Quel che andrebbe ristrutturato

[Un caso di ordinaria incapacità professionale mista alla peggiore burocrazia] – Disgrazia ha voluto che oggi andassi alla sede INPS di Milano Nord, in via G. Silva. Obiettivo: verificare come mai un’impresa con cui ho fatto un contratto per una ristrutturazione edilizia non riuscisse a fornirmi il Durc da allegare alla DIA. L’impresa sostiene di avere fatto domanda telematica a metà maggio e solitamente (dice il sito dedicato al Durc) in tre settimane arriva risposta. Via Web non si riesce a verificare nulla. Il commercialista dell’impresa nega di avere ricevuto comunicazioni, sostenendo che è il sistema della burocrazia a fare schifo. Qualcosa non torna. Poiché non posso permettermi di perdere tempo e denaro ho deciso di accellerare l’iter mea sponte. Mi armo di coraggio ed entro nel Palazzo.

Il Castello. Prima coda di dieci minuti alla reception per chiedere dove andare. Sportello 12, pulsante rosso per i numeri. Prendo il numero 219. Lo sportello 12 è al 205. Tempo mezzora e il 205 passa al 206. Un incubo che potrebbe durare (rapido calcolo) 6,5  ore. Chiamo allora via telefono l’Urp della stessa sede – chissà mai che stia facendo la coda sbagliata… – e chiedo di passarmi l’ufficio per i Durc. Mi danno tre numeri. Chiamo e suonano tutti a vuoto. Tempo mezzora di prove (siamo passati al 208) mi risponde un addetto: l’ufficio Durc è a un altro interno. Me lo comunica. Chiamo. A vuoto. Tempo mezzora (siamo al 209) e richiamo. Risponde una voce aggraziata: sì, è l’ufficio Durc. Stranamente non è la signora che davanti a me, allo sportello 12, cura le richieste dei poveri cristi con il numerino. Per saperne di più devo andare da lei, al secondo piano, stanza 226. Vado. Fanculo lo sportello, non c’entrava un fico.

Mosche bianche. Salgo. Corridoi deserti. Uffici deserti. Scrivanie vuote. In oltre 50 uffici vi saranno state 8 persone. Nel 226 per fortuna c’è qualcuno, la donna dalla voce aggraziata. Chiedo come si verifica l’iter di un Durc e mi risponde che serve il codice fiscale dell’interessato o il numero di richiesta telematica. Chiamo l’impresa (una ditta individuale): devo rivolgermi al commercialista, è lui che segue la pratica. Chiamo così il suo commercialista e mi trasmette il codice fiscale. Intanto la signorina mi fa accomodare fuori per questa telefonata, non vuole essere disturbata. In un piano deserto è evidentemente l’unica che lavora, deve concentrarsi. Rientro nella 226. Chiedo, ma per quel codice fiscale non ci sono posizioni o pratiche. Nessuno sforzo aggiuntivo (ricerche per nome dell’impresa o secondo il nome dell’intermediario ecc.): l’addetta si dichiara incapace di aiutarmi.

Il “professionista”. Richiamo il commercialista che si fa negare. Aspetto, richiamo dopo 20 minuti. Chiedo di verificare il codice di richiesta telematica e di faxarne una copia al numero dell’ufficio Inps. Passa mezzora: nulla. Richiamo il commercialista. Per voce della segretaria mi fa dire che non è in grado di scaricare dal computer la pratica telematica. Chiedo allora di darmi gli estremi per via telefonica. Il commercialista si fa negare, dice di chiedere al mio fornitore, la ditta individuale, facendo capire di non rompergli le palle.

Finale. Per colpa di un tecnoincapace (che al secolo è il commercialista dott. Ricotti dello studio S.E.D.A. di Milano) mi trovo costretto a rescindere il contratto con l’impresa che vedrà persi nei meandri dell’Inps una pratica a cui ero arrivato molto molto vicino. Sempre se esiste, mi è venuto da dubitare. La via telematica non ha funzionato, è certo. Il professionista si è dimostrato uno sprovveduto, come me, d’altra parte, che mi sono fidato. Forse la posizione del fornitore è troppo complessa per essere valutata in soli due mesi, certo è che l’amministrazione pubblica, in questo caso l’Inps, non brilla per efficienza. Altro che macchina burocratica, qui manca il conducente.

Swaaasssh. Viene da buttare tutto alle ortiche e incoraggiare il lavoro nero, se non fosse che me lo impediscono alcuni principi ai quali ho deciso di attenermi… Nuova gara dunque, nuova avventura con la burocarazia. Tre mesi buttati nel cesso, in questo cesso di Paese.

Ultima modifica: 2008-07-17T15:19:33+00:00 Autore: Dario Banfi

3 commenti su “Quel che andrebbe ristrutturato”

  1. uhm… mi hai fatto venire in mente le 12 fatiche di asterix e obelix… che in ogni altro paese fa ridere, qui fa piangere per quanto sia attinente alla realta’…

  2. grazie dario, sto lavorando a dublino in questo periodo e il tuo articolo mi sta aiutando a prendere una decisione. complimenti per la tua voglia, hai tutta la mia stima.

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