Una vera riforma del lavoro deve sganciare i diritti dalla subordinazione
Articolo tratto dal sito Quinto Stato e pubblicato oggi anche sul Manifesto.
Una vera riforma del lavoro deve sganciare i diritti dalla subordinazione
di Roberto Ciccarelli
“Quando si parla di professioni ordinistiche e non ordinistiche, di partite Iva o lavoro autonomo – afferma Dario Banfi, membro dell’Associazione dei consulenti del terziario Avanzato (Acta), e autore con Sergio Bologna di Vita da freelance – si pensa solo a persone che pagano le tasse. Quando invece si parla del loro lavoro, allora vengono fatte sparire dal tavolo».
Cosa effettivamente accaduta al tavolo della «verbalizzazione» tra Governo-Confindustria-
Basterà l’intervento dell’ispettorato del lavoro per risolvere la piaga delle “false partite Iva”?
Non credo. È uno spauracchio che non basterà a far desistere dalle assunzioni irregolari. Il percorso è molto più complesso di una semplice data sul calendario. Intanto mettano più soldi sulle ispezioni. E poi permettano un patrocinio gratuito nei contenziosi, non importa se lo fa un sindacato o un’associazione. La verità è che nessuno ha una risposta, perché il problema non se lo sono nemmeno posti.
Per quale ragione?
L’
Qual è l’idea ispiratrice di questa politica?
L’
Alludi all’assicurazione sociale per l’impiego (Aspi)?
È una furberia. Vuole allargare la platea dei beneficiari di sostegno al reddito ma, allo stesso tempo, abbassa l’importo totale dell’indennità per singola unità e restringe il periodo di erogazione, passando da 18 a 12 mesi. In termini assoluti può sembrare un vantaggio avere un sussidio di 1119 euro lordi al mese, cioè 800 netti, ma non è così. Forse si pensa che, con un sostegno minore, queste persone si daranno da fare a cercarsi un lavoro. Non sempre però esistono soggetti che sanno muoversi sul mercato e hanno bisogno di politiche attive che qui mancano.
Eppure Monti sostiene che questa riforma sia ispirata al modello tedesco…
E con quali mezzi? In Germania, per intenderci, il personale pubblico che si occupa di servizi per l’impiego è circa quattro volte superiore all’Italia. Le persone continueranno a cercare lavoro, ma riceveranno un sostegno sempre più basso. Il governo dirà di avere creato una mobilità sociale. Ma sarà vero sulla carta. Mancherà sempre di più la coesione sociale. In questa situazione si trovano già oggi milioni di persone.
Cosa devono aspettarsi gli autonomi e i parasubordinati?
Devono fare attenzione. Sono quasi certo che nelle commissioni di bilancio si cercherà di alzare la contribuzione dei lavoratori autonomi per pagare gli ammortizzatori sociali delle altre categorie. Per i parasubordinati è quasi certo. Dicono che gli autonomi paghino poco rispetto ad un dipendente. Ma se una partita Iva paga il 27,72 per cento di previdenza, siamo proprio sicuri che in questa cifra non sia già inclusa una componente di costo realmente, e non solo formalmente, equivalente? Come Acta abbiamo dimostrato l’esistenza di un cuneo contributivo fortemente sperequato a svantaggio degli autonomi che, in cambio, non hanno alcuna tutela. L’unica alternativa è rimodulare i costi dell’assistenza e dei servizi sociali associati. Per tutti.
Coworking fa rima con Vita da freelance
Giovedì 22 marzo e venerd’ 30 sarò a Torino e poi a Bolzano per presentare “Vita da freelance“, il libro scritto insieme a Sergio Bologna. Le due presentazioni hanno un tratto comune: sono organizzate e ospitate in partecipazione con responsabili di servizi di coworking o, come nel caso di Torino, proprio negli uffici di un Cowo, nel caso specifico di Toolbox Coworking.
La ragione di questa vicinanza non si deve soltanto alla breve analisi che nel libro, per primi in Italia, facciamo del fenomeno dei coworking, ma più concretamente al fatto che stiano diventando, in tutto il mondo, luoghi di aggregazione e spazi di socialità per lavoratori indipendenti, start-up e nomad worker.
Come scrive Sergio Bologna (nel suo più recente discorso tenuto sul tema del lavoro culturale) “siamo convinti che in futuro questi spazi potranno essere considerati come un servizio sociale e farlo entrare nella zucca dei nostri Amministratori di enti locali non sarebbe una cattiva idea”. Di questo e di altro, si parlerà nei due incontri. Venite?

Qui il programma completo dell’evento di Torino del 22 marzo 2012.

Qui il programma completo e il Comunicato Stampa dell’evento di Bolzano del 30 marzo 2012.
Il vero killer del Giglio è l’idiozia della movida
Sergio Bologna torna sulla vicenda della Costa Concordia, dopo l’articolo “Costa Concordia, la movida galleggiante“, riportato sul sito della Furia dei Cervelli, rincarando la dose. Si legge in questa seconda parte:
La cosa pazzesca di quel che è accaduto è la futilità dei motivi che conducono a quel cambiamento di rotta, a quella assunzione di un rischio, per quanto limitato esso sia. Noi siamo abituati al rischio, ci viviamo dentro in mille modi, ma ci hanno sempre detto che il rischio è il prezzo da pagare alla modernità, alla tecnologia, al progresso. E’ il prezzo per un vantaggio, per quanto illusorio esso sia […]. Ma in quale scala del rischio si colloca l’idiozia di creare una momentanea attrazione portando un mostro da 80 mila tonnellate rasente la costa? Questo è quello che ho definito la cultura della “movida”. E’ una mentalità diventata costume, un modo di pensare che accomuna crocieristi (per primi), compagnie marittime, assicurazioni, tour operator, autorità di regolazione e controllo, giornali, tv, la gente. Un qualcosa che rappresenta evidentemente un valore più alto della sicurezza, della tecnologia, delle leggi del mare, della professionalità. Il vero killer del Giglio è questa idiozia della “movida”.
Leggi l’articolo per intero:
Le parole, la furia e il futuro del Quinto Stato
Giovedì in Università Statale presento il libro di Roberto Ciccarelli e Giuseppe Allegri “La furia dei cervelli”. Interverrò a nome dell’Associazione ACTA. Sarà presente l’autore.
Se sei un freelance non devi assolutamente mancare!

Prima che si avveri la profezia dei Maya
Ci vuole ottimismo per dichiarare il 2012 l’ultimo anno della precarietà ed è per questo che segnalo con piacere l’iniziativa della Rete Redattori Precari che domenica 22 cercano di auto-finanziarsi con un aperitivo dove potrete trovare musica e libri usati (da acquistare, ovviamente!). Io penso di fare un salto, venite?

