Lavoratore precario dell’anno? YOU!
Bellissima segnalazione di Roberto Venturini su Apogeonline relativa all’iniziativa di Comando Precario, un gruppo spagnolo di lavoratori atipici molto, molto atipici. Blogger attivisti, armati di videocamera, registratore, buone parole e molto coraggio stanno postando su Internet le avventure dei lavoratori precari (colloqui di lavoro ecc..)
La barzelletta dei tariffari
In Parlamento dovrebbero istituire il Premio “Penelope”. I partecipanti: da una parte i “colpo-di-spugna” boys e dall’altra i “saggi revisionisti”. Alle estrazioni di fine anno inscriverei anche qualche neocon, uno o due “old-lib”, un paio di ministri e sicuramante la pletora dei sottosegretari. Una delle prime edizioni, lasciando perdere per ora la giustizia, la dedicherei alla questione del Tariffario, un tema che interessa da vicino e per ragioni opposte il lavoro dei professionisti.
Le arti marziali della parola
Come tempo fa ebbi modo di segnalare dalle pagine del Sole 24 Ore il bel testo “L’arte del negoziato” (Corbaccio, 2005) e intervistare il suo autore William Ury, per motivi analoghi (e per riprenderci dalla sbornia di buonismo natalizio) vorrei spezzare una lancia a favore di “La nobile arte dell’insulto” di Liang Shiqiu (Einaudi, 2006), curato da Gianluca Magi. Entrambi sono testi utili quando le relazioni con il vostro capo, i clienti o il direttore si fanno difficili. Per gli amanti delle arti marziali della parola si trovano consigli interessanti, per esempio:
Quando si rivolgono critiche a qualcuno, bisogna farlo in una lingua infinitamente sottile il cui senso rimanga implicito. Conviene evitare che l’avversario si renda conto fin dalle prime parole che lo si sta criticando: è solo al termine di un certo tempo di riflessione, a poco a poco, che questi giunge a prendere consapevolezza che le parole rivoltegli erano tutt’altro che benevoli.
Nell’arte della critica, spiega l’autore, è di estrema importanza bandire l’agitazione, avere un gran sangue freddo.
Senz’ombra di dubbio, l’esperto nell’insulto possiede un contegno pacato e composto. Il modo di comportartarsi di chi appare serenamente distaccato dalle circostanze.
Queste parole mi ricordano l’atteggiamento di Giorgio Pasotti nel film Volevo soltanto dormirle addosso (la cui sceneggiatura, tra l’altro, è di Massimo Lolli direttore del personale della Marzotto), costretto a licenziare in brevissimo tempo un terzo del personale di una multinazionale francese. Di fronte al manager che gli ha assegnato questo compito ripete imperturbabile: “La stimo moltissimo”.
Non di solo tessile..
Nell’immaginario italiano lo spauracchio cinese è associato quasi sempre al settore Tessile. Era prevedibile: anche in altri ambiti incomincia a farsi strada. Non immaginavo, però, in quelli vicini al mio lavoro: l’Editoria.

Cene aziendali
Vengono prima dell’albero e del presepe. C’è chi ne approfitta per fare grandi discorsi [solitamante i manger che non sanno usare la posta elettronica], chi le considera occasioni per abbassare gli utili (sob!), chi per stringere alleanze al tavolo, visto che non ci riesce alla macchina del caffè.. Per altri è semplicemente un’abbuffata come tante o un’occasione per abbordare il collega carino. C’è anche chi le usa per comunicare i licenziamenti.
Nuova occupazione = stranieri + contratti a termine
Il giono seguente all’uscita dei dati Istat sull’occupazione la stampa si è decisamante scatenata. La rassegna: Corriere della Sera, Sole 24 Ore (1) e (2), La Repubblica, La Stampa, Il Giornale, Il Foglio.
La disoccupazione, è vero, è scesa ai minimi dal 1992, ma nessuno si è preso la briga (tranne la Banca d’Italia recentemente, ma su dati emessi in passato) di calcolare l’esatto aumento dell’occupazione valutando attentamente il fenomeno degli inattivi e l’incidenza degli immigrati sulla forza lavoro. In altre parole: poiché la disoccupazione esprime una frazione, incidendo sul denominatore (regolarizzazioni) e riducendosi il valore del numeratore (molti smettono di cercare lavoro perché scoraggiati) una certa artificialità del fenomeno è evidente.. Se ne accorge per esempio Francesco Prisco che pubblica queste parole sul dorso Sud del Sole 24 Ore:
“Mistero sulla scomparsa dei disoccupati al Mezzogiorno. Secondo le rilevazioni Istat sulle Forze Lavoro nel terzo trimestre 2006 il tasso di disoccupazione nella parte meno sviluppata del Paese è pari al 10,7%, oltre nove punti percentuali rispetto al 19,8% del 1999”.
Una cosa è messa in chiaro comunque da tutti: il lavoro che cresce è quello “a termine” e legato agli immigrati.
Interessante approfondimento di Carlo Dell’Aringa e di Pietro Garibaldi, invece, sulla questione produttività. In sintesi: il PIL è fermo, ma ci sono più lavoratori, ergo gli italiani stanno diminuendo la loro capacità di produrre valore con il proprio lavoro.. Giusto. Talvolta però succede anche il contrario. Durante i Governi Craxi (per indicare un periodo, non una responsabilità), per esempio, il PIL volava e l’occupazione era ferma al palo. La questione comunque resta, non è un gioco di parole.
Il premio lettura favolistica dei dati va invece al Foglio che indica la Legge Biagi come la Gallina dalle uova d’Oro nella creazione di nuova occupazione. Beh, d’oro proprio non direi.