Il gioco della Cassa Integrazione
Tra le numerose dichiarazioni che stanno piovendo nei take d’agenzia sul tema Fiat e il ricorso di Marchionne alla Cassa Integrazione, c’è n’è una assai interessante pronunciata (per la verità ieri) dal ministro Scajola che ha voluto fornire, a fianco delle sue valutazioni politiche, una lezioncina di management:
“La cassa integrazione è uno strumento che le aziende giocano per bilanciare domanda e produzione“.
Sì insomma la CIG è un po’ come il sacrificio del pedone quando si dimentica di fare l’arrocco. La mobilità la perdita della torre o di altro pezzo pesante… Ma come va a finire la partita ve lo racconta il ministro un’altra volta.
P.S. E chi a questo gioco proprio non ha diritto, che cosa fa?
Ottima è l’acqua
In ritardo, ma vorrei offrire anch’io qualche spunto per celebrare il giorno della memoria. Ieri non ce l’ho fatta. Mentre guidavo verso Cremona mi è venuto in mente Primo Levi. Facile, direte. Sì, ma non per gli scritti dedicati alla Memoria e all’Olocausto (i più noti), ma per l’attenzione che ha sempre dedicato al lavoro come dimensione più personale, quasi intima. Ne sono prova testi come La chiave a stella o poesie come Le pratiche inevase (TXT), un piccolo capolavoro, che vale la pena riportare:
Pillole da leggere nel w-e
Qualche post che trovo interessante, sempre sul tema del lavoro e del mondo freelance, giornalismo e diritto del lavoro ecc.:
- Lavori e CV (Luisa Carrada);
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Giornalismo online: la leva borghese (Il Barbiere della Sera)
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Quanto costa non riformare il mercato del Lavoro (Lavoce.info)
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Brunetta e l’articolo 1 della Costituzione (Lavoro e Diritti)
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I Sette peccati sociali (Senza Bavaglio – Google Groups)
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Outsourced thinking is today’s biggest problem (Summation)
Diversamente Rap
L’ultima geniale opera di Arnald . Su Diversamente Occupati il testo e i credits.
La qualità del lavoro (anche freelance)
Interessante e sempre piacevole da leggere è ancora una volta il numero appena pubblicato e che mi è arrivato qualche giorno fa (distribuito gratuitamente, tra l’altro, per chi fosse interessato) di “Dimensione Lavoro”, prodotto da AFI-IPL, l’Istituto per la promozione dei lavoratori dell’Alto-Adige.
Nel contesto di una serie di articoli (qui in .PDF) dedicati al “benessere” – dove si articola bene l’idea che vada ampliato il concetto di “lavoro retribuito” come forma principe di attibuzione di valore per i soggetti sociali (secondo una sorta di omologia argomentativa, ma in piccolo, con chi oggi critica la centralità di indicatori economici come il PIL per misurare il benessere sociale) – si legge il bell’articolo di Andreas Brucculeri “Le molteplici sfaccettature della qualità del lavoro“.
Ineccepibile la letteratura citata. Il cuore dell’argomentazione: la percezione del benessere e di conseguenza i sistemi di rewarding dovrebbero essere molto più ampi di quanto sbrigativamente avviene con l’identificazione tra impegno lavorativo e corrispettivo in termini di reddito.
Ci sono altri fattori da porre sul piatto della bilancia: “le opportunità di qualificazione e di crescita; la possibilità di mettere in campo la propria creatività; le possibilità di avanzamento; le possibilità di influire sui processi lavorativi e di contribuire a configurarli; il flusso di informazioni; la gestione manageriale; il contesto sociale; l’utilità, l’orario, l’intensità del lavoro; gli aspetti emozionali e gli stress fisici; la certezza del posto“.
Tutto questo è rappresentato nello schema:

Fonte: Dimensione Lavoro, n. 2/2009
Come si può intuire è una schematizzazione focalizzata sul mondo del lavoro dipendente. Difficile incasellare la condizione di un freelance nel secondo riquadro che parla di “posto di lavoro”. Ho allora immaginato uno schema diverso, più ampio, che andasse bene anche per i lavoratori indipendenti. Che ne dite?

Moonlighter, ghost worker e l’Altro lavoro
Un filosofo francese che amo molto lo chiamava double bind, doppio legame. Non in senso psicologico, ma rispetto alle condizioni di vita che tracciano limiti e intersezioni. Dentro-fuori, esterno-interno, superficie-profondità. C’è sempre un po’ dell’uno nell’altro. Anzi, per definizione c’è. Le dedans c’est le déhors, scriveva Merleau-Ponty.
In molti si sono cimentati nella lettura di questi “margini” in termini filosofici ed esistenziali, da Blanchot a Bateson, a Derrida. E non è sbagliato pensare che anche la condizione sociale viva di questo, ovvero di sovrapposizioni, ibridazioni e forme meticce, per esempio tra sicurezze e rischi, tra obblighi e libertà, tra condizioni di subordinazione e di autonomia. Come nel lavoro.