Gestione separata dal resto del mondo

Studio ACTA Pensioni Professionisti con Partita IVASegnalo lo Studio (file .PDF) molto accurato realizzato da ACTA sulla pensione di chi lavora come professionista con partita IVA (senza un Albo Professionale) e sulla Gestione Separata INPS, considerata senza mezzi termini dall’associazione dei consulenti del terziario avanzato “il sistema previdenzale più iniquo della storia d’Italia”.

In sintesi, i maggiori nodi di INPS 2 oggi sono:

  1. l’impossibilità di cumulare automaticamente e senza costi aggiuntivi tutti i contributi versati in diverse casse e gestioni (la recente modifica sul ricongiungimento pone anche il limite minimo di contribuzione di 5 anni per ciascuna posizione..);
  2. il fatto di scaricare sul lavoratore costi non sostenibili, in nome di un principio di solidarietà “al contrario”, che toglie a chi non ha mai avuto accesso ad alcuna tutela sociale per assicurare il mantenimento di privilegi acquisiti da chi invece ha pienamente sfruttato il welfare state (e qualche volta abusato di esso) [detto altrimenti: Inps2 riversa la sua liquidità nella ragioneria generale dell’Inps];
  3. il costo più elavato rispetto a tutte le altre tipologie di autonomi (artigiani, commercianti, professionisti con ordini) e, diversamente da quanto comunemente ritenuto, costoso quasi quanto quello per i dipendenti, ma nettamente più avaro nelle sue prestazioni;
  4. la bassa restituzione in proporzione a quanto versato;
  5. l’applicazione a tutti, indipendentemente dall’età, del regime contributivo puro;
  6. l’impossibilità di avere uno spazio per la previdenza complementare [infatti il TFR chi ce l’ha?].

 

Questo uno schema sul costo della contribuzione dei collaboratori con Partita IVA rispetto ad altre categorie.
Contributi pensionistici obbligatori per diverse tipologie di lavoro autonomo

Contributi Obbligatori per PARTITE IVA

Le partite IVA dimenticate

Bella testimonianza pubblicata sul sito di ACTA di una lavoratorice autonoma che arrivata a 58 anni si trova nell’incredibile situazione di non avere fatto in tempo a maturare una pensione dignitosa con Inps 2 a partire dal 1996 (quando si è resa obbligatoria la Gestione Separata) e combatte contro un mercato del lavoro precarizzante e un completo disinteresse del Governo verso le partite IVA di seconda generazione.  Così racconta Erica:

  • ho preso atto che le partite IVA sono diventate posizioni di serie B, totalmente ignorate dalla legislatura: mai menzionate nella legge finanziaria (ma sanno che esistiamo?), escluse dai benefici di rimborso per malattia certificata (o ricovero), che vengono invece “concessi” ai vari Co.co.co. e Co.co.pro. (coperti, sembra, dallo 0,5% di contributo INPS in più richiesto a questi soggetti);
  • ma soprattutto ho preso atto di una preoccupante (e sinceramente anche vergognosa) ingiustizia per quanto riguarda la nostra situazione pensionistica e cioè che, indipendentemente dall’età in cui siamo entrati nel sistema contributivo dell’INPS, la futura pensione ci verrà calcolata su base contributiva e sarà quindi fortemente penalizzata dal periodo inevitabilmente limitato di versamenti (sembra che a 65 anni forse avrò diritto a 80, 100 euro al mese!). In sostanza, dopo una vita di lavoro professionistico (e in quanto donna, di doppio lavoro: fuori e dentro casa) non mi verrà neppure riconosciuta la pensione minima (…pensione di solidarietà?) che prenderebbe una casalinga che non ha mai versato contributi. La mia preoccupazione per il futuro è quindi forte, data anche l’impossibilità di prolungare più di tanto nel tempo un’attività lavorativa che richiede lucidità mentale e anche impegno fisico (ore sul computer, trasferte, lavoro serale…).

 

Ai dipendenti FIAT in esubero, quelli della società che oggi Luca Cordero di Montezemolo con il suo spottone sulla Cinquecento dice “appartenere a tutti noi” (forse nel senso del debito che abbiamo risanato con i contributi pubblici), sono stati concessi scivoli di ogni genere. A chi non ha santi in paradiso viene tolto anche l’assegno pensionistico. E non si tratta di un lavoratore precario di 28 anni. Quello che oggi si mostra chiaramante in questa testimonianza è ciò che spetta a chi si troverà in determinate condizioni oggi e domani.

I pagamenti dei professionisti

Il maxiemendamanto alla Finanziaria ha differito gradualmente gli obblighi di tracciabilità dei compensi di artigiani e professionisti. Ha mantenuto il principio, ma vigliaccamante dilatato i tempi di applicazione. Posto che sono a favore della imposizione per legge dei sistemi elettronici di pagamento per talune tipologie di rapporti di lavoro, per esempio quelli business to business o per i compensi elargiti dalle Pubbliche Amministrazioni, c’è ancora una cosa che non capisco.

Sulle modalità ci si accapiglia, ma sui tempi tutti tacciono.  

Da quattro anni esiste una normativa [D.Lgs del 9 ottobre 2002 n. 231, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 249 del 23 ottobre 2002] che chiarisce il principio del pagamento delle prestazioni lavorative dei professionisti fissandolo entro 30 giorni dalla data di emissione della fattura. Eppure tutti se ne infischiano allegramente.

Ben vengano i pagamanti via Web, gli assegni e tutto quello che desiderate.. Ma se arrivassero per tempo, sarei anche più tranquillo visto che la Legge già esiste senza maxiemendamenti.  

I tre gringos

Esistono tre tipologie di clienti che danneggiano gravemente il lavoro autonomo e consulenziale:

  1. le imprese che pagano a babbo di morto, utilizzando il sistema dei buoni d’ordine. In gran parte sono multinazionali o in generale società che usano sistemi di amministrazione basati sul software (come Siebel, Sap ecc..). Pagano a lavori conclusi [nessun anticipo è consentito] e soltanto dopo avere emesso un buono d’ordine che giustamente rilasciano a distanza di un mese (e oltre) dalla chiusura del lavoro. Il buono d’ordine è infatti necessario per emettere la fattura che altrimenti sarebbe irricevibile (cioè viene respinta in automatico se non riporta questo numerino). Il pagamento previsto nel 99% dei casi è a 90 giorni a fine mese dalla data della vostra sudata fattura (sob);
  2. le società che pagano sommando queste tre regole: 1) in base alla quantità di lavoro svolto, contando con il misurino (pagano cioè a cottimo, anche se questa formula è fuorilegge); 2) pagano pochissimo, giustificando il prezzo così basso [che è praticamente impossibile trattare] con la gloria che deriva al fornitore per avere svolto un’attività a servizio di simili luminari delle umani sorti e progressive; 3) non garantiscono nessun minimo in base nessun tipo di arco temporale;
  3. quelli che chiedono con urgenza di svolgere un lavoro e non hanno tempo di contrattare la tipologia di prestazione (tipo di intervento e costi) e poi si accorgono di non sapere neppure loro di che cosa hanno bisogno. Si affidano ciecamente al fornitore che cava loro le castagne dal fuoco e infine si dimenticano [o meglio, hanno buon gioco a rimuovere le proprie inefficienze] di voi o di stanziare budget per queste urgenze o ancora peggio considerano il lavoro svolto come incluso in immaginari forfait magari di un paio di anni prima o di un prossimo lavoro ancora da concordare.

 

Sarebbe interessante se le tre tipolgie di clienti stabilissero tra loro rapporti di fornitura. Forse già lo hanno fatto, ma usano regole del tutto diverse per tutelarsi dagli avvocati delle rispettive imprese.