Humanitech – Il mio blog dal 2006

Dipendenti cercano manager capaci

Il collettivo dei lavoratori di ogni impresa fa una scelta tutti i giorni: quella di non mandare a casa il proprio capo-azienda. E quindi, in caso di insoddisfazione, potrebbe anche cambiarlo e mettersi in cerca di un manager migliore“. Questo è ancora una volta Pietro Ichino che parla, provocatorio e diretto. Il suo intervento a “Lavoro e PrecariEtà” – giornata del Forum Economia e Società dedicata al mercato del lavoro – ha creato scompiglio e qualche prurito in molti relatori e ascoltatori. Massimo Sideri offre un sunto dell’intervento sul Corriere della Sera di venerdì.

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Career directory (di carta, però)

Career Directory Jobadvisor 2007Se fossi un neolaureato uno sguardo lo butterei al sito di Job Advisor, non fosse altro per sapere dove trovare copia gratuita del libro “Career Directory Jobadvisor 2007“, che riporta una descrizione delle opportunità e dei percorsi di carriera in 50 multinazionali e grandi imprese.

Quando mi sono laureato io (sob!) questi libri costavano in media 35.000 lire.

 


Tecnologia e democrazia

Tecnologia e DemocraziaSi può parlare di tecnologie e di democrazia anche sotto il profilo del lavoro. Due temi che solitamente sono abbinati per disquisire di digital divide, democrazia diretta e compagnia bella, Luciano Gallino li propone invece in ottica di globalizzazione del mercato del lavoro. Il testo, uscito in questi giorni, verrà presentato oggi dall’autore alla Fiera del Libro di Torino (ore 16:00).

Segnalo alcune parti della bella intervista rilasciata oggi a La Stampa a Roberto Petrini dove si ricorda un fatto sempre trascurato della Rete: ha messo in competizione un miliardo di lavoratori che godono di buone condizioni di lavoro con due miliardi che hanno un salario dieci-venti volte più basso. Così racconta Gallino:

C’è stato un sapiente processo di ristrutturazione globale, una frammentazione delle cosiddette catene di creazioene del valore. Questo processo non sarebbe mai stato possibile senza telecomunicazioni e informatica: simili infrastrutture sono state oggetto di formidabili investimenti e di pressioni da parte delle corporation transnazionali. [..] Se si va a guardare come nasce il fenomeno della globalizzazione ci si accorge che si è trattato di un trasferimento o dell’avvio di attività produttive in luoghi dove i salari sono più bassi, gli orari più lunghi e le condizioni ambientali peggiori, con l’obiettivo primario di sottrarsi a tutele e obblighi dello stato sociale. Così le pressioni sui salari partono da Oriente e atterrano in Europa“.


I love this company

Stavo scrivendo del materiale sulle convention aziendali (..che noia..) e per distrarmi sono andato a cercare quel filmato – che ho citato in un post precedente ed è inserito come frammento in questo documentario – su Steve Ballmer (51 anni!) che incontra i suoi dipendenti. Ne ho trovati due, abbastanza noti per la verità, ma che vi ripropongo. No comment, bastano i video.

Developers, developers, developers…

Se poi volete vedere come si è presentato dimesso e mogio – fa persino ridere, per contrasto – al lancio di Windows Vista:

P.S. Ve li immaginate Tronchetti Provera, Scaroni, Cimoli, De Benedetti, Pesenti, Bazoli, Barnheim, Passera, Della Valle, Marchionne fare lo stesso? Ma ci vanno alle convention?


Formazione continua: cercasi sponsor

Sono un sincero sostenitore della formazione continua, anche perché credo che il ripetersi di stagioni lavorative sempre uguali spesso, alla fine, impoverisca più che migliorare le conoscenze. Non intendo cose tipo corsi di inglese, public speaking e panzane simili, ma percorsi qualificanti.

A proposito – visto che un lavoratore autonomo può scaricare come costo di aggiornamanto (perché inerente all’attività) il 50% della spesa – c’è qualche anima pia (editore, redazione, mecenate, mensa dei poveri..) che ha voglia di sponsorizzarmi questo fantastico Master in Giornalismo investigativo? Bastano 2.000 euro: la metà, appunto. E’ una richiesta seria. Davvero, mi interessa. In cambio prometto 5 esclusive per le prime 5 inchieste. Ne ho già in mente tre, sul tema del lavoro, ovviamente:

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Web class e no-collar

Devo a Lorenzo la bella segnalazione del testo di Sergio Bologna pubblicato su Luhmi dal titolo “Uscire dal vicolo cieco” (.PDF 120 Kbyte – Download anche qui). Una lucida riflessione sul tema della classe media e in particolare dei lavoratori della conoscenza che svolgono attività di lavoro autonomo. Quelli che io chiamo “Liberi Professionisti Digitali“. Bologna ricostruisce la genesi di questa classe di lavoratori, la “Web class”, nata negli anni novanta, con i movimenti open source, con la new economy e l’esplosione di Internet:

Qui si è formata quella nuova classe che i guru del management come Drucker chiamano knowledge workers, sociologi come Floridacreative class” o economisti e politici come Robert Reich “analisti di simboli”. Hanno sognato un nuovo mondo, un nuovo modo di lavorare, di fare impresa, un diverso modo di definirsi, né blue collar né white collar, tant’è che uno come Andrew Ross, cronista egregio della loro storia, li ha chiamati no-collar. È dalle vicende di questa web class – passatemi il neologismo – che bisogna ripartire per capire a fondo la natura del postfordismo e la sua capacità di rendere strutturale la condizione di lavoro precaria.

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Ultima modifica: 2018-04-02T18:23:15+02:00 Autore: Dario Banfi