Humanitech – Il mio blog dal 2006

Piuttosto dormi in ufficio, ma niente twitter

Di qualche giorno fa la notizia che alle grandi aziende americane non piace che i propri dipendenti cazzeggino in orario d’ufficio usando Internet. La fonte è Robert Half Technology. Ai CIO di 1.400 imprese con più di 100 dipendenti è stato chiesto: “Quale di queste opzioni descrive meglio la politica della società rispetto alla visita di siti di social networking come Facebook, MySpace, Twitter ecc. durante le ore di lavoro?

Completamente proibito 54%
Permesso ma soltanto per attività di business 19%
Permesso per uso personale limitato 16%
Permesso per ogni tipo di uso personale 10%
Non so/non risponde    1%
100%

Fonte: Robert Half Technology


L’etica della retribuzione

Le modalità di pagamento di un lavoro dicono molto, anzi moltissimo dei committenti. Mostrano quale sia il livello di rispetto della professionalità messa a disposizione se non addirittura la conoscenza stessa di ciò che si va comprando.

È il caso di chi fa sapere ai suoi collaboratori che non accetterà fatture con IVA a esigibilità differità (mi sono stati segnalati almeno tre casi, finora) e che se dovesse vedere arrivare fatture del genere cambierà i suoi rapporti con il collaboratore (!!!) [dei veri animali, direi] oppure di chi neppure si cura di scrivere assolute fesserie negli annunci di lavoro.

Per esempio, perché un editore dovrebbe pagare un giornalista a provvigioni? Si veda questo capolavoro pubblicato da Manpower:

manpower_giornalista


How the new World Works

Da tempo seguo le vicende di oDesk e credo sia arrivato il momento di segnalarlo. Giorni fa mi è stato indicato anche da Alberto, che sa riconoscere novità e valore in Rete. Che cosa fa oDesk? In sintesi è un moderno broker di lavoro rivolto ai freelance di tutto il mondo, che opera grazie a un evoluto sistema Web based di gestione dell’intermediazione (inclusi i pagamenti!).

odeskFin qui nulla di nuovo, anche se a onor del vero il sistema appare fin da subito estremamente funzionale, con spazi per portfolio, endorsment, tracking delle ore lavorate ecc. L’interessante, e direi quasi rivoluzionario, tuttavia, è l’impiego di un importante fondo di garanzia per pagare il lavoro intermediato. Questo supporto finanziario consente – cosa non da poco – di evitare scocciature, come recita la prima voce del Manifesto di oDesk. Questa è una delle chiavi del successo del servizio: la certezza del payroll.

E’ un modello interessante, da tenere sotto osservazione, proprio perché uno dei nodi del lavoro autonomo resta la scarsa forza nella contrattazione collettiva. Ma può un broker online ridare forza ai freelance o aggrava ulteriormente il mark-up degli intermediari? E’ tipico dei lavoratori indipendenti trovarsi di fronte a trade-off nelle proprie scelte, ma in questo caso il modello è realmente tutto da scoprire: non c’è soltanto la certezza del compenso contro la sua (eventuale) riduzione, ma la libertà di muoversi da soli sul mercato contro una riconoscibilità collettiva. Che cosa conviene? E a chi?

P.S. Per chi non volesse sperimentare il servizio (che rimane uno dei tanti canali di networking per un freelance e vincola comunque in alcuni casi – per avere garanzie sui pagamenti – a dimostrare di avere lavorato a un progetto connettendosi al sistema), c’è anche un interessantissimo blog. Per freelance, ovviamente.


ACTA, oggi si inaugura la sede

La nuova sede ACTAIn Via Menabrea 33 (quarto piano) a Milano. Qui, nei miei locali, che dividerò con l’Associazione Consulenti del Terziario Avanzato.

Lavoratori autonomi, freelance, simpatizzanti, amici. Se avete voglia di passare di qui si incomincia alle 18.30.

P.S. Dimenticavo, non c’è un “catering ufficiale”, ogni ospite è ben accetto, ma se porta qualche liquido, “zuccheri” o altro avrà in uso la poltrona presidenziale per qualche ora.


Nasce il primo sindacato italiano dei freelance

Verrà presentato giovedì 15 a Roma, in un incontro storico in cui si parlerà dell’USGF – Unione Sindacale dei Giornalisti Freelance. Parleranno Milena Gabanelli, Barbara Schiavulli, Simona Fossati.


Immagina che il lavoro

Prova a immaginare che il mondo del lavoro abbia una spinta in più, proprio da quella componente che oggi sembra avere minore forza, ma che in realtà ha un potenziale enorme e necessità spesso nascoste, tenute in ombra da una cultura maschile e un po’ machista della società. Immagina che l’idea berlusconiana di donna, il velinismo, la puttanocrazia siano chiuse in un angolo e trattate per quello che sono, spazzatura. Immagina che il lavoro possa parlare finalmente al femminile, conquistando nuovi diritti e tutele.

Non sarebbe meglio? Non ne guadagneremmo anche noi uomini?

C’è chi, per questo, ha deciso di ripartire da un “Manifesto del lavoro al femminile” e sta costruendo iniziative concrete.


Ultima modifica: 2018-04-02T18:23:15+02:00 Autore: Dario Banfi