Networking tra omologhi
Una cosa che sopporto difficilmente è quando sento al telefono qualcuno che si qualifica come mio “collega”. Persone di uffici stampa o di testate giornalistiche per cui lavoro, per esempio. Scrive Etimo.it:

Mi riesce difficile pensare, come lavoratore autonomo, di colligere fino in fondo valori, strumenti o finalità del mio lavoro con un lavoratore dipendente. I piani sono separati. Se fossi un “collega”, per sillogismo tutti saremmo colleghi in Italia. I Sig. Rossi con i Sig. Verdi. Non è così.
Credo, invece, nella necessità di rendere forti i legami inesistenti. Questi sì possono tornarmi utili. Possono soltanto dirmi qualcosa che non so. Offrimi nuove opportunità.
Sono convinto che il networking funzioni meglio tra posizioni omologhe sul mercato. Sembra paradossale, visto che sono in competizione, ma parlano la stessa lingua.
O forse sono meno in competizione di quanto in realtà non lo siano oggi le posizioni tra loro eterologhe.
Che cosa ne pensi?
UPDATE: Segnalo anche questo post di Vittorio Zambardino sul tema del netwoking in ambito giornalistico.
Jobsite fuorilegge e il caso Borsa del Lavoro
La tesi di Michele Tiraboschi pubblicata lunedì sul Sole 24 Ore (articolo “Il collocamento in Rete ha bisogno di trasparenza“, file .PDF) non ha sortito alcun effetto. Eppure il giuslavorista non è andato molto per il sottile, definendo tutti i siti Internet che consentono lo scambio di domande/offerte di lavoro come “abusivi”. (Per la precisione, Monster.it un’autorizzazione ministeriale l’ha ottenuta, per cui direi meglio “tutti, tranne uno”…).
Per i non addetti, il riferimento è agli Artt. 4-7 del D.Lgs 276/03 (Legge Biagi), che spiegano come i soggetti che svolgono intermediazione si debbano accreditare all’Albo del Ministero e avere determinati requisiti di Legge.
Così scrive Tiraboschi: “.. la rete è inquinata da operatori che, pur non avendone i requisiti, assorbono una quota rilevante del mercato sostenendo un’ingente business che alimenta ed è reso possibile proprio grazie alla scarsa trasparenza del mercato del lavoro. Non crediamo tuttavia, per come è fatta la rete, che la soluzione del problema possa essere ricercata in un (seppur importante) bonifica e repressione da parte degli organi ispettivi“.
Da Infojobs in giù, sono tutti abusivi. Esercitano senza autorizzazione! Che cosa rispondono a questa denuncia?

IL CASO BORSA DEL LAVORO
Il professore se la prende poi con il mancato decollo della Borsa del Lavoro, che non ha oggi “finalità di promozione e incentivazione del mercato “, ma, come si evince dalla nuova normativa sulle comunicazioni obbligatorie, si basa su una “visione totalizzante, monopolistica e pubblicistica del mercato del lavoro“. A parte la leggera contraddizione con la critica precedente al mancato accreditamento dei jobsite (non è questa una visione statalista?), Humanitech condivide soltanto in parte questa denuncia. Non perché sia falsa, ma perché mette a fuoco le questioni sbagliate.
La Borsa Continua Nazionale del Lavoro non è decollata per queste ragioni:
Redde rationem, economia della tecnica
[Post filosofico] Da qualche giorno sono disponibili le relazioni degli ospiti del Festival dell’Economia di Trento (ed. 2008). A distanza di 6 mesi (finally) sono riuscito a ripescare quella di Umberto Galimberti – uno dei filosofi che più apprezzo, dalla grande capacità divulgativa – dal titolo “Critica del pensiero calcolante” (file .Pdf).
Parla di economia, denaro, felicità, rapporti di produzione e come sempre di tecnologia. Parte del suo pensiero lo anticipammo nel post “Nothing that was my job“, dedicando poi uno speciale documento al pensiero di Gunther Anders al quale si ispira in più passaggi.
L’intervento di Umberto Galimberti è molto lineare e vale la pena replicare alcuni passaggi molto belli per comprendere come, nell’analisi del rapporto tra economia e tecnica [per esempio al centro del testo di Luca De Biase Economia della Felicità (Feltrinelli, 2007), di cui spero di parlare in un prossimo post] il tema del lavoro (più che quello della semplice informazione o dei media) non sia estraneo, ma cruciale. Insieme al denaro, “unico fattore simbolico capace oggi di produrre valore” secondo Galimberti, i rapporti di produzione sono la chiave per capire i cambiamenti della società contemporanea.
Atipiche coalizioni
Un altro interessante tentativo di coalizione via Internet per i lavoratori autonomi, precari e ricercatori. Si chiama F.U.L.P.P – Federazione Unitaria Lavoratori e Professionisti Precari. Non del tutto chiara nelle finalità programmatiche e nei servizi offerti, ma certamente da seguire nel tempo. In bocca al lupo a FULPP.
Mi vendo su eBay
Arnald, pubblicitario, fumettista, copywriter, creativo, storico, Internet guy e altro ancora non ha resistito alla tentazione, minacciando l’umanità di fare danni da delirio di onnipotenza.
Dopo Sara, che dalla sua storia ha tratto anche un libro (foto a fianco), anche Arnaldo Funaro, 31 anni, creativo che lavora nel settore della pubblicità, ha deciso di vendersi al miglior offerente per un lavoro.
(Senza offrire sesso in cambio, per fortuna nostra). E lo fa su eBay. Oggi ha un contratto a progetto con scadenza a marzo. Base di partenza: 1 euro.
La “proposta ufficiale di collaborazione” è accompagnata da un video su Adolf Hitler che racconta come la follia del furher pare abbia avuto una genesi ben precisa: la mancata ammissione all’Accademia di Belle Arti.
Non sia mai, dunque, che dal rifiuto di un talento in erba possano derivare nuovi, imprevisti danni irreparabili.
Pura provocazione? Disperazione? Strumento di viral marketing personale?