Cultura freelance

Chi legge Humanitech sa che cosa penso della professione indipendente.

Certamente fare il freelance è sinonimo di libertà accompagnata da difficoltà estreme; è irrazionalità con fortissimo autocontrollo; è rispetto delle regole associato ad autonomia nell’autoregolarsi; è creatività che si sposa alla disciplina; aggiornamento continuo e ricerca costante di sinergie alimentate dal networking; artigianalità e tentativo di perfezione insieme; stress e soddisfazione “a forte riverbero emotivo”, perché tutto ciò che fai lo fai da solo. Da solo, senza uno stipendio a fine mese, cassa integrazione, malattia pagata e altro.

Fare il freelance vuol dire rimettersi in gioco ogni giorno. Reinventarsi, perché nulla è dato per rendita da posizione, ma va guadagnato. Significa avere la capacità di trovare (invenire, inventare insomma) il nuovo per sé.

In questi giorni sto incontrando persone di grandissime capacità creative, indipendenti, brillanti. Piccoli geni che non trovano spazio nelle imprese, grazie a dio, ma sono liberi battitori sul mercato. Hanno nella cultura tecnologica un alleato* e si alimentano di interazione e scambio di idee, molto spesso a titolo gratuito.

*(mi sto sempre più convincendo, dopo avere scritto Liberi professionisti digitali, che nel lavoro intellettuale autonomo “indipendenza” e “tecnologia” siano correlate geneticamente).

Non è un caso che la cultura freelance sia più forte in ambito anglosassone – dove l’informatica sta qualche anno avanti e la flessibilità non stritola, ma si appoggia a una naturale mobilità delle persone e delle competenze. E delle idee imprenditoriali. Ci pensate che soltanto in Italia non esistono gli annunci classified per freelance (a parte il piccolo grande Lavoricreativi)?

Ecco allora due obiettivi importanti su cui discutere, trovarsi e inventare. Chi ci sta alzi la mano. Da una parte la generazione di strumenti di networking, aggiornamento tecnologico, opportunità di “coopetition” per freelance. Dall’altra l’abbattimento di barriere legate a una cultura del posto fisso che riporti nell’ambito del lavoro indipendente gli schematismi interpretativi del lavoro dipendente e l’immobilismo generato dalla paura**.

**Tra le altre cose, l’alimentazione della cultura freelance è certamente anche il miglior alleato per rendere vincente qualsiasi azione che superi i proclami meramente politici sul reddito per la disoccupazione temporanea. Appare così oscura la materia e il legame? Il fatto che rinforzando l’indipendenza si rende realmente flessibile il lavoro dipendente?

Non ditemi che sono un visionario se sogno anche in Italia una specie di “AllFreelance” (sito oggi non più attivo) tarato sul nostro mercato, un nuovo LinkedIn per soli indipendenti (bravi comunque quelli di Rete Indipendenti / I-Network!), che incroci le funzionalità classiche di gestione della banca delle ore, permetta e-commerce di competenze, includa blog e aggiornamenti professionali come si permettono di fare su Freelance Switch o FreelanceVenue, si avvalga di accordi con associazioni di Partite IVA e location per lavorare, come l’ottima soluzione pensata da Massimo Carraro (un CoWo molto cool.. ), faccia cioè mash-up tecnologico e di competenze, di luoghi, opportunità e persone.

Una nuova cultura freelance è possibile.

Ultima modifica: 2009-01-30T12:13:42+01:00 Autore: Dario Banfi

9 commenti su “Cultura freelance”

  1. ti ringrazio del link a jobtalk dario anche se mi sorprende un po’ vedere evocato come difensore a oltranza del posto fisso un blog come il mio, che è ben lontano dall’esprimere questa posizione. Capisco che l’ironia è una lingua aliena e merce rara di questi tempi, e che invece essere contro sempre e comunque è una scelta che guadagna popolarità. Contemporaneamente però è meglio non criticare i potenti quotidiani di carta e i portaloni, quelli no, quando scrivono fesserie, non si sa mai…salvo fare qualche gesto poco elegante ogni tanto, tipo pubblicare carteggi amministrativi personali in originale…Aggiungo anche per amore di cronaca, che i post sui freelance di JobTalk sono molto letti e piuttosto commentati dai lettori individuali, ancorchè snobbati dalle associazioni di categoria e dai professionisti del freeelancaggio antagonista

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  2. .. eh? .. non mi pare di avere scritto da qualche parte che JobTalk difenda il posto fisso.. il resto onestamente non l’ho capito, non so che cosa risponderti, non ho capito…
    mi fa piacere invece che i post sui freelance siano letti anche su JobTalk, ma chi sono i “professionisti del freelancaggio antagonista”?

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  3. grazie dario per aver ricordato una parte della nostra discussione dell’altro giorno, ci dobbiamo lavorare su, magari definendo specifiche funzionali, un nome al progetto, e altro per poi scovare chi può aiutarci nello sviluppo (apriamo un wiki? domanda inutile tanto so che mi rispondi di no).. ciao ale
    p.s. freelancaggio antagonista de che?

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  4. Dario,

    Rosanna la conosciamo un po tutti ormai, ha la tendenza ad attaccare se sente un minimo odore di bruciato.
    Non me la prenderei troppo con lei, che fa probabilmente solo il suo mestiere lautamente stipendiato.
    Ma effettivamente forse qui il bruciato dal suo punto di vista c’è: dalle tue parole emerge effettivamente come un sito quale Jobtalk promulghi tra le righe e neppure troppo velatamente una cultura della difesa del posto fisso come filosofia di vita.
    Altrimenti, come si farebbe a far accettare alla gente che tutti noi dobbiamo pagare la Ferrari di Marchionne tramite il salvataggio della Fiat con aiuti di Stato?

    Questo è il volto della Confindustria che non ci piace. Per fortuna ce ne sono tanti altri molto differenti, ed è certamente a quelli che tu sei + vicino come visione delle cose.

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  5. ..ossignur.. flessibili & Co. lasciate perdere, non è il caso di rompere le palle anche qui a JobTalk e a Rosanna..
    Per la precisione, il mio link voleva essere espressamente “semantico” (mi scuso se ha avuto un effetto imprevisto), nulla più, visto che il post di Rosanna aveva un simpatico sfondo linguistico, e mostrare come “invenire”, il verbo “trovare, inventare”, possa volere dire tante cose a seconda dei contesti.. Non ho scritto e non penso (cortesemente credetemi) ciò che mi attribuite, nel giudicare il blog di altri.. sono vostre interpretazioni, che lascio a voi discutere, visto che in questo post si voleva parlare di altro, ben altro, e per fortuna chi mi ha scritto l’ha capito..

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