, che culo) e di autonomo ha spesso soltanto la bicicletta per pedalare.
Certo, si obietterà, è meglio di un calcio sui denti per questi lavoratori, ma chiamarla “Rivoluzione” mi pare eccessivo a fronte del fatto che era già fin troppo evidente che qualcosa non andasse per i giornalisti collaboratori e che i lavoratori autonomi, quelli veri, da oggi sono ancora più soli.
Feelings, wo-o-o feelings
Prendo spunto dalla recente pubblicazione da parte del Ministero del Lavoro di alcuni dati macroeconomici sul mercato del lavoro, tratti da indagini ISAE sulle famiglie, per fare un piccolo gioco grafico, incrociando valori che attestano la fiducia nel futuro e l’alternarsi dei Governi in Italia negli ultimi 14 anni.
Previsioni sulla disoccupazione

Fonte ISAE/Ministero del Lavoro – Elaborazione Humanitech.it
Fiducia complessiva

Fonte ISAE/Ministero del Lavoro – Elaborazione Humanitech.it.
Lascio a voi commentare, due dati però sono inequivocabili:
- la fiducia e le attese occupazionali sono legate all’operato del Governo e lo dimostrano le discontinuità delle curve in occasione dei cambi a Palazzo Chigi: questo significa che non tutto è imputabile a fattori esterni, macroeconomici;
- ci troviamo ai livelli tra i più bassi degli ultimi 14 anni per fiducia complessiva nella politica e tra i più alti per attese di restare senza lavoro.
Il sole sul bagnato
Oggi La Repubblica.it pubblica un articolo sui consulenti con partita IVA, definendo questo regime una precarietà di lusso. Non mi è piaciuta la definizione. A ridurre tutto a schematismi così beceri si è portati poi a pensare che dall’altra parte, magari dalla parte di chi fa queste valutazioni, si trovi una stabilità da pezzenti.
Minima immoralia / 3
“Ubi major minor cessat, sed sfanculat major” (dai contatti sul messanger)
“Grazie per l’intervista e la foto, il direttore chiede però di farti dire che questo e quest’altro sito per trovare lavoro sono ottimi. Posso mettere in coda qualche indicazione a tuo nome?” (da un’intervista la cui pubblicazione non ho poi autorizzato)
“Settimana prossima sono in cassa integrazione. Il mio capo mi ha chiesto di apprendere, a mie spese, questo nuovo linguaggio di programmazione, così verrò presentato al mio rientro, a un nuovo cliente, come uno dei massimi esperti in materia.” (M.C.)
Free press sul lavoro
Mi è passata inosservata per lungo tempo, forse perché la distribuzione era meno fitta. Ora che la crisi tocca l’occupazione (+550% di cassa integrazione nell’ultimo mese) forse anche gli editori delle testate che si occupano di lavoro hanno deciso di rinforzare l’azione di comunicazione. Anche la disoccupazione è un mercato.
Segnalo questa iniziativa di free press della Cisl di Milano. Si chiama JOB, diretto da Mauro Cereda (firma di Avvenire) e ben confezionato, con temi aperti e approfondimenti questo mese su chi si trova costretto al doppio lavoro e su come isciversi a Facebook.
Tra i dati curiosi dell’indagine sui doppi lavori: nel 36% dei casi (la maggioranza) che svolge doppi lavori nel segmento di attività legate ai servizi, c’è anche il programmatore informatico. Nel 38% dei casi lavora di notte o nei week-end.
