Humanitech – Il mio blog dal 2006

Summer job

Hey, qui fermiamo le macchine per qualche settimana e una pausa estiva. Iniziamo il lavoro stagionale full time con i veri clienti di casa (che attendevano da tempo il loro turno).

Lory in agguato

A presto.


Cottimo digitale per freelance di ventura

Vi ricordate quella scena di Gomorra in cui vengono assegnate lavorazioni di abiti con asta al ribasso? Alla fine la spunta chi fa puro dumping e brucia la concorrenza con una proposta imbattibile, addirittura sottocosto. O perlomeno apparentemente sottocosto perché si scopre in seguito che i lavoratori sono schiavi che dormono sulle macchine per cucire, come ha raccontato anche Report in una memorabile inchiesta che ha perlustrato perfino gli scantinati di Via Paolo Sarpi a Milano.

Ecco, ora spostate tutto su Internet. Chi partecipa alla gare sono i freelance di tutto il mondo e a metterci la posta è un “piccolo imprenditore”, diciamo così, del Kuwait che vuole realizzare un sito dedicato alla squadra di calcio neocampione d’Italia. Tramite un marketplace per freelance cerca un grafico Web che sia in grado di disegnargli un template del Milan che funzioni con WordPress. Guardate la gara (bid) riportata nell’immagine qui sotto (fonte Freelancer.com): si mette sul piatto un budget per un massimo di 250 e un minimo di 30 dollari, un valore al quale si avvicinano alla fine due programmatori, uno del Bangladesh, l’altro dell’Indonesia. Qualcuno propone la consegna del lavoro anche in un giorno. Europei – italiani, spagnoli, inglesi ecc. – e perfino gli indiani sono bruciati in un sol colpo e alcuni offrono collaborazioni pure “alla cieca”, ovvero senza anticipi (milestones).

Freelancer.com

Questo è un caso specifico, ma se ne trovano a migliaia sul Web. Non tutti broker di lavoro freelance – di cui ho parlato di recente (Cfr. lo speciale per Il Corriere delle Comunicazioni) – usano il metodo delle aste inverse. Freelancer.com sembra il più spudorato, ma non è il solo. I più offrono progetti aperti a offerte multiple, ma trasmesse al buio. Per un programmatore australiano cambia poco, è vero, quando deve vedersela con vietnamiti o cingalesi, ma un limite pare ci sia in queste gare globali, vero ritorno del cottimo (digitale) e “nuovo taylorismo per millenials”. Questi sistemi non utilizzano la vergogna del crowdsourcing, ovvero della gara aperta e perfino realizzata, con opere finali messe all’asta (e perdita secca di ore lavoro di tutti i partecipanti che non vincono). E’ un limite, minimo, ma c’è, anche se non mi fa impazzire. I soldi arrivano, i lavori sono consegnati in tempo. Il sistema, a onor del vero, funziona e non pare che ci sia nulla in grado di fermarne il progresso. A molte parti il gioco piace.

E’ un’immigrazione lavorativa silenziosa, ma sedentaria, che si muove nel confine del lavoro intellettuale, là dove i territori sono tracciati da saperi condivisi e dunque aperti alla concorrenza dei freelance di tutto il mondo, che riversano nel costo del lavoro quello della vita nel Paese in cui risiedono. E’ una diga aperta, i confini geografici sono rimossi dal protocollo Http, i lavoratori si ritrovano sulla medesima piazza e basta che sappiano parlare un po’ di inglese e usare i tool dei marketplace per entrare in competizione. Il vero freno, per ora, è la conoscenza linguistica dei committenti: i nostri signori Rossi e Brambilla non hanno ancora capito del tutto o temono di non saper gestire progetti in remoto.

Il segno di un profondo e radicale cambiamento, però, c’è ed è ben visibile e presto dovremo fare i conti teorici e pratici con questo modo di pensare il lavoro. Le domande alle quali dovremo presto far fronte sono: quale distanza e assenza di controllo sarà accettata da freelance e committenti nel nuovo lavoro mediato da Internet? e qual è la vera natura, la qualità del lavoro, alla quale non si può rinunciare anche di fronte allo sbaraglio totale delle regole di ingaggio e al dumping sul costo del lavoro?


Molto forte, incredibilmente lontano

Dalla corrispondenza di questi giorni con l’amica Emanuela che assicura i conoscenti italiani che sta bene, lei e la famiglia, ma che i suoi duemila chilometri di distanza dal nostro Paese ci tiene a mantenerli:

Nonostante la cosa terribile che è successa, qui continueremo a vivere secondo i nostri principi di tolleranza e comprensione verso ogni razza e religione. Con buona pace di certi cosiddetti “esperti” italiani, a cui ho sentito attribuire, in televisione, la colpa di quanto è successo alla Norvegia, per non essersi mai col tempo adeguata al clima di intolleranza e di terrore antiterroristico che predominano nel mondo.


In quota al lavoro freelance

Sul numero di giugno del Giornale delle partite IVA è stato pubblicato una piccola parte del libro “Vita da freelance” (Feltrinelli, 2011), tratto dal capitolo Lavorare a che prezzo? Se vuoi leggerla è qui:

Lavorare a che prezzo?

Altri documenti di Dario Banfi su Slideshare.net

Storie e canzoni per bambini cresciuti

Ci sarà un Putiferio in tutte le strade e madame povertà non ci sarà più. Il dio dei sogni ci aiuterà a saltare dal sonno alla libertà. Correte qui e correte là!

Paradiso delle trottoleIl paradiso delle trottole è un vero capolavoro di precisione e minuzia, attento al dettaglio, perfino nel riprodurre il clang stiracchiato di una trottola, e cesellato nel suo contorno d’immagini e fantasie visive inedite, bellissime. Un libro musicale, un fumetto sonoro o una sequenza di brani raccontati all’orecchio e all’occhio insieme, non saprei. E’ tutte queste cose e nessuna, perché mescola più di un registro fondendoli nell’arte come nel metallo di un timpano o nella mescola che compone la carta stampata. Nel panorama della canzone italiana è piuttosto raro vedere una banda così ben assortita di “artigiani” che si presta a comporre un coro di diversità artistiche per disegnare un effetto unico, equilibrato, pulito, per affrontare con fiabe sonore temi neppure così scontati come il lavoro, la guerra, la violenza dei ragazzini o l’indecifrabilità di un feto.

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Chi paga la crisi del lavoro

Lo dice a chiare lettere l’ultimo Rapporto CNEL 2011, presentato il 14 luglio: giovani e Mezzogiorno, ovvero soggetti deboli e chi sta in aree a minor sviluppo industriale. Gli ammortizzatori sociali hanno avuto effetto per quei lavoratori per i quali sono stati progettati, gli altri sono in mezzo al mare e stanno nuotando da soli.

La compiaciuta soddisfazione che “la curva di Beveridge, che misura le difficoltà di incontro fra domanda e offerta, non sembra evidenziare un peggioramento, così come gli indicatori di dispersione settoriale della dinamica occupazionale” non fa però i conti con l’aumento di scoraggiati e neet e con l’annosa questione di una domanda davvero di bassa qualità, che arriva sistematicamente a sotto-inquadrare figure a elevata educazione (overeducation) come i neolaureati.

Favolistiche analisi fatte poi sulle Comunicazioni Obbligatorie ancora una volta escludono i lavoratori indipendenti, (freelance), del tutto invisibili ai ricercatori sociali (SVEGLIA!), e si guardano bene dal rimarcare la caduta libera delle assunzioni a tempo indeterminato negli ultimi due anni in favore di contratti a termine.

Un dato interessante, che mostra un segno di qualità di questa ricerca, ormai una vera passarella di cose arcinote (molte delle quali neppure così aggiornate), sono i valori relativi agli occupati presso multinazionali italiane in Italia e all’estero e lo studio sulle imprese sociali. Il messaggio: se lavori per una multinazionale, fatti spostare all’estero, che è meglio. Al contrario fai attenzione alle cooperative sociali e roba simile: l’occupazione qui non cresce molto, come in altri Paesi, ma aumenta comunque il numero di imprese sociali. Tradotto: si restringono, come dopo un cattivo lavaggio in lavatrice.


Ultima modifica: 2018-04-02T18:23:15+02:00 Autore: Dario Banfi