Ordine dei giornalisti, si cambia (finalmente)

Finisce 8 a 1 la partita per la presidenza all’Ordine dei Giornalisti di Milano. Letizia Gonzales esce vincente dal ballottaggio e avrà dalla sua 8 consiglieri su 9. Il nono è Franco Abruzzo, consigliere dal 1986 e presidente dell’ente dal 15 maggio 1989 a oggi. Nel cartello guidato dalla Gonzales sono confluite 4 formazioni sindacali (Nuova Informazione, Movimento Liberi Giornalisti, Impegno sindacale e Senza bavaglio). Abruzzo aveva raccolto invece sotto il nome di Movimento Giornalisti per la Costituzione tre formazioni sindacali: Stampa democratica, Quarto potere e Tribuna Stampa. Non è bastato, la Gonzales è il nuovo Presidente. Lasciatemelo dire: era ora!

Un sospiro di sollievo, devo ammetterlo. Personalmente la politica di Franco Abruzzo e la sua insistenza sulla non obbligatorietà del pagamento Inpgi sulle collaborazioni con cessione del diritto d’autore, presa a giustificazione dalle società editoriali, mi ha danneggiato non poco nel corso degli anni poiché ho dovuto pagare all’Istituto di Previdenza anche le parti di contribuzione spettanti alle imprese, con il tacito assenso, bisogna dirlo, anche dei Cdr. Senza parlare poi della politica sbagliata dell’ODG sulla proliferazione delle scuole giornalistiche e di stagisti aggratis per tutti…

Alla Gonzales chiedo questo, come primo passo, visto che ha vinto anche grazie al mio voto: alzi la voce sui rapporti di lavoro irregolari, perché la dignità della professione giornalistica e la deontologia dipendono in primo luogo (anche se certamente non solo) dalle condizioni del mercato del lavoro in cui si esercita l’attività.

Ultima modifica: 2007-05-29T14:44:25+02:00 Autore: Dario Banfi

0 commenti su “Ordine dei giornalisti, si cambia (finalmente)”

  1. Sì, finalmente in Lombardia (territorio chiave nella geopolitica del giornalismo italiano, un po’ come il risiko) qualcosa si muove. Stiamo a vedere. Mi attendo un segnale forte da subito, già dalle prime sedute. Soprattutto sul precariato. E basta, veramente, col proliferare di scuole e master di giornalismo che rafforzano solo le casse delle università e non certo la nostra professione.

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