Cortesemente togli i piedi dalla mia testa
Chi è capitato su questo blog e non mi conosce da tempo deve sapere che ho sempre posto una particolare attenzione alle questioni di metodo legate agli aspetti di negoziazione e di valutazione del lavoro indipendente. Per due motivi: per confrontarmi; per condividere con altri – che sono nella mia stessa condizione – scelte e giudizi maturati con l’esperienza. Oggi provo con questa lista di regole che implicitamente mi sono dato per svolgere con coerenza il mio lavoro da freelance. Riguardano quotazioni, pagamenti, stile di negoziazione. Che ne pensate?
10 regole per lavorare come freelance (senza farsi mettere i piedi in testa)
- Non svendere il tuo lavoro e il tuo sapere;
- Insieme al “cosa” definisci sempre anche il “quanto”. Non pensare che ex post siano tutti onesti, anzi fai molta attenzione alle formule implicite perché saranno quasi sempre smentite dai fatti (chiedete ai giornalisti freelance);
- Lavorare gratis per chi fa profitti è dumping sociale! Se devi dare un contributo gratuito fallo unicamente per chi opera senza finalità di profitto (Associazioni, Università, eventi autogestiti ecc.);
- Se vuoi condividere un tuo sapere professionale senza trarne diretto beneficio economico [vendita] allora proteggilo per sempre con le corrette licenze d’uso da chi potrebbe trarne profitto e denuncia apertamente chi lo usa fuori dalle regole di licenza d’uso;
- Non utilizzare impropriamente la collaborazione di altri, ma pagala il giusto. Se usi mezzi di produzione open source restituisci qualcosa alla comunità. Decidi tu che cosa fare, ma non far finta di nulla perché sei in debito;
- Non accettare casi di insolvenza nei pagamenti: fatti sentire, insisti (con educazione), fatti assistere dalla tua comunità di interessi, fai pressione, magari denunciando a chi sta vicino ai cattivi pagatori i casi di illecito. In ultimo, non avere paura di fare causa civile. Il lavoro ha una sua dignità, falla rispettare;
- Quota sempre prima l’esperienza e il valore, poi il tempo;
- Non collaborare con chi usa esplicitamente metodi e valutazioni degradanti sul mondo del lavoro autonomo;
- Ricordati di essere libero e che esistono anche le parole “no”, “basta, fai pure da solo”, “grazie, ma non è nelle mie corde accettare queste condizioni di lavoro”;
- Cerca di trovare un rimedio e chiedi scusa a chi hai arrecato involontariamente danno violando uno di questi principi.
Marcel Mauss non donava i suoi saggi agli editori!
Di seguito vi lascio copia di uno speech tenuto all’Università Statale di Milano il 6 ottobre 2010 in occasione della conferenza “Anche gli intellettuali lavorano. C’è futuro per il lavoro cognitivo nella città del fare?“, organizzato da Giannino Malossi e dal team di Alfabeta2 per l’uscita del secondo numero. Perdonate il ritardo nella pubblicazione, ma ho appena riaperto bottega :-)
Lavorare scrivendo. Marcel Mauss non donava i suoi saggi agli editori!
Sono un lavoratore professionale autonomo che svolge attività di tipo intellettuale. Mi sono proprio ficcato in un bel guaio, direte. Anzi due.
Galantuomini e mercenari
Domenico De Masi ha scritto recentemente in una presentazione (.PDF) fatta allo IAB Forum del 2010 dedicata ai trend del futuro, che:
Nel 2020 il lavoro sarà quasi completamente terziarizzato. Nella società dei servizi, l’affidabilità delle prestazioni e la loro qualità costituiranno il primo vantaggio competitivo, l’etica dei professionisti costituirà il loro più alto merito. Come la società industriale è stata assai più onesta e meno violenta di quella rurale, così la società postindustriale sarà assai più onesta e meno violenta di quella industriale. Dunque, se vorremo avere successo, ci toccherà essere dei galantuomini.
Non esattamente. E’ una curiosa coincidenza (o forse no, perché è il tempo di discutere di questi temi), ma proprio in questi giorni stiamo decidendo il titolo del nuovo libro scritto a quattro mani con Sergio Bologna, che vedrà la pubblicazione per i tipi di Feltrinelli e che nel suo cuore più nero affronterà proprio la questione della decostruzione dei valori delle professioni liberali e l’ingresso in un’epoca in cui ci sarà richiesto vendere le professioni indipendenti seguendo committment ed etica come mercenari. Non è la galanteria, come dice De Masi, quanto necessario per stare a galla, ma l’etica. I galantuomini e le buone maniere le hanno soffocate da tempo le vecchie guardie del professionalismo, arroccate a un potere marciscente, a lobby, caste, regole confessionali e ‘ndrine del lavoro.
Nella terziarizzazione del lavoro, il singolo può riscattarsi soltanto con regole proprie, trasparenti e pubbliche, messe davanti ai suoi committenti come biglietto da visita, non con l’onestà definita dalla convenienza altrui, dagli Ordini, dai lavoratori dipendenti, dal sindacato, da una legislazione fottutamente discriminante nei confronti del mondo freelance.
Più rossetto, meno Cicerone
Il Provveditorato agli Studi della Lombardia ha pubblicato i dati sulla popolazione scolastica delle scuole secondarie superiori. Gli iscritti agli Istituti tecnici per Operatore del Benessere (in pratica per diventare estetisti) hanno per la prima volta superato quelli al Liceo Classico. Effetto videocracy? Lo stato della Cultura in Italia versa in drammatiche condizioni, lo racconta bene l’ultimo numero di Alfabeta2. Ovvio che i padri dicano ai loro figli di fare altro dall’imparare il greco o studiare recitazione. Teatro, cinema, biblioteche: “siamo all’anno zero”. Io continuo a riempire la casa di libri e altro, nella speranza che i miei due figli, ora minorenni, possano respirare fin da piccoli l’importanza del sapere, ma sono preoccupato. Con l’anoressia culturale non si mangia, dice Umberto Eco. E pensare che sono proprio questi i tempi di rispolverare Cicerone. O tempora.
Deduzioni
Che direste di uno che fonda un partito politico per le Comunali di Milano e dichiara al Corriere della Sera:
- che il programma resterà top secret per un po’ perché non vogliono che “i concorrenti facciano copia e incolla“;
- che ha fatto bene i calcoli e per una poltrona bastano 10.000 voti;
- che ha sentito quelli pro Moratti e pro Pisapia (e del tutto snobbato l’unica vera forza in Italia che rappresenta le partite IVA, ovvero ACTA) e poi ha deciso di andare da solo;
- che ha presentato il logo del partito, ma non le facce di chi sta dietro;
- che si presenta a tutela delle Partite IVA quando le questioni di Fisco e Previdenza sono notoriamente appannaggio di Stato e Regioni e quasi per nulla questione legate alle Amministrazioni locali?
Io qualche dubbio sull’affidabilità di questi soggetti usciti dal nulla lo nutro, occupandomi da lungo tempo di questioni legate al lavoro autonomo di seconda generazione. Staremo a vedere.
oh oh 1-2-3 prova…
Humanitech.it riapre i battenti. Non che in questo “anno sabbatico” sia stato con le mani in mano (è in chiusura un mio saggio che verrà pubblicato a breve per i tipi di Feltrinelli, scritto a quattro mani con Sergio Bologna), ma un po’ la mancanza della scrittura su blog si è fatta sentire.
A passi felpati ricomincio (anche su Twitter).