Quando il dipendente supera il suo AD
Divertente aneddoto, ascoltato oggi, per voce del diretto interessato. Racconta Gianmario Tondato Da Ruos, amministratore delegato di Autogrill, che una sera tornando in autostrada si è fermato a un Autogrill, chiedendo al bar cappuccio e brioche.
La ragazza alla cassa, ignara di chi fosse, gli suggerisce di prendere anche una spremuta per risparmiare con il “Menu Mattina”. Lui risponde: “Ma sono le sette di sera!”. Alla fine lei lo convince, rifilandogli anche due biglietti della lotteria e un gratta e vinci.
Telelavoro e sindrome da riunioni
Segnalo la bella analisi di Carlo Alberto Pratesi dell’Università Roma Tre uscita oggi su La Repubblica – Affari & Finanza che spiega i motivi per cui in Italia non decolla ancora il telavoro. Così scrive:
Quello che rende diverse le aziende nell’approccio al telelavoro è la loro cultura organizzativa di base: laddove si è maturata nel tempo una consuetudine alla delega e alla responsabilizzazione, il lavoro a distanza attecchisce bene e senza traumi. Diverso il caso delle organizzazioni più verticistiche dove c’è il “capo” che decide tutto e che crea la sindrome delle riunioni. In quel tipo di aziende occorre sempre incontrare le persone: non bastano le e-mail o le telefonate per avviare un lavoro. Senza un incontro vis a vis nessuna azione viene posta in essere.
Ho sempre pensato che i due mali maggiori della cultura organizzativa moderna fossero la cosiddetta “leadership fuffa” e la deriva del “lifelong meeting”.
52K dollari per Career.net
The Domain Industry News Magazine ha pubblicato la classifica dei domini passati di mano in questo ultimo periodo e per i quali sono stati spesi più soldi. “Career.net”, al quarto posto, è stato venduto per 52.500 dollari! In Italia “carriera.it” è appannaggio di un trafficone di domini. Nel suo portale sugli aforismi, immettendo la chiave di ricerca “lavoro”, si legge: “Ci sono ladri che praticano il furto molto più correttamente di come molti galantuomini praticano l’onestà“.
Internet, privacy e luogo di lavoro
Sono state pubblicate le linee guida del Garante della Privacy per l’uso della posta elettronica e di Internet in azienda (che avevamo già anticipato due mesi fa). I datori di lavoro pubblici e privati non potranno più controllare la posta elettronica e la navigazione in Internet dei dipendenti se non in casi eccezionali.
“La questione è particolarmente delicata – afferma il relatore Mauro Paissan, attraverso un comunicato stampa – perché dall’analisi dei siti web visitati si possono trarre informazioni anche sensibili sui dipendenti e i messaggi di posta elettronica possono avere contenuti a carattere privato. Occorre prevenire usi arbitrari degli strumenti informatici aziendali e la lesione della riservatezza dei lavoratori”.
L’Autorità prescrive innanzitutto ai datori di lavoro di informare con chiarezza e in modo dettagliato i lavoratori sulle modalità di utilizzo di Internet e della posta elettronica e sulla possibilità che vengano effettuati controlli. Il Garante vieta poi la lettura e la registrazione sistematica delle e-mail così come il monitoraggio sistematico delle pagine Web visualizzate dal lavoratore, perché ciò realizzerebbe un controllo a distanza dell’attività lavorativa vietato dallo Statuto dei lavoratori.
Cattivi pensieri sul lavoro giornalistico
Qui non c’entrano i blog, Internet e tutta la vicenda cara agli impallinatori della carta stampata. La storia è ben diversa. Distante anni luce da chi si diverte a trovare refusi su Corriere.it o agenzie di stampa, oppure a pesare il numero di immagini di scosciate messe in home page. Sto parlando del precariato nel giornalismo nostrano, una materia che non sarebbe male che si conoscesse di più, anche tra chi scrive online.
Per lavoro ho dovuto leggere e recensire (leggi il .PDF) di recente il “Libro Bianco sul Lavoro Nero”, pubblicato dal Centro di Documentazione Giornalistica e mi sono sentito in forte imbarazzo. È regola diffusa infatti che i giornalisti non parlino mai di se stessi sui media. Si sono ritagliati da anni uno splendido spazio di riflessione, ma è prassi comune evitare di portare sul tavolo delle redazioni notizie sul mercato giornalistico. Troppo naive l’autoreferenzialità. La conseguenza? Il sottobosco del mercato del lavoro giornalistico è diventato oramai una selva oscura, dove si trova di tutto, ai limiti della legalità e rigorosamante taciuto al pubblico.
Alzare i costi del lavoro nero
Sanzioni certe e più controlli: sono questi i metodi principali per contrastare le irregolarità del lavoro. Ogni altro sistema è un palliativo. Per Claudio Lucifora in un Paese in cui l’aliquota marginale di una normale transazione economica (di lavoro e non solo) è del 40-50% le due parti possono sempre colludere: applicando lo sconto si dividono i vantaggi. È una questione di costi e benefici, così descritti da Lucifora:
Tra i “benefici” del lavoro nero c’è il mancato rispetto delle regole, la flessibilità e l’evasione totale o parziale di imposte e contributi. Tra i “costi” ci sono le sanzioni. Ebbene quanto maggiore sarà il costo tanto minore sarà la convenienza economica delle imprese. In Italia, però, queste due componenti fanno sì che la convenienza sia elevatissima. Le imposte incidono molto: se si evade i benefici sono perciò alti. I costi, al contrario, sono bassissimi per due motivi: da una parte ci sono i condoni più o meno regolari e dunque una resa dello Stato di fronte all’illegalità, dall’altra c’è la bassa probabilità di essere scoperti attraverso i controlli.
Questa l’intervista completa (.DOC) pubblicata anche sul sito del Ministero del Lavoro, nel contesto del Progetto Europeo per l’Emersione del Lavoro irregolare.