Humanitech – Il mio blog dal 2006

Io imprendo

Le motivazioni alla base della creazione di una nuova impresa nel 2010

motivazioni imprenditoria

Fonte: Unioncamere. Qui il Comunicato Stampa completo con tutti i dati.

P.S. Interessante il fatto che lo stesso giorno in cui Istat ci dice che un giovane su 4 è disoccupato nel nostro Paese, Unioncamere invece comunichi che un’impresa su quattro nata nel 2010 sia stata creata da giovani.


Freelance is…

conoscenza tacita versus sapere formalizzato; autorevolezza versus autorità.

[…] Potremmo dire che l’autorevolezza si distingue dall’autorità perché è un riconoscimento sociale ottenuto al di fuori di meccanismi di potere, l’autorità è in parte sinonimo di potere. Una persona è autorevole quando il suo pensiero e il modo in cui riesce a esprimerlo acquistano rispetto e prestigio presso una comunità, l’autorevolezza è la pura essenza di una superiorità intellettuale che non si pone mai come sopraffatrice di altre opinioni, ma come illuminazione di problematiche collettive i cui risvolti restano oscuri ai più, è per sua natura un servizio alla collettività, svincolato da necessità economiche, ambizioni di potere, interessi ideologici.

Da sempre il potere, l’autorità hanno cercato di imporre una forma di propria autorevolezza, si sono cinti dell’aureola dell’autorevolezza. Oggi lo sono la notorietà, la fama, la visibilità, oggi si cerca di far diventare autorevole anche un presentatore televisivo e le dinamiche sociali per cui questa manipolazione riesce fanno parte dei fenomeni più comuni della società di massa.

[Tratto dal nuovo libro, in corso di pubblicazione, di Sergio Bologna e Dario Banfi. Capitolo: “Da gentiluomini a mercenari”, pag. 80]


Quale tipo di networking?

“Fare network” è una di quelle espressioni che – insieme a “innovare il sistema Paese”, “facilitare il cambiamento”, “nuove tecnologie” ecc. – oramai non faccio entrare più neppure nel padiglione auricolare. E’ un vuoto a rendere.

Ho imparato che è meglio dare sostanza, riempire i contenitori, scoprire e studiare esempi, toccare con mano, entrare a piè pari nelle pozzanghere dei gruppi sociali (professionali, business, associativi) per capire come funzionano le relazioni e fin dove si può arrivare rispetto a obiettivi personali e di business. C’è chi lo fa via Web e chi nella vita reale. Se sul primo versante siamo tutti bravi a raccontare come si fa – siamo tanti e belli – sul secondo credo sia più complesso.

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I lavoratori come pubblico

Merce da somministrare, mercato a cui vendere qualcosa (corsi, per esempio), elettori a cui promettere o semplici numeri. Ai lavoratori in Italia macava soltanto di diventare pubblico televisivo, una cosa che altrove accade già da tempo ma che da noi – a parte qualche programma su satellite o, su Tv generalista, qualche format di orientamento politicamente corretto, ma poco politicamente subito tagliato – non aveva ancora provato a fare nessuno. Ieri ci ha provato La7 con Il Contratto – Gente di Talento, nuovo programma che mette in palio un posto di lavoro dipendente a tempo indeterminato.

Il Contratto - Gente di Talento

Giudizio a caldo: presentatrice non preparata sul tema; format spudoratamente centrato sull’azienda che assume (ieri era Monster), che più che fare employer branding sembra faccia product placement; Michel Martone persona troppo intelligente per quel circo; la consulente filosofica appare più che essere; il direttore di HR Community una vecchia falsa-timida volpe, che ha fatto un terno al lotto con tanto di sponda su Panorama; il coach un buon cameriere; concorrenti troppo timorosi, forse scelti proprio per questo, mica che a metà serata qualcuno pianti qualche grana. Sputtanata tra le altre cose anche la parola “talento”.

In definitiva, programma per fare ascolti, guadagnare visibilità aziendale,e soprattutto vendere anche in tv (non bastavano Confindustria, sindacati o Tremonti) il topos unico del nostro immaginario lavorativo, ovvero il posto fisso. Così come i salari si contrattano con una buona disoccupazione in circolazione, anche il lavoro dipendente si vende meglio se il traguardo diventa un premio.

P.S. Il miglior commento (collettivo) in circolazione sul programma resta il magnifico post di Spinoza.it “Teledipendenti” (cit.: La trasmissione di La7 metterà in palio un posto di lavoro. Hanno promesso un milione di puntate).


Donald Draper parla italiano

Benvenuto al nuovo blog collettivo BAD AVENUE. D’obbligo una lettura del post “Vedemecum del free lance”, dove si trovano insopportabili verità copiate dai post di questo blog che ancora non ho scritto.

BadAvenue


Non mentire, autoconsigliati

C’è l’autosfruttamento, ma anche il suo opposto, l’illusione di fare bene quando le cose vanno a rotoli. Menti sapendo di mentire, il problema è che lo fai a te stesso. Sono due classici atteggiamenti del freelance che vive momenti di transizione: overwork e quieto vivere. Vale la pena ricordare (prendendo alcuni spunti da FreelanceFolder) quali siano le bugie più diffuse. Affronta i casini, metti a posto le cose:

  • Bugia # 1 – La mia attività non ha bisogno di promozione. Palle, chi sei per vivere di rendita? La vita è più dura del previsto per un freelance. Trovare commesse, clienti e nuove attività è forse ancora più difficile di fare ciò che fai come core business;
  • Bugia # 2 – Un lavoro sottocosto è comunque un buon lavoro. Certo, poi fallo gratis, che le cose andranno ancora meglio :-)
  • Bugia # 3 – Meglio non chiedere ai clienti. Zitto, fai di testa tua, non confrontarti o chiedere che cosa serve davvero: tempo due settimane e hai perso il cliente. Non temere di chiedere. Neppure a fine lavoro cosa è andato per il verso giusto e che cosa no. Una domanda ben posta vale cento risposte;
  • Bugia # 4 – Il tempo speso a leggere Blog, Twitter e Facebook è networking. Sì, e quanto lavoro hai portato a casa da questa attività di mera informazione? E’ tutto molto bello, ma il networking è fatto di contatti, non soltanto di lettura passiva. E poi stringi qualche mano ogni tanto, non fare tutto da tastiera;
  • Bugia # 5 – Sono un esperto, non ho bisogno di accrescere le mie conoscenze e competenze. Ma vuoi davvero diventare come un impiegato dietro alla scrivania? Il sapere tacito è l’arma del freelance. Affila le tue lame, ogni tanto;
  • Bugia # 6 – Se c’è riuscito lui, posso farlo anch’io. Falso. Condizioni diverse, persone diverse, situazioni diverse. Le variabili per avere successo in un progetto sono troppe per immaginare di replicare ciò che vedi fatto da altri. La tua unicità è un vantaggio, ma spesso anche un ostacolo. Trova la tua strada;
  • Bugia # 7 – Lavorare come freelance è facile come bere un bicchiere d’acqua. Ok, ne parliamo l’anno prossimo. Dopo che hai pestato la testa sullo spigolo o, ancora meglio, hai parlato con altri freelance che lavorano da soli da anni. Per fare il consulente devi avere le spalle larghe, non soltanto il cervello fino; 
  • Bugia # 8 – Posso concentrarmi sul lavoro principale, al resto ci penserà il commercialista. Sbagliato, c’è il marketing, la promozione, la scrittura di offerte commerciali, lo scouting di nuovi clienti, la gestione dei mezzi (informatici e non); il networking, la contabilità spicciola, la spesa da fare il sabato quando lavori il sabato, la formazione continua e la tua salute;
  • Bugia # 9 – La bontà delle mie conoscenze specialistiche e competenze è sufficiente per lavorare. Hehehe.. Nel Paese di Affittopoli, Parentopoli, Vallettopoli, Calciopoli, Puttanopoli (e mi fermo qui…), credi ancora che bastino? Senza calare le brache, ricorda semplicemente che relationships matter come dice LinkedIn.
  • Bugia # 10 – Su questa materia sono il migliore: dovranno darmi spazio. Può anche darsi, ma c’è anche una pericolosa contraddizione. Se sei il migliore nel tuo campo ci sarà sempre qualcuno più ignorante di te che dovrà valutare ciò che sai fare e non sarà in grado di farlo meglio di te. Potrà scegliere usando altri parametri rispetto al merito: valuta dunque sempre attentamente tutte le ragioni che portano i clienti a scegliere te o altri.

Ultima modifica: 2018-04-02T18:23:15+02:00 Autore: Dario Banfi