Letture per manager
Loredana Oliva segnala oggi sul Sole 24 Ore il libro Leggere per lavorare bene di Francesco Varanini (Marsilio, 2007), saggio che intende stimolare e appassionare i manager alla lettura di 22 romanzi (di Goethe, Balzac, Manzoni, Poe, Collodi – ma anche di autori meno noti come Felisberto Hernández, Matilde Serao, Gombrowicz, D’Arzo) per trovare spunti nuovi, elementi inediti, approcci più creativi al lavoro di ogni giorno.
Questo l’appello dell’autore raccolto da Loredana:
“Leggete i romanzi. La capacità di affrontare situazioni nuove e difficili non si alimenta con lo studio accanito, né basta il ricorso a esperienze passate. Il presente incerto può essere vissuto efficacemente solo se la mente, lavorando senza costrizioni, sull’onda dell’emozione, porta alla luce qui e ora le conoscenze che servono“.
Dal canto mio, invece, ho scoperto di avere in casa una nuova giovane lettrice che si è appassionata a Job 24 – Il Sole 24 Ore. Diventerà manager pure lei?

Il capitale di Telecom Italia
Oltre alle notizie sul possibile passaggio nel controllo di Olimpia e sulla quotazione [qui l’andamento degli ultimi cinque giorni]..

.. speriamo emerga anche la questione del Capitale Umano (personale: -2,7% all’anno) in tempo utile, magari come condizione legata alla cessione, e non soltanto nel momento della futura e prevedibile ristrutturazione del debito accumulato da Telecom Italia.

Offrire formazione o pagare di più?
C’è qualcosa che conta più del denaro, ovviamante per chi una buona retribuzione probabilmente già ce l’ha. Per i cosiddetti talenti, soggetti ad alto potenziale, capaci di fare la differenza all’interno di un’organizzazione, la crescita personale conta più del compenso. Beneficiare di politche formative che aumentino il proprio potenziale è un benefit ad alto gradimento.
L’intuizione è corretta. Se si ritiene di possedere un alto valore, ciò che conta è mantenerlo rispetto alle necessità del mercato o allo sviluppo della conoscenza. Tecnicamente si chiama employability, in italiano “occupabilità”. Tradotto vuol dire avere sempre un gettone in tasca da spendere per una chiamata verso una destinazione lavorativa diversa e magari migliore. E questa opportunità cresce con l’aumentare della conoscenza e delle competenze individuali.
Non sorprende dunque il fatto che chi possiede una marcia in più abbia capito anche che conta sempre guardare avanti e non soltanto guadagnare una posizione di rendita. Robert Half Executive Search ha posto a 2.400 direttori del personale in Europa una domanda su questa materia (“Quali strumenti utilizza la sua azienda per fidelizzare i collaboratori di talento?“). Ecco le risposte:
| Italia | Media internazionale* | |
| Opportunità di formazione | 64% | 73% |
| Adeguamenti salariali e incentivi economici | 32% | 52% |
| Coinvolgimento nei processi decisionali aziendali | 26% | 13% |
| Forte cultura aziendale | 21% | 27% |
| Programmi di sviluppo carriera | 14% | 37% |
| Eventi di team building | 5% | 26% |
| Vacanze extra | 0% | 16% |
| Altro | 4% | 5% |
Fonte: Robert Half Finance & Accounting 2007 – Possibile più di una risposta. (*) Paesi di provenienza del campione: Italia, Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Svizzera, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Irlanda, Repubblica Ceca, Australia, Nuova Zelanda.
Privacy, PC e lavoro d’ufficio
Segnalo l’approfondimento odierno del Sole 24 Ore sul tema della privacy e dell’uso degli strumenti informatici in ufficio. [Qui il file (Pdf 800 Kbyte) tratto dalla rassegna stampa della Borsa Lavoro della Lombardia]
Grazie Barbiere della Sera
Se non avesse avuto la data del 30 marzo avrei pensato a un pesce d’aprile. Così non è. Il Barbiere della Sera annuncia una sospensione (definitiva?). La necessità è comprensibile e lo spunto su cui riflettere [ovvero il rapporto tra blog partecipativo e risorse individuali] è di quelli che aprono molti interrogativi.

Riporto l’incipit della comunicazione e rimando al testo intero dell’ultimo post (“Good Night, and Goog Luck”):
I motivi per cui oggi annunciamo la sospensione delle pubblicazioni sono due o tre. Primo, siamo stanchi. Il volontariato è bello ma quando hai un’età e devi guadagnarti da vivere diventa un lusso. Non è detto che uno se lo possa permettere.
Secondo, è proprio vero che il mondo brulica di minus habens che, approfittando della libertà concessa dal Barbiere della Sera, soprattutto nell’area commenti, impossibile da tenere sotto controllo permanente, portano guai.
Personalmente ringrazio chi per sette anni ha dato il suo contributo per far funzionare quella che io ritengo una delle più riuscite iniziative online per la costruzione di una coscienza professionale e il miglioramanto del mestiere di giornalista in Italia. Nessuna altra professione ha saputo organizzarsi nella stessa maniera, offrendo contenuti e servizi dal basso di qualità simile, stimolando conversazioni interne e di lavoro. Grazie.
Farina di un pessimo sacco
Tre rapidi scatti sul giornalismo nostrano:
1. L’ordine nazionale dei giornalisti ha radiato (finalmente) uno dei suoi iscritti per “spionaggio” e porcherie varie. Tempo otto secondi netti e Silvio Berlusconi e tutta la squadra subito lo hanno riabilitato con parole di stima. Così Berlusconi: “Esprimo la mia solidarietà personale e a nome di tutta Forza Italia a Renato Farina, che ha sempre difeso i valori della libertà“. E a seguire Gabriella Carlucci: “Forza Italia deve fondare una propria scuola di giornalismo e nominare Farina rettore, perchè è un giornalista vero e un modello per i giovani“;
2. Il patrono delle cause sociali, del governo dei cittadini, difensore della trasparenza e bla bla bla Beppe Grillo, ha licenziato uno dei suoi collaboratori giornalisti per una questione di banale rinoscoscimento economico del lavoro svolto e quando gli è stato chiesto dal diretto interessato una spiegazione ha risposto che non si cura degli aspetti manageriali del suo blog;
3. Per Luca Cordero di Montezemolo, a capo della Fieg, editore di tutti gli editori, la carta stampata dovrà fronteggiare sempre più lo sviluppo di mezzi come Internet, con i motori di ricerca e la telefonia mobile, “attori che prendono senza dare, che non producono contenuti ma poggiano la loro forza sulla tecnologia. Con software che somigliano a parassiti, hanno bisogno di un muro per arrampicarsi, cioè le informazioni dei giornali, ma poi lo distruggono prosciugandone le fonti pubblicitarie“. Qualcuno gli spieghi qual è l’importo annuo della pubblicità online e che anche gli editori nostrani hanno siti Web. Di che parlava, di Google News?
Ho sempre pensato che le tre piaghe del nostro giornalismo fossero la commistione col potere, l’assenza di correttezza nella valorizzazione del lavoro, la scarsa visione strategica degli editori.