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Salvateci da quelli col posto fisso

Come salvarsi dal posto fissoDell’insostenibile leggerezza del paradosso, ovvero di Come salvarsi dal posto fisso di Massimo Sideri. Questo libello leggero, pamphlet che si autodefinisce “politicamente scorretto” non tragga in inganno, non offre soluzioni, ma mette soltanto a nudo il Re. Raccoglie pillole dei massimi sistemi, geniali intuizioni che avrebbero meritato maggiore approfondimento [forza, Massimo, con la seconda edizione!!], ma che prendono nel libro soltanto la forma di “aforisma lungo” per dare leggerezza a temi cruciali, al centro dei campi di battaglia, obiettivo di cannoni e (troppo) forti opposizioni sociali.

L’autore si sottrae giustamente al combattimento, riproponendo il ritornello “Il posto fisso non è il paradiso!“.

La tecnica di seduzione è semplice: ridurre a paradosso la condizione del lavoratore a tempo indeterminato. Bolso, svuotato, insoddisfatto,

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Professione dattilografa

[Per la Rubrica Professione bébé, l’immagine del week-end]
Chiara la Dattilografa (1)

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Dalla parte dell’attore

Una moda recentissima, testimoniata da molti commentatori del mercato del lavoro (e soprattutto della Legge Biagi), giornalisti e autori di libri, è di considerare la flessibilità come una condizione dello spirito, una qualità legata all’impegno che – se sincero – verrà premiata. Per loro l’happy end è sempre prima dei titoli di coda che chiudono la saga della precarietà e la ribattezzano, ex post, “flessibilità”. Una logica un po’ “hegeliana”, un po’ ruffiana. Purtroppo, però, non sanno mai indicare quanto durerà il film e come mai per qualcuno la sintesi non arrivi mai.

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Maschio, cinquantenne e garantito

OperaioHa vinto il Sì. Il protocollo sul Welfare è passato con qualche mal di stomaco di Fiom, PRC e di molti altri che voce in capitolo proprio non ce l’hanno. La democrazia diretta di chi ha una tessera sindacale – 5 milioni (3 di lavoratori + 2 pensionati) su 25 milioni di lavoratori e 16 milioni di pensionati – ha surclassato quella rappresentativa e parlamentare. Sebbene i sindacati affermino che si è trattato di una verifica “interna”, è inutile negare che è stata una prova politica. Per riaffermare un metodo, soprattutto, visto che si rilasciano in prevalenza dati in percentuale e non in termini assoluti (con l’esclusione di Sicilia 222.821 vontanti; Sardegna ca. 100mila, Puglia 139.849 e Marche 36.236).

La maggioranza di una minoranza di italiani ha confermato così le scelte governative. Ora si discute di quale rappresentatività possono ancora avere i sindacati per recuperare quelle nicchie di iscritti all’interno di quella “non trascurabile minoranza” di lavoratori italiani. Questa parte è lo zoccolo duro della grande impresa. Come dice Massimo Giannini è costituita dal classico “maschio, cinquantenne, garantito, fortemente ideologizzato“: è lui – lavoratore di Termini Imerese, di Mirafiori o della Piaggio – che domani potrà mettere in scacco il Consiglio dei Ministri in questa “grande prova di democrazia“.


Le primarie del PD, i candidati e il tema Lavoro

La Primarie del Partito DemocraticoDomenica 14 ci sono le Primarie per il Partito Democratico. Quale posizione avrà la nuova compagine sul tema del Lavoro?

All’ultimo Congresso dei DS si è sentito dire: “Il Partito Democratico deve essere un grande partito del lavoro e rappresentare politicamente il valore del lavoro in quanto massima espressione della personalità, della creatività, dell’ingegno umano oltre che della dignità della persona“. Il Manifesto programmatico del nuovo Partito Democratico parla più precisamente del Lavoro

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Ultima modifica: 2018-04-02T18:23:15+02:00 Autore: Dario Banfi