Senza tetto né legge

Un mio approfondimento sulla Manovra Finanziaria, pubblicato sulle pagine di èLavoro – Avvenire, 6 luglio 2011.

Freelance Senza Tetto Né Legge

Il pericolo sembra scongiurato, nella Manovra Finanziaria 2011 passata al vaglio del Consiglio dei Ministri è scomparsa la voce che prevedeva l’aggravio dei contributi previdenziali per collaboratori e partite IVA iscritte alla Gestione Separata. La sola ipotesi di un innalzamento dell’aliquota al 33% (oggi al 26,72%) ha generato una protesta silenziosa di impreviste proporzioni, mobilitando nelle giornate di settimana scorsa migliaia di persone su Internet. Il tam tam è rimbalzato veloce da Facebook a Twitter, passando da siti di associazioni professionali e community di freelance, costringendo lo stesso ministro Maurizio Sacconi a ricordare, prima sul suo canale Twitter e poi in una nota ufficiale, che le notizie riguardanti interventi in materia previdenziale fossero “semplicemente infondate”.

L’associazione ACTA, che riunisce i lavoratori professionali autonomi senz’albo, ha subito annunciato manifestazioni di protesta “a pane e acqua” davanti a Palazzo Marino e al Campidoglio, poi sospese in favore di un incontro pubblico previsto per il 7 luglio, in cui porterà allo scoperto le difficoltà dei freelance italiani. Il problema, infatti, resta sul tappeto, per una categoria che dichiara di pagare già “il più elevato carico di oneri contributivi richiesti al singolo lavoratore in Italia”.

eLavoroPer alcuni anni, a partire dal 1996, venne definito il popolo del 10% perché fu questa fu sua prima aliquota INPS. In 15 anni e dopo un rincaro del 260% ha superato artigiani, commercianti (con contributi al 21%) e professionisti (12-14%), senza ottenere in cambio nulla, una migliore assistenza sociale o condizioni di garanzia per una buona pensione. “Paghiamo più degli altri per avere meno diritti”, dichiara Anna Soru, presidente di ACTA. “Nessun sostegno al reddito, scarsissime tutele per la malattia e nulla per gli infortuni, oltre a condizioni di maternità di gran lunga migliorabili. A questo si aggiunga l’assenza di convenienza nel mettere soldi nel sistema pubblico per la pensione. Sembrano delle imposte più che contributi per i servizi di previdenza e assistenza”.

DDL fermi in ParlamentoTraduttori, formatori, informatici, creativi, ricercatori e tutti quei consulenti che lavorano come freelance sul mercato, che garantiscono flessibilità e professionalità alle imprese, sono dimenticati dalle politiche pubbliche ma, come lamentano in questi giorni, vengono chiamati in causa quando serve fare cassa. In realtà non se la passano troppo bene in periodo di crisi. Lo testimoniano, in parallelo, due recenti indagini di Ires-CGIL e Aaster dedicate alle partite IVA. Il 70% dichiara, infatti, di ottenere compensi inadeguati rispetto alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, al punto che sei su dieci affermano di non avere un reddito soddisfacente per esigenze individuali e della famiglia. Soltanto in pochi (20%) si sentono al riparo dalla crisi, i più hanno dovuto cercare nuovi clienti e mercati, riducendo al contempo il tenore di vita. Più che sugli interventi di solidarietà sociale, hanno dovuto fare affidamento su qualità professionali e personali: un sapere specialistico sempre aggiornato, capacità relazionali, anche di tipo internazionale, e un forte bagaglio culturale e tecnico.

Non è una strada semplice da percorrere: molti la considerano sinonimo di precarietà, ma così non è per molti freelance. Irregolarità e forzature non mancano, in particolare tra i giovani e i neolaureati, ma soltanto una minoranza, si legge nell’analisi della CGIL, si considera “dipendente mascherato”. La politica fatica a rispondere alle necessità che esprimono, adottando spesso soluzioni e rappresentazioni inadeguate. Il paradigma del lavoro alle dipendenze, per esempio, ha portato per lungo tempo a considerare il lavoro autonomo con partita IVA una forma da scoraggiare attraverso l’innalzamento dei suoi costi, come è avvenuto con il Protocollo sul Welfare nel 2007 e come hanno predicato CGIL, CISL ed esponenti del PD negli ultimi anni. I freelance non cercano, però, la stabilizzazione, né si considerano imprese di piccolissime dimensioni o capitalisti individuali, come dice qualcuno.

In questo, sostengono i lavoratori autonomi, neppure il Centrodestra sembra avere centrato il problema. La bozza di nuovo Statuto dei lavori, prodotta in maniera congiunta tra sindacati e Governo (e ancora tutta da scrivere nella sua reale estensione), ha messo infatti al centro dei nuovi diritti universali soltanto i lavoratori dipendenti e i collaboratori con un unico committente prevalente. Una restrizione che sta nei percorsi di riforma del diritto del lavoro proposti dallo stesso Pietro Ichino. Ciò che chiedono, al contrario, è una maggiore estensione dei diritti e delle protezioni sociali. La stessa revisione del regime dei contribuenti minimi, definita nella manovra finanziaria e di cui potranno beneficiare soltanto gli autonomi sotto i 35 anni, non sembra avere trovato gradimento tra chi si è avvalso finora di questa formula per semplificare la tenuta dei conti e pagare meno tasse. Chi ha bassi redditi dovrà arrangiarsi diversamente, probabilmente con regimi ordinari, alzando così la parcella del commercialista e peggiorando le sue già precarie condizioni di lavoro.