La solidarietà tra generazioni

La teoria del lavoratore anziano che porta via il posto a quello giovane ha sempre fatto acqua da tutte le parti soprattutto in ragione del fatto che le competenze maturate non sono certamente uguali. La manovra Finanziaria (con l’Art. 667) ha comunque riportato la questione alla ribalta e introdotto questa opportunità:

Al fine di promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro e ridurre le uscite dal sistema produttivo dei lavoratori ultracinquantacinquenni, è istituito l’accordo di solidarietà tra generazioni, con il quale è prevista, su base volontaria, la trasformazione a tempo parziale dei contratti di lavoro dei dipendenti che abbiano compiuto i 55 anni di età e la correlativa assunzione con contratto di lavoro a tempo parziale, per un orario pari a quello ridotto, di giovani inoccupati o disoccupati di età inferiore ai 25 anni, oppure ai 29 anni se in possesso di diploma di laurea“.

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Un pensionato, un lavoratore

Il rapporto è certificato dall’Istat che il 15 dicembre ha emesso l’annuale indagine sullo stato del sistema pensionistico italiano e sulle prestazioni erogate. Attualmente in Italia lavorano 23.008.000 persone, mentre i soggetti che al 31 dicembre 2005 percepivano una pensione erano 23.257.000.

Il rapporto tra lavoratori e pensionati è dunque di 1:1.

Mi soprendono anche altri due dati, oltre al maggior numero di pensionati rispetto a quello degli occupati: 1) lavorare nel settore pubblico rende mediamente il doppio in termini di pensione percepita (è una media, certo, ma indica pur sempre qualcosa..); 2) il rapporto tra pensioni di vecchiaia e di invalidità è impressionante per talune Regioni italiane che lascio a voi scoprire [Cfr. pag 7 e seguenti dell’ingagine Istat].

Epifanie delle nuove pensioni

Oggi Guglielmo Epifani sul Corriere della Sera:

“Quando si tratterà di discutere di previdenza col governo è evidente che questa volta, molto più che nel passato, non si potrà usare, rispetto all’età lo stesso criterio per condizioni di lavoro troppo diseguali tra loro. Non tutti i lavori sono uguali nei confronti dell’età per il pensionamento.”

In altre parole: lavoro logorante = età di pensionamento più bassa. Tutto sommato mi sembra ragionevole anche se il difficile sarà dimostrare che cosa significa “logorante” oggi. Con l’adozione del sistema contributivo (che sostituirà quello retributivo) agli operai toccherà comunque fare bene i propri conti. Ma a parte questo, per non sbilanciare il delicato equilibrio dei conti pubblici sarà pronto il sindacato a sostenere anche il contrario, ovvero che per il lavoro che non logora (intellettuale?) l’età di pensionamento dovrà essere più alta?

Robin Hood al contrario

Così Tito Boeri oggi sul Sole 24 Ore nel bell’articolo di Walter Passerini Le pensioni dei giovani saranno troppo magre, sul tema delle pensioni e del passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo:

“È l’iniquità intergenerazionale il tema caldo. La transizione infinita dal sistema retributivo a quello contributivo lede in modo drammatico i giovani, che oggi pagano le pensioni degli anziani. L’attuale sistema previdenziale è come un Robin Hood al contrario: prende ai poveri per dare ai ricchi. È una situazione grottesca, se si pensa che in Europa succede il contrario.”

In particolare, il cosiddetto “scalone” inciderà di più su chi ha iniziato a versare contributi (ovvero ha incominciato a lavorare con un contratto regolare) a partire da gennaio del 1996. Ecco. Io ho iniziato a maggio.