Humanitech – Il mio blog dal 2006

Daje knowledge workers united

E’ bello avere innescato una discussione come questa. Grazie a Federico. A ogni modo sono almeno due anni, in definitiva da quando è nato questo blog, che insisto su questi temi.

Segnalo agli interessati alcuni post di Humanitech sul tema dei pagamenti:

Sulla tracciabilità dei compensi e sul Forfettone:
Il Gambero e le Partite IVA;
Tu chiamalo se vuoi forfettone;

Sulla tempistica e modalità dei pagamenti:
Due pesi, due palle;
I Pagamenti dei professionisti;
Codice incivile e multinazionali scaricabarile;
– I tre gringos;
– Surriscaldamanto da rotazione bassoventrale;

Sulla formulazione di preventivi:
Farsi pagare come freelance;
Costo orario e consulenza;

Sul tema della spese, del compenso e dell’IRAP:
Glossario retributivo autonomo;
A mie spese;
Autonomo disorganizzato.

Daje che sta uscendo questo tema allo scoperto, daje!!

Per un lavoratore autonomo non è una questione una tantum, ma un problema strutturale e di cultura tipicamente nostrana. All’estero è molto molto diverso. Le grandi imprese hanno pure un valore che definisce questo elemento competitivo sul piano finanziario. Si chiama TMI (Tempo Medio di Incasso). I controller sanno di che cosa sto parlando. Se ogni knowledge worker facesse il calcolo del suo e lo pubblicasse su Internet, vi assicuro che verrebbe allo scoperto uno dei maggiori problemi dello sviluppo del lavoro intellettuale autonomo in Italia. E adesso che sta per emergere un problema generalizzato di liquidità dovuta alla crisi bancaria, state pur certi che una delle conseguenze dirette sarà l’ammortamento del costo del denaro sul prolungamento del TMI di chi non ha mezzi per difendersi, ovvero del lavoratore autonomo e della piccola impresa. Io ve l’ho detto e ci posso pure scommettere, magari verificando tra un anno. Intanto daje, knowledge workers united


Nate con la ruggine

Milano la grande Milano quando si mette a costruire lo fa senza risparmiare cemento. Nella zona ex Carlo Erba (a Nord vicino a P.za Maciachini) ha puntato invece sul vetro, forse per nasconderlo il cemento. Questi grandi colossi industriali ospiteranno le nuove sedi di Société Générale, Mont Blanc, Sorin Group e altre multinazionali. Sorin Group - Societe Generale - Mont Blanc

La cosa che stupisce di più è che dopo tanti sforzi di apparire meno ingombranti, leggeri come il silicio ed eleganti, hanno piazzato nel bel mezzo delle mastodontiche costruzioni delle imponenti strutture in ruggine. Sì, in ferro arrugginito. E non contenti ci hanno pure messo sopra il proprio logo. Poi spendono miliardi per la brand awareness.

Qualche dettaglio fotografico (clicca per ingrandire).
Sorin Group Societe Generale Mont Blanc


Due pesi, due palle

La solita storia. Ne ho pieni i coglioni. Ecco, l’ho detto.

CASO A 

Oggi sono terminati alcuni lavori di ristrutturazione di cui vi ho parlato qualche tempo fa. L’imprenditore edile si è presentato in casa mia con la fattura di saldo. Alla mia dichiarazione di pagare a 30 giorni si è infuriato, urlando di stracciare la fattura e spaccare tutto il lavoro fatto (un soppalco in cartongesso, la muratura di qualche finestra e un paio di pareti in gesso). I motivi? Oltre al fatto che gli ho fatto fatturare tutto e di solito fa del buon nero, erano ben poche lire, per lui che tratta grandi opere e si è sperticato per aiutarmi visto che il mio nominativo gliel’ha passato il padre di un’amica… Ok, gli ho detto, non spaccare nulla. Ti faccio il bonifico oggi o domani.

CASO B

Ad aprile ho terminato un lavoro per una multinazionale. L’attività è stata gestita dalla sua agenzia di marketing, che mi ha fatto fatturare il mese successivo (a maggio) verso una controllata. Oggi sono passati 120 giorni e ancora non compare nulla sul mio conto corrente: scatta l’allarme. Chiamo in azienda, ma l’account dice che i fornitori li gestisce una società terza, di servizi amministrativi. Il responsabile riceve telefonicamente una volta alla settimana. Mi va bene perché è oggi. Il contabile dichiara che ci vorrà molto tempo per la mia fattura perché il cliente iniziale non ha ancora pagato l’agenzia e senza soldi incassati – in barba a ogni legge pubblicata sul globo terracqueo – i fornitori col piffero che li pagano. Resto cioè all’asciutto. Evidentemente è una multinazionale senza cash flow oppure versa in cattive acque o semplicemente è amministrata da una banda di ignoranti.


La giornata del lavoro dignitoso

WDDWNon basta avere un lavoro: deve essere dignitoso. Non lo dico io – anche se sottoscrivo in pieno questo concetto – ma la nostra Costituzione. Lo sostengono da anni l’ILO ed Eurofond, secondo i quali questo valore sostiene la coesione sociale, lo sviluppo economico, la lotta alla povertà. Lo ribadiscono tutte le organizzazioni internazionali del lavoro, non soltanto quelle sindacali. Oggi si festeggia questo diritto. L’UNI, il sindacato globale dei servizi che raggruppa 900 sindacati da tutto il mondo, composta dall’International Trade Union Confederation, dal Global Progressive Forum, da Social Alert e Solidar, ha promosso insieme a Eurofond, la Giornata Mondiale del Lavoro Dignitoso.

Lo scopo è di sensibilizzare cittadini, imprenditori, politici e istituzioni e aumentare la consapevolezza sul valore del lavoro dignitoso (decent work), punto cardine della lotta al sommerso e al lavoro irregolare, ma non solo. Comprende anche la questione dei salari, della continuità lavorativa (precarietà) e soprattutto della salute.

Ma che cosa significa “lavoro dignitoso” in concreto?

Facciamo un esperimento, se vi va. Io elenco ciò che a me sembra fondamentale. Se poi avete voglia di aggiungere altri elementi, fate pure, i commenti sono liberi.

Un lavoro dignitoso:

– non mette in pericolo la tua vita;
– non ti discrimina per razza, sesso, età, religione e convinzioni politiche;
– non impiega minori;
– è regolarizzato da un contratto;
– ti offre una retribuzione congua con l’attività svolta, il tempo impiegato e il costo della vita nel Paese in cui vivi;
– non lede i tuoi diritti fondamentali individuali;
– non crea sperequazioni nel trattamento verso prestazioni sociali;

– non ti ostacola se desideri dare continuità al tuo reddito;
– è pagato secondo tempi ragionevoli;
– è pagato secondo le normative vigenti in ogni Paese e comprende tutti gli oneri previsti per i rapporti di lavoro;
– valorizza le tue competenze o ti forma verso nuove e più adeguate allo svolgimento delle tue mansioni;
– ti consente di crescere una famiglia;
– non è fonte di stress, disagio e malattie, anche psicologiche…

… voi dite che tutto questo è cosa superata, già assimilata dalla nostra società? Non corriamo dunque alcun pericolo?

P.S. Ho controllato la rassegna stampa di oggi in Italia. Non c’è un solo articolo dedicato a questa ricorrenza! Per fortuna almeno Napolitano ne parla…


Blogger fuori ufficio

Perdonate l’assenza per qualche giorno (o settimana), ma da queste parti l’acqua è poca, ossia scarseggia, e la papera non galleggia. Giuro, torno subito ;-)
Papiny e il lavoro gratis


Le reti dei professionisti indipendenti

Il titolo dell’incontro è piuttosto accattivante: “Social Network e Comunità di Pratica per lo sviluppo associativo e d’impresa: reale opportunità o utopia?“.

Ne discutono Professioni Intellettuali Unite, AICA e gli autori del libro Community Management (Apogeo, 2007) martedì 7 alle 18:00 alla sede SIAM in Via Santa Marta 18 a Milano.


Ultima modifica: 2018-04-02T18:23:15+02:00 Autore: Dario Banfi