La previdenza degli atipici

Questo sassolino lasciatemelo togliere. Oggi Libero Mercato titola “Il governo farà cassa sugli atipici” (file .TIFF) un pezzo dedicato alla possibile manovra correttiva che consentirà l’innalzamento ulteriore [dopo quello previsto in Finanziaria e attuato con circolare Inps di gennaio] delle aliquote contributive per i lavoratori atipici. Copiando testualmente senza troppi pudori una riflessione (file .PDF) di sei mesi fa di Giuliano Cazzola, l’autore sostiene che aumentare i contributi ai Co.co.pro sia gravoso per i lavoratori parasubordinati. Meglio alzare un tetto “virtuale” dei contributi accantonati e lasciare al tempo la gradualità di un innalzamanto della parte reale di finanziamento. Gli ultraliberali feltriani sostengono in sostanza di fare anticipare allo Stato il futuro “scalone previdenziale” degli atipici!

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Panorama sul precariato

Se c’è arrivato anche Panorama può significare soltanto due cose: 1) il fenomeno è talmente grave che può essere usato come informazione/comunicazione a danno dell’attuale governo di sinistra (nei cinque anni precedenti, si vede, non era altrettanto significativo); 2) si devono avere bende molto spesse sugli occhi per non capire che qualcosa sta realmente cambiando in Italia sotto il profilo dell’uso massivo dei contratti a tempo determinato e delle diverse formule di lavoro parasubordinato e autonomo (falso o vero che sia). Questo un sommarrietto del servizio pubblicato oggi:

Collaboratori occasionali e a progetto, partite Iva, stagionali, autonomi parasubordinati. In una parola: precari. Due leggi e una manciata d’anni hanno rivoluzionato il mercato del lavoro: ciò che per i genitori dei ventenni d’oggi era la regola (il posto fisso) è diventato l’eccezione. E Viceversa. Quasi il 15% dei lavoratori occupato e fatto di precari. E quella del dipendente atipico è una condizione umana, oltre che lavorativa, sulla quale si esercitano sociologi, economisti e romanzieri. Ma il futuro dei giovani d’oggi è inevitabilmente legato alla precarietà?  

L’articolo “Precari a tempo indeterminato” di Valeria Gandus è ben confezionato e va letto. Racconta storie, presenta i numeri del cambiamento e interroga le persone giuste. Se devo muovere un appunto, manca però la distinzione di almeno due elementi: 1) le strade verso la stabilizzazione; 2) la differenza tra atipici e precari o, per esempio, tra professionisti con partita Iva e lavoro somministrato, cosa molto grave per un giornalista del lavoro.

P.S. Vi siete mai chiesti come mai nei servizi sulla precarietà nessun giornalista parla mai dei giornalisti? Stando al Libro Bianco sul Lavoro Nero nel giornalismo (di cui parlerò tra qualche giorno..), il settore è secondo soltanto a edilizia e agricoltura in quanto a irregolarità conclamate…

Bologna e il laureato-precario

Quando si pensa alle Università più prestigiose d’Italia si considerano sempre due aspetti: 1) l’aderenza forte del sistema formativo al mercato del lavoro (= capacità di sfornare laureati molto richiesti dalle imprese); 2) la storia degli Atenei e la qualità del corpo docente che vi insegna.

Beh, il caso di Bologna dimostra oggi che il secondo aspetto può anche non essere correlato al primo.

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Ich bin ein Saronnese

Saronno
[Fonte: Corriere della Sera]
 
Ich bin ein Saronnese, non alla Kennedy però. Sono di Saronno realmente. A 26 anni sono venuto a vivere a Milano. A 30 km. Ho diviso per anni un appartamento con l’amico Mauro (dove sei, Ralph?), mentre facevo le prime esperienze di lavoro. Non è una grande distanza geografica. Sufficiente, però. Due dei miei migliori amici, amici d’infanzia, vivono invece a New York e a San José, CA. Stanno un po’ meglio.